Nils von Dardel

(1888-1953)

Nils von Dardel, o più semplicemente Nils Dardel, non giocò un ruolo fondamentale nella storia della pittura europea; come ci si aspetterebbe da ogni dandy che si rispetti, non era suo interesse rivoluzionare il mondo dell’arte – ma semplicemente farne parte, conosciuto da un pugno di appassionati e sostenitori raffinati che lo amarono sino alla fine. Questi sostenitori erano, però, assai numerosi – tanto che ad oggi Dardel è considerato in Svezia una sorta di icona nazionale nel panorama della pittura nordica. Un grande museo gli è dedicato, e molte sono le biografie e i testi critici che ne analizzano le sfaccettature. Intimo amico di Rolf de Maré, l’impresario e mecenate svedese che, assieme a Paul Poiret aveva fondato a Parigi la rivista “Monsieur”, che aveva portato al Theatre des Champs Elisée i Balletti Svedesi (ai quali Dardel partecipò come costumista e scenografo), si separò da lui solo per sposare, più tardi, la bella Thora. Affetto da un’insufficienza cardiaca cronica, morirà nel 1953 all’età di cinquataquattro anni.

Dardel è tanto inclassificabile nella vita che nella sua arte. Solo durante un breve periodo, tra il 1911 e il 1913, produsse opere in relazione diretta con ciò che facevano gli artisti che lo circondavano. Fece della pittura cubista con evidente intelligenza, dimostrando d’aver compreso totalmente ciò che Picasso e Braque avevano fatto qualche settimana o qualche mese prima - una comprensione unica, tenendo conto della sua età.
Poco dopo, Dardel intraprese il cammino che lo avrebbe menato verso quella pittura egocentrica e “naivista” che avrebbe esplorato e sviluppato duranti gli anni a venire. Egli non fu il solo artista svedese della sua generazione a scegliere il falso naïf come soluzione; ma fu l’unico a farlo in modo così particolare. La soluzione di Dardel era tipica di un uomo del suo milieu. Tra tutte le sfaccettature della sua personalità, Dardel conservava un senso estremo ed assai forte dell’eleganza, quasi al punto da divenire per lui un handicap. Quando comprese che il cubismo non poteva fornirgli una base adeguata alla sua opera, reagì in una maniera caratteristica, ritirandosi in sé stesso, nel suo proprio mondo; era questo il modo con cui abitualmente fuggiva i problemi. Gli è che questo mondo popolato d’ombre ed incubi era pure il mondo che lo circondava, e nel quale doveva vivere. Per delicatezza, sentì che doveva presentarlo come una fiaba, una storia da mille e una notte dai colori gai, dalle scene buffe popolate di personaggi eleganti. Dardel inventò così una sorta di surrealismo all’inverso, a propria misura. E tuttavia, nonostante vivesse a Parigi, non aveva direttamente nulla a che fare con il gruppo di André Breton. Il suo surrealismo non toccava l’inconscio in generale, i sogni degli altri, la politica o i problemi della gente. L’arte di Dardel è strettamente limitata al suo mondo particolarissimo ed ai propri conflitti interiori. Si esita quindi a definirlo un surrealista. Avrebbe tuttavia esplorato tale stile se non fosse vissuto a Parigi?
La posizione aristocratica di Dardel non veniva soltanto dalla classe sociale cui apparteneva la sua famiglia. Fin dall’infanzia aveva saputo che il suo cuore non era così solido come avrebbe dovuto esserlo. Ciò lo rendeva differente: sapeva che la sfortuna lo perseguitava, e che doveva giocare contro forze oscure, contro una vita più o meno breve scadenza, piena di terrore.
Non è necessario considerare Dardel in un contesto prettamente svedese. Egli visse in realtà tanto all’estero quanto in Svezia. Dardel era piuttosto la celebre figura internazionale, quella che abbiamo conosciuto grazie alla letteratura, i film, le cronache: un “brillante snob” che nascondeva un’acuta ipersensibilità dietro una scintillante armatura. In termini di creatività, è difficile trovare un altro artista che abbia saputo interpretare tale ruolo più intensamente di lui. I crepacci e le scogliere sono numerose nella sua produzione artistica. È significativo che, nel suo ultimo periodo, Dardel abbia trovato rifugio in quel mondo sofisticato nel quale aveva si a lungo vissuto, come anche accanto alle genti semplici e vicine alla natura: gli indiani del Messico.
Nils Dardel fu una bella figura nella brillante comunità intellettuale europea della prima parte del XX secolo: fragile e tenace, pieno di spirito, ma tradito dalla sua epoca. Assistette alla prima guerra mondiale, alla gigantesca rivoluzione asiatica, alla crisi economica del 1928-1932, ad un lento naufragio d’un mondo in cui era semplice vivere, per un uomo come lui. Dardel scomparse prima che un altro mondo sorgesse all’orizzonte dei tempi.

(Testo tratto dall’introduzione di Pontus Hulten al catalogo di Dardel pubblicato da Editions Cercle d’Art, Paris, 1988).


Ragazzo in nero e ragazza in bianco, 1919


La morte del dandy, 1918


disegno preparatorio per La morte del dandy, 1918


Piacevole domenica estiva, 1919


ritratto di Rolf de Maré, 1916


Autoritratto, 1923


Villa Balestrino, 1923


L'uovo di Colombo, 1924


Visita ad una dama eccentrica, 1921


Viaggio di nozze (ritratto dell'artista e della moglie), 1931