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Charles Baudelaire (1821-1867) |
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a Barbey d'Aurevilly e a Oscar Wilde, Charles Baudelaire è considerato
il massimo vate del dandismo ottocentesco, attento ad ogni regola e ad ogni
particolare. Baudelaire sceglie di vestirsi sempre di nero, perchè
è "in lutto per l'umanità"; è il primo a
predirre la crescente 'americanizzazione' dell'Europa; diede scandalo colla
raccolta di poesie "Les Fleurs du Mal", che gli costò un
lungo processo è una condanna più psicologica che pecuniaria
ma, nonostante questo, continuò a pubblicare le poesie accusate di
immoralità clandestinamente; con la sua opera "Il Pittore della
Vita Moderna" abbozza elegantemente la figura del dandy, e delle sue
regole di vita: teorizza per primo l'innaturalità come fattore principale
dell'essere dandy, l'odio per il convenzionale, l'indifferenza verso la
morale, la politica, la sorte dell'umanità. Egli è "l'ammalato
di spleen" per eccellenza, e sotto il peso di questa malattia, scrive
poesie intense e allo stesso tempo fredde - dandy, insomma. Fedele a Dio
quanto poi a Satana, ma infine, forse, si trattava solo di supporti per
crearsi la sua malefica reputazione di cui godeva a Parigi. Oppiomane e
dedito all'ashish, scrisse un lungo trattato su queste droghe che consumò
fino al momento della sua morte (e forse anche loro consumarono lui); le
sue ultime parole furono: "Orco Dio, orco Dio!". Dopo la morte
del padre, la madre di Charles si risposò col generale Aupick, che
non sopportava il giovine poeta; e, quando questi si mise a dilapidare coscenziosamente
tutto il patrimonio ereditato, il generale gli affibiò l'avvocato
Ancelle per controllare le sue spese. E a ragione: quando si pensa a una
persona con' le mani bucate' non si avrà che una vaga idea della
predisposizione alla spesa di Baudelaire; dal sarto era capace di dilapidare
tutto lo stipendo che Ancelle gli elargiva mensilmente. Baudelaire era anche
un noto critico d'arte, scrisse infatti parecchi articoli sui Salons di
Parigi, ai quali partecipavano tutti gli artisti della nazione, e anche
oltre, e dei saggi su Constantin Guy e su Delacroix, artisti ch'egli ammirava
profondamente. Baudelaire porta avanti un dandismo spinto al limite: "[...]
l'esercizio ancor troppo utilitario del mestiere artistico diventa il puro
cerimoniale della toeletta; il culto del bello che produce opere stabili
e durature si cambia in amore dell'eleganza, perchè l'eleganza è
effimera, sterile e peritura; l'atto creativo del pittore o del poeta, svuotato
della sua sostanza, prende forma di atto strettamente gratuito, nel senso
gidiano, e persino assurdo; l'invenzione estetica si trasforma in mistificazione;
la passione di creare si congela in insensibilità. [...] Di pari
passo, quel gusto della morte e della decadenza per cui Baudelaire preannuncia
Barrés, e che accompagna in lui il culto dell'individualità,
lo spinge a rifiutare ciò che Flaubert reclama: non vuol sapere d'una
società che duri quanto la specie umana. Affinchè essa abbia
un'impronta di rarità e di unicità, bisogna che sia, nel seno
stesso dell'umanità, votata a scomparire. Ecco perchè il dandismo
sarà 'l'ultimo bagliore d'eroismo nelle decadenze, un sole al tramonto'.
In una parola, al di là della società aristocratica ma 'secolare'
degli artisti, Baudelaire istituisce un'ordine che rappresenta spiritualità
pura [...]" (Jean-Paul Sartre, in "Baudelaire", 1947).
Se fosse solo per il lungo abito nero, il largo colletto bianco, un grosso papillon di seta (fattosi tagliare appositamente di sbieco), i guanto rosa pastello, i capelli tinti di biondo e raccolti a boccoli dietro le orecchie, scambieremmo Baudelaire più per un pederasta che per un dandy, ma il suo sguardo freddo e intenso e la sua andatura altera ci rivelano il suo intenso desiderio d'apparire il più artificiale possibile, il più innaturale possibile, perchè la natura è opera di Dio, e Charles odia Dio con tutte le sue forze; Dio e la folla: la folla che guarda, la folla che osserva, che giudica, che ride, la folla che attira sempre e respinge sempre il dandy; non bisogna dimenticare che per il dandy "Sarebbe dolce essere contemporaneamente vittima e carnefice" (Ch. Baudelire, Diari Intimi). Collegamenti utili: Barbey d'Aurevilly, Eugéne Delacroix, Alfred de Vigny.
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![]() ![]() ![]() ![]() Charles Baudelaire ritratto da Courbet, olio su tela del 1847 ![]() Fantin La Tour, Omaggio a Delacroix: particolare raffigurante Baudelaire ![]() Un autoritratto giovanile |
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