Maurice Ravel

(1875-1937)

La complessità sonora di Maurice Ravel, la sua musica certamente unica, derivano direttamente dalla frequentazione di quel mondo di esteti e dandies che a Parigi impazzava pei salotti e teatri. La lettura di "Controcorrente" di Huysmans (più informazioni alla pagina sulla Decadenza) spronò definitivamente il dandismo di Ravel, già raffinato cultore del bello e dell'artificio. Si fece quindi dandy decadente, forse leggermente retrò rispetto ai dandies che negli stessi anni rivoluzionavano il modo di esserlo (Rigaut, la Rochelle), ma ancora ben in linea con dandies come Proust, Montesquiou, e il giovane Cocteau, che conobbe frequentando la compagnia dei Balletti Russi che avevano estasiato fin dai primi anni del Novecento la capitale francese; Ravel, in particolare, lavorò molto con Sergei Diaghilev - impresario e direttore di tale compagnia russa -, interessato a promuovere tutti gli artisti con idee nuove e con molta fantasia (frequentò anche Pablo Picasso, Igor Stravinsky, Darius Milhaud, Manuel de Falla, Jacques Ibert, solo per citarne alcuni). Grazie a Diaghilev tutta Parigi conobbe il genio di Ravel, allora però confuso con Claude Debussy per via dei loro stili musicali entrambi ricercatissimi, definiti, già all'epoca, di sapore impressionista; una musica fatta di delicate armonie tra stumenti a fiato, sopratutto flauti, ed un sapiente dosaggio degli archi. Spesso, e ancora oggi, si reputa Debussy come il 'maestro' di Ravel, mentre invece fu Ravel per primo a proporre certe armonie ed innovazioni musicali, riprese poi da Debussy.
Ravel raggiunge il massimo della sua raffinata espressione musicale con "Le Tombeau de Couperin", scritto nel 1914; il concerto in sol maggiore per piano ed orchestra (con chiari riferimenti alla musica jazz nel primo e nel terzo movimento), il famoso "Concerto per la mano sinistra", ed i pezzi per pianoforte denominati "Miroir" scritti tra il 1904 ed il 1905.




Ravel e Stravinsky all'epoca dei Balletti Russi

Una foto di Sergei Diaghilev e un suo ritratto di Valentin Serov