Introduzione 


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Lafcadio
da I sotterranei del Vaticano (1914)
di André Gide
Lafcadio non è solo uno dei tanti personaggi che si affollano nelle intricate vicende de I sotterranei del Vaticano. Lafcadio rappresenta per Gide tutto ciò ch’egli avrebbe voluto essere ma che, per debolezza, non fu mai capace di diventare. L’ambiguità costante di Gide, perennemente in bilico tra moralismo borghese ed estetismo wildeiano, non poteva trovare riscontro nel romanzo se non scindendo le due parti; quella ribelle e decadente in Lafcadio, quella moralista e cattolica in Fleurissoire.
E non è un caso che il povero e sprovveduto Fleurissoire venga ucciso dallo stesso Lafcadio durante un viaggio in treno: è evidente quale delle due parti l’autore amasse di più, considerando che fu grande amico di Oscar Wilde.
Questa è probabilmente la più bella scena del romanzo: l’omicidio è infatti del tutto ingiustificato, privo di scopo se non quello di far star meglio il giovane Lafcadio, dacché il personaggio che in quel momento gli stava di fronte aveva il solo torto di apparigli mediocre e di essergli antipatico. Viene tentato il “delitto perfetto”, e d’altra parte riesce benissimo.
Lafcadio, un personaggio troppo accarezzato dall’autore per non appannare questa sua simpatia d’una specie di vagheggiamento omosessuale, scaraventa improvvisamente fuori dal treno il disgraziato Fleurissoire, incastrato in una trappola più grande di lui e ingenuamente in giro per Roma e per l’Italia nel tentativo di mettere sul trono di Pietro il vero Papa in luogo dell’usurpatore che una congiura massonica e quirinalesca è riuscita ad imporre, mentre l’autentico langue nei sotterranei del Vaticano o in una prigione di Castello. Siamo a pochi anni dalla breccia di Porta Pia e la “questione romana” è ben lungi dalla soluzione.
…Ma di che si preoccupa il giovane Lafcadio immediatamente dopo l’assassinio? Che il suo cappello di castoro grigio sia sano e salvo. Anch’egli vaga tra Francia e Italia senza una idea precisa, senza uno scopo reale, se non quello di vivere la vita che un titolo falso e molto denaro possono dargli.
Lafcadio diverrà per Jacques Vaché il perfetto esempio di dandismo da imitare, assieme a quel Padre Ubu di Alfred Jarry, che in quanto a spirito nichilista e dadaista supera di poco le gesta del giovane protagonista de I sotterranei del Vaticano.