Introduzione 


 Alain Leroy 

 Andrea Sperelli 

 Barone di Charlus 

 Jean Floressas Des Esseintes 

 Dorian Gray 

 Olivier d'Orsel 

 Jay Gatsby 

 Lafcadio 

 Sherlock Holmes 

 Hercule Poirot 

 Julien Sorel 

 Tonio Krögher 

 Lord Peter Wimsey 
Jay Gatsby
da Il grande Gatsby (1925)
di Francis Scott Fitzgerald
Verrebbe da considerare Gatsby come la prefigurazione letteraria di quel dandy moderno e chiassoso che è Tom Wolfe; se non fosse che lo precede di almeno quarant’anni.
E tuttavia il dandismo di Gatsby è tutto ciò che di più esagerato ma allo stesso tempo raffinato abbia prodotto la cultura americana sotto le ultime influenze europee. Il narratore ricorda sì il completo rosa col quale l’ex-gangster soleva passeggiare la mattina, o la mise estiva bianca, con camicia argentata e cravatta dorata atta a sedurre una volta di più la graziosa protagonista femminile. Ma ricorda anche la sua impagabile sincerità, la grazia e la disinvoltura del ricchissimo amico, il quale si permette di ostentare il proprio lusso soltanto per colpire l’adorata Daisy, cavando di furia dall’armadio centinaia di splendide camicie, al solo scopo di dimostrare le proprie possibilità economiche, che tempo addietro erano state la causa del mancato matrimonio tra il dandy e l’indolente ragazza.
Del romanzo rimane mitico il film degli anni Settanta, che vede nella parte del dandy un ispirato Robert Redford (il quale, a sua volta, ricalca le orme del precedente Alan Ladd), capace di indossare gli eleganti panni del protagonista senza scomporsi alla guida di una splendida Hispano Suiza.
Il clima è quello di ogni romanzo o racconto di Fitzgerald, dandy egli stesso, il quale non fece altro che descriversi in ogni sua opera letteraria, riuscendoci sempre squisitamente nonostante le penose vicende che dovette subire in vita. I suoi personaggi possono essere ironici o ridicoli, o serî e compassati, od ancora scanzonati e provocatorî come bambini e tuttavia, quale che sia la trama, è impossibile non notare quella perenne freschezza, quell’eterna gaiezza tipica degli anni che vanno dal 1919 al 1929 – un’atmosfera fatta di feste, amore e malinconia, il tutto diretto da – oserei dire – un irripetibile Spirito dell’Epoca d’Oro governante quegli “anni ruggenti”, mai più risorto: maestro di serenità, eleganza e giovanile disinvoltura.


La copertina della prima edizione de Il grande Gatsby