Introduzione
Alain Leroy
Andrea Sperelli
Barone di Charlus
Jean Floressas Des Esseintes
Dorian Gray
Olivier d'Orsel
Jay Gatsby
Lafcadio
Sherlock Holmes
Hercule Poirot
Julien Sorel
Tonio Krögher
Lord Peter Wimsey |
Julien Sorel
da Il rosso e il nero (1830)
di Stendhal |
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Lo sdegnoso rifiuto del mondo richiede delle rendite.
Ed è con questo principio che Julien Sorel, uomo sorto dall’estrema
povertà della sua condizione di figlio del popolo, tenta
la scalata sociale entrando nell’unica cerchia in cui le possibilità
di successo, sotto la Restaurazione, erano sostanzialmente intatte:
la chiesa – rappresentata dal nero del titolo, laddove il
rosso simboleggia l’esercito, casta tramontata nella quale
in precedenza ogni giovane popolano aveva possibilità di
carriera (a detta di Napoleone).
La chiesa è dunque ora l’unica via di promozione sociale
per chi, come Julien, si trova senza mezzi o appoggi, ma non privo
di ingegno e ambizione, e desideroso di rivalsa. Tale scalata non
è tuttavia da interpretare come un’arrampicata carrierista:
il parvenu, infatti, reagisce alla sua povertà con
ipocrisia, mentendo a se stesso ed amputandosi ogni passione che
non sia strettamente utile al conseguimento dello scopo principale.
Al contrario, Julien non si converte ai valori borghesi della società
di cui vuole comunque far parte, esigendo un riconoscimento della
sua dignità e dei suoi meriti, ma ne accetta solamente le
regole del gioco. Egli continua a sognare la Rivoluzione ed a venerare
Napoleone, procedendo nel capo nemico fingendosi uno di loro.
La vanità di Julien non risparmia nemmeno le donne: desideroso
di dimostrare a se stesso (per tutto il romanzo Julien rimane sostanzialmente
un uomo del tutto solo) d’essere in grado di affermarsi sul
nemico di classe, riesce a sedurre la Signora de Renal dei cui figli
è precettore. In altro senso è da considerare la relazione
con Mathilde de la Mole, ragazza segretamente ribelle al pari di
Julien, che rifiuta la fatua aristocrazia di cui per nascita fa
parte, sognando un “nuovo Danton” e concedendosi a Julien
credendolo un promettente eroe; il narcisismo di quest’ultimo
tuttavia non è soddisfatto dal superficiale amore di Mathilde,
poiché esige da essa una passione totale, che saprà
d’aver suscitato solamente nella Signora de Renal, quando
sarà però troppo tardi per una effettiva riconciliazione.
Julien Sorel conosce il dandismo durante un viaggio a Londra; entrato
in contatto con la giovane nobiltà inglese e russa (nella
persona del Principe Korasoff) ne assimila le massime e i precetti:
“Siete un predestinato, caro Sorel: voi avete per natura
quell’aria fredda e lontana mille miglia dalla sensazione
presente che noi cerchiamo in tutti i modi di assumere”.
O anche: “Dovete sempre fare il contrario di quello che
ci si aspetta da voi”. Ed ancora: “Quando si
compiono dei delitti, bisogna almeno compierli con piacere: solo
così sono tollerabili, e possono essere almeno in parte giustificati”
(Questo ricorda un’altra massima, di Max Beerbohm, che recita
“Il dandismo ha delle leggi proprie e non ne riconosce altre”).
Tempo dopo, incontrando durante una passeggiata a cavallo il Principe
Korasoff, Julien viene ironicamente rimproverato in tale maniera:
“Sembrate un trappista. Esagerate le regole della gravità
che vi ho insegnato a Londra. Una faccia triste non può essere
di buon gusto: bisogna avere un’aria annoiata. Se siete triste
significa che qualcosa vi manca, che qualcosa non vi è riuscito.
E ciò equivale a dichiararsi in una condizione di inferiorità.
Invece, se siete tediato, è inferiore ciò che ha tentato
invano di piacervi. Sicché, mio caro, cercate di capire quanto
sia grave il vostro errore”.
Julien gettò uno scudo al contadino che li ascoltava a bocca
aperta.
“Bene – disse il Principe – il vostro gesto era
fatto con grazia, con nobile disdegno! Molto bene!”.

La
moda ai tempi di Stendhal |
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