Jacques Rigaut

(1898-1929)

Anche per Rigaut, come per Drieu la Rochelle, dobbiamo parlare di dandismo novecentesco: l'arte del non farsi notare se non nei piccoli particolari, che rivelavano un gusto fuori dal comune, un tocco di antico, un fazzoletto sbuffante, un colletto staccabile, dei guanti raffinati. Rigaut fu scrittore dadaista, il movimento artistico e culturale fondato da Tristan Tzara a Zurigo, e poi portato, attraverso Andrè Breton, anche in Francia, a Parigi, dove Rigaut scriveva articoli e racconti. Il suo più famoso e rappresentativo racconto è "Lord Patchogue"; drammatico e surreale, ci porta alla conoscenza di un dandy depresso dallo spleen, deciso a attraversare uno specchio, con tutto quel che consegue. Lord Patchogue è un esteta schiavo della propria immagine (Rigaut scrive: "Ogni specchio porta il mio nome"), ma anche drammaticamente trasparente ed evanescente, è solo più una scorza, un involucro inusuale, puro gesto; Drieu la Rochelle, descrive l'amico Rigaut così: "l'automa, formato da una cravatta irreprensibile, impeccabile, che dimostra l'esistenza dell'anima tramite la sua assenza. Brummel beveva e scopava come te." Jacques Rigaut si staccherà dal movimento dadaista allo sciogliersi di questo, e si dedicherà alla vita mondana, pur rimanendo per tutta la vita povero in canna, a causa anche del suo attaccamento all'eroina, droga che aveva iniziato a prendere dopo l'abbandono dell'ashish. A venti anni decise di suicidarsi quando ne avrebbe compiuti trenta, e così fece. Spesso decretava con ironia: "Provate a fermare un uomo che viaggia col suo suicidio all'occhiello". Andrè Breton scrive di lui, in "Antologia dell'Humor nero": "Verso i vent'anni Jacques Rigaut decretò da sè la propria condanna a morte, e attese con impazienza, d'ora in ora, per dieci anni, l'istante perfettamente appropriato in cui porre fine ai suoi giorni. [...] Finalmente, il 5 novembre 1929, il momento è venuto. Jacques Rigaut, dopo una minuziosa toilette, e preoccupandosi che questa specie di partenza abbia tutta la dignità esteriore che esige: non lasciar nulla fuori posto, cautelarsi per mezzo di qualche cuscino da ogni possibile tremito che sarebbe un'ultima concessione al disordine, si tira una pallottola nel cuore."

Man Ray, nella sua autobiografia, ci descrive così Jacques Rigaut: "[...] Rigaut era il più bello ed elegante del gruppo - una personificazione del dandy francese, così come me l'ero immaginato - benchè le labbra avessero una piega amara. Negli anni seguenti diventammo molto amici; insieme abbiamo organizzato molte scappatelle, finchè un giorno appresi che si era suicidiato. Non lasciò nessuna spiegazione." (Man Ray, Autoritratto, 1963). Man Ray si sbaglia perchè Rigaut la spiegazione la dide in più occasioni, e i suoi scritti stanno a dimostrare la sua aderenza totale con le ideologie dadaiste, in un certo senso specchio del successivo esistenzialismo di Sartre e del nichilismo in più larga scala.
Pierre Drieu la Rochelle - grande amico di Rigaut - alla morte di questi pubblicò "Fuoco fatuo", una sorta di dura biografia di Jacques Rigaut (dal romanzo Louis Malle ha tratto il film omonimo, irreperibile in Italia) - e "Addio a Gonzague", un discorso funebre, quai una confessione, in memoria dell'amico suicida.

Collegamenti utili: Louis Aragon, Pierre Drieu la Rochelle.

Il dandismo estremo di Jacques Rigaut, di Amedeo Di Sora (tratto dalla rivista virtuale Dismisura).
Lord Patchogue o Attraverso lo specchio, di Jacques Rigaut.
• In Italia è stata pubblicata una raccolta selezionata da Aldo Marroni di scritti di Rigaut, per la maggior parte postumi, da Edizioni Tracce, collana Maestri Occulti, intitolata "Dietro lo specchio".
• Leggi una breve riflessione sul rapporto dell'esistenza di Rigaut e la sua completa adesione al movimento dadaista.
• Leggi l'introduzione scritta da André Breton per un testo di Rigaut contenuto nel libro "Antologia dell'humor nero" (1939), di Breton.


Due immagini tratte dal film di Man Ray "Emak Bakia": in questa sequenza, l'unica non astratta in tutto il cortometraggio, Rigaut scende da un taxi con in mano una valigia, un completo chiaro doppiopetto, una cravatta "discreta" ed un homburg sul capo; sale in casa, si leva il cappello ed apre la valigia: è piena di colletti bianchi; li prende uno ad uno e li strappa, gettandoli a terra; i colletti gettati tornano poi da soli nella valigia, come risucchiato dall'alto, mentre Rigaut si stacca il proprio ed esegue la medesima operazione di prima, apparentemente infastidito

Nella foto qui sopra, alcuni dei principali rappresentanti del movimento Dada; dall'alto a sinistra: Paul Chadourne,
Tristan Tzara, Philippe Soupault, Serge Charcoune. Fila in basso: un fotoritratto di Man Ray, sollevato da Paul Eulard,
poi figurano Jacques Rigaut (coi guanti sul petto), Mick Soupault, Georges Robémont-Dessaignes.
Della fotografia esiste anche una versione senza la foto di Man Ray, ma con al posto un dipinto dello stesso

Il gruppo dada-surrealista nei primi anni '20: il primo a sinistra è André Breton; Rigaut è il terzo

Rigaut ed il suo 'doppio' in una fotografia di Man Ray. A destra Rigaut, Tristan Tzara (fondatore del movimento dadaista)
e André Breton (futuro fondatore del movimento surrealista) in una foto di Man Ray degli anni '20

Il sito www.excentriques.com (in francese), dedicato in gran parte anche al personaggio di Rigaut, contiene molti testi rari, immagini, commenti degli amici sull'elegante dadaista; il sito ha però il difetto di accomunarlo a dei personaggi assai bizzarri, come ad esempio Arthur Cravan (probabile nipote di Oscar Wilde), e tutti gli altri ai quali il sito è dedicato, che sono dei veri e propri eccentrici, lontani dall'eleganza di Rigaut, essenzialmente dandy.


Jacques Rigaut posa appeso a testa in giù all'inaugurazione dadaista dell'esposizione di Max Ernst;
riconosciamo a destra André Breton, ed in cima alla scala Tritan Tzara




Rigaut con Paul Chadourne

Pierre Drieu la Rochelle e Jacques Rigaut