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Albert Camus (1913-1960) |
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"[...] Il dandy crea la propria unità con mezzi estetici.
Ma è un'estetica della singolarità e della negazione. "Vivere
e morire davanti ad uno specchio", era questo, secondo Baudelaire,
il motto del dandy. In realtà è coerente. Il dandy, per
sua funzione, è un oppositore. Non si mantiene se non nella sfida.
Fino a quel momento, la creatura riceveva la propria coerenza dal creatore.
Dacchè consacra la propria rottura con lui, eccola in preda agli
istanti, ai giorni che passano, alla sensibilità dispersa. Bisogna
che si riprenda in mano. Il dandy si raccoglie in se stesso, si sfoggia
un'unità, per la forza stessa del rifiuto. Dissipato in quanto
persona priva di regola, sarà coerente in quanto personaggio. Ma
un personaggio suppone un pubblico; il dandy non può porsi se non
opponendosi. Non può assicurarsi della propria esistenza se non
ritrovandola nel volto degli altri. Gli altri sono specchio. Specchio
presto offuscato, è vero, perché la capacità d'attenzione
dell'uomo è limitata. Dev'essere continuamente risvegliata, aizzata
dalla provocazione. Il dandy è dunque costretto a destare sempre
stupore. Sua vocazione è la singolarità, suo perfezionamento
un perenne andare oltre. Sempre in situazione di rottura, ai margini,
forza gli altri a crearlo, negando i loro valori. Recita la propria vita,
poiché non la può vivere. La recita fino alla morte, fuorché
negli istanti in cui è solo e senza specchio. Essere solo, per
il dandy, equivale a non essere niente. [...]" |
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