Introduzione 


 Alain Leroy 

 Andrea Sperelli 

 Barone di Charlus 

 Jean Floressas Des Esseintes 

 Dorian Gray 

 Olivier d'Orsel 

 Jay Gatsby 

 Lafcadio 

 Sherlock Holmes 

 Hercule Poirot 

 Julien Sorel 

 Tonio Krögher 

 Lord Peter Wimsey 
Jean Floressas Des Esseintes
da Controcorrente (1884)
di Joris-Karl Huysmans
Controcorrente è da considerarsi il romanzo decadente per eccellenza, ispiratore di Wilde (è il libro che Lord Henry regala a Dorian) e di d’Annunzio (Il Piacere è uno dei primi figli di Controcorrente), ed a sua volta ispirato – come potevamo dubitarne – ad un personaggio reale quanto la filosofia ch’esso si premura di descrivere: il Conte di Montesquiou-Fezensac; è bene ricordare che costui fu anche il principale modello per il Barone di Charlus nella Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust.
Il libro divenne la bibbia di tutti i decadenti dell’Ottocento e del Novecento: adorato da Whistler e Ravel, ricordato spesso da Cocteau, citato a non finire da Wilde e la sua cerchia.
Il suo protagonista, o meglio l’unico personaggio del romanzo, è il dandy Des Esseintes, aristocratico per vocazione oltre che per diritto, ammiratore del macabro e marinaresco Gordon Pym di Poe come della preziosa pittura di Moreau.
Per tutto il romanzo Des Esseintes si destreggia tra fantasmagorici ricordi del suo passato parigino, e constatazioni sul suo presente: si è ritirato in una principesca tenuta di campagna al riparo dalla volgarità cittadina e dal tedio degli impegni modani, tenuta dove addirittura i servi sono istruiti di modo ché il loro padrone non debba sentirli e nemmeno accorgersi, per quanto possibile, della loro presenza fisica.
Memorabili del romanzo rimangono i precetti di dandismo variamente suggeriti da Huysmans (che invero aveva in odio il personaggio), ove una redingote di velluto bianco od un mazzo di fiori al posto della cravatta suggeriscono un’eccentricità velata di candore mistico e decadente fragilità.
La villa viene inaugurata con un banchetto funebre, laddove l’estremo saluto sarà da porgere alla “virilità” di Des Esseintes, come recita il cartoncino d’invito; trascorsa una vita nella crapula, tra bordelli e droghe esotiche, il protagonista infatti decide in un certo qual senso di mondarsi da tutto ciò, senza pentimento alcuno – si badi bene.
Una preziosa tartaruga tiene compagnia al nostro, col guscio cosparso di minerali preziosi che porteranno l’animale ad una lenta ed agonizzante morte; un nuovo sacrificio alla dea della bellezza. La religione è vista solo come dispensatrice di pompa e lusso, ed i libri della immensa biblioteca del protagonista divengono fin più importanti per la loro rilegatura che per il loro effettivo contenuto. Tutta la casa è addobbata considerando gli inusuali orarî del padrone, il quale dorme di giorno e vive la notte: i colori delle parenti pertanto hanno da essere considerati non alla luce del giorno, ma alla luce dei candelabri. Perennemente contro la volgarità e la banalità della Natura, Des Esseintes coltiva fiori inodori ed incolori, e finisce per soccombere a questo suo desiderio di totale artificio che finirà per portarlo, suo malgrado, a sistemi di vita più “ragionevoli”.