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Aubrey Beardsley (1872-1898) |
| "Lo
chef d'orchestre è il più insidioso dei direttori. Il suo
bastone s'immergeva in ogni frase traendone gli accenti più magici
e meravigliosi, e sembrava piuttosto suonare ogni strumento che guidarlo.
Sapeva aggiungere grazia perfino a Scarlatti, meraviglia a Beethoven. Era
un ometto esile, delicato, con grosse labbra e un naso retroussè,
una lunga chioma nera e baffi arricciati, alla maniera di Molière.
Quali fossero le sue inclinazioni amorose, nessuno nel Venusberg era in
grado di dirlo. Passava generalmente per vergine e Cathos l'aveva sopprannominato
Solitaire"; così, molto probabilmente, Beardsley descrive se
stesso parodiandosi, nel suo breve racconto intitolato "La storia di
Venere e Tannhauser - sotto il monte". E' chiaro l'intento di Beardsley
di giocare tra le corrispondenze tra pittura e musica, teoria della quale
si avvaleva anche Whistler, artista da Beardsley siceramente ammirato. Ma,
prima di questi, Aubrey era stato profondamente condizionato dal pittore
preraffaellita Edward Burne-Jones, il quale visionò la cartella di
disegni che Beardsley si portava ovunque dietro, e fu prodigo di incoraggiamenti,
nonostante avesse la fama di essere un critico attento e severo. Lo stesso
Beardsley ci racconta come si svolse l'incontro in una lunga lettera ad
un amico, nella quale compare, per la prima volta, il nome dell'uomo che,
involontariamente, segnò la sua vita: Oscar Wilde (per saperne di
più vedi la pagina sullo Yellow Book e il Savoy). Burne-Jones gli
disse, sfogliando i disegni che "Senza dubbio lei è molto dotato.
Un giorno certamente dipingerà grandi e bei quadri"; e poi,
chiusa la cartella, "Sono tutti pieni di pensiero, poesia e immaginazione.
La natura le ha dato tutti i doni necessari per diventare un grande artista.
Raramente o quasi mai io consiglio di scegliere l'arte come professione,
ma nel suo caso debbo farlo". Beardsley riferisce poi di essere stato
invitato a pranzo assieme a sua sorella Abel, che era con lui quando Burne-Jones
visionò i disegni; fu a cena che conobbe Wilde, poi: "Dopo qualche
altra lode e critica me ne andai, sentendomi, per usare le parole di Rossetti
'un uomo diverso'. Tornammo a casa con i Wilde, simpaticissime persone."
Oscar in seguito si ricorderà di lui per illustrare la sua "Salomè".
Divenne grande amico di Max Beerbohm; ebbe un'educazione letteraria e
divenne ben presto abile e raffinato disegnatore, illustrando per primo
l'edizione del 1892 de "La morte di Arthur", curata da J. M.
Dent, ed in seguito molti racconti di Edgar Allan Poe, alcune poesie di
Baudelaire, e il famosissimo periodico decadente "The Yellow Book",
del quale ideava anche le copertine. Il suo racconto "La storia di
Venere e Tannhauser - sotto il monte" è intrisa di un raffinato
erotismo, narrato con la maniera stilistica più ricerata ed elaborata
che si potesse allora concepire con la lingua inglese, nonchè non
priva di caratterizzanti tratti dandistici e narcisisitici (scrive Franci,
commentando il libretto di Beardsley in "Il sistema del dandy":
"[...] ma quello che fa esitare il nostro cavaliere [...] non è
il timore dell'ignoto, o la paura di possibili pericolosi incontri, bensì
il turbamento perchè il lungo cammino 'have to cruelly undone the
laboured niceness of his dress' "); il racconto venne pubblicato
a puntate su "The Savoy", al quale Beardsley forniva già
numerose illustrazioni, nel 1896, ma fu interrotta a causa della prematura
morte dell'artista, fulminato dalla tubercolosi a soli 26 anni. Egli,
fin da piccolo, sapeva già che sarebbe morto presto a causa del
'mal sottile', e, forse per questo, decise di vivere quel poco che poteva
nella maniera migliore possibile. Molti disegni e altre informazioni su Beardsley nella sezione
dedicata allo Yellow Book e il Savoy. |
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![]() ![]() Una fotografia di Beardsley in una cornice di suo stesso disegno ![]() Beardsley ritratto da Jacques Emile Blanche ![]() Un autoritratto ![]() Una caricatura di David Levine che ritrae Beardsley accentuandone il suo tratto fisico più caratteristico: le lunghe dita ![]() |
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