Oscar Wilde

(1854-1900)

Wilde, come non tutti sanno, era di origini irlandesi, da parte di madre; visse per tutta la sua vita a Londra, ma viaggiò parecchio in America. La madre, quando egli nacque , si disperò assai venendo a scoprire che il neonato era maschio; prese comunque a vestirlo da femmina, e (si dice) gli insegnò a parlare e a comportarsi come tale. Cosa che al college provocò non pochi fastidi al giovane Oscar; non tanto per il suo modo di fare, quanto invece per i suoi gusti sessuali, oramai deviati dalla grossolana mano materna e dall'ambiente curiosamente eterosessuale in cui si trovava. Oxford produce dei santi, dei sapienti, e dei libertini depravati. Manda i suoi scolari al Parnaso o all'ergastolo. Si sa, in tutti i paesi del mondo gli anni di università sono per i giovani la presa di contatto con l'amore e con le donne: ad Oxford i giovani si trovano in una clausura collegiale che li spinge agli invertimenti sessuali. Fu proprio al college di Oxford che Wilde iniziò ad accentuare i propri atteggiamenti estetici, facendosi banditore delle idee di Ruskin e del classicista Walter Pater. Si proclamò poi capo di un Movimento Estetico, che naturalmente imponeva, oltre ad un certo modo di vivere, anche un particolare modo di vestire: pantaloni alla zuava di velluto scuro, una giubba, calze di seta nera, scarpini di vernice con nastrini o fiocchi (scarpe allora molto in auge, sopprattutto alle serate dei gala), un colletto tondo rovesciato e una larga cravatta verde, con eventuali spille. Non poteva mancare il girasole all'occhiello, più tardi divenuto simbolo dello stesso dandismo wildeiano. A Oxford, Oscar discuteva coi suoi amici di arte, di musica, di letteratura, fingendosi spesso attento conoscitore delle arti decorative e colto nel campo musicale, benchè questa lo annoiasse terribilmente.

Con l'abito da esteta Wilde cominciò una sistematica campagna di popolarità, non appena ebbe terminato gli studi. Si lasciò crescere i capelli, e prese a farseli ondulare artificialmente; comparve una volta a teatro con un girasole in mano, fiore che in inglese ha un nome particolarmente suggestivo, sunflower, fiore del sole. si presentò in un salotto soffocante di caldo avvolto in una pelliccia. E, in un'epoca in cui tutti si ricoprivano di baffi e basette, Oscar si radeva il volto come un efebo.

Nel 1881 pubblicò la sua prima raccolta di versi, raccolta che i critici smembrarono ferocemente, accusandolo di ogni sorta di nefandezze intellettuali; ma, nonostante ciò, il suo editore riuscì a fare ben cinque ristampe. Lo stesso anno Oscar partì per l'America, dove tenne numerose conferenze sull'estetica. Dall'America portò un poco di senso pratico: rinunciò ai capelli lunghi e all'abito da esteta, optando per gusti meno fastosi ma più raffinatamente stravaganti. Fece poi un importante viaggio a Parigi, dove, alloggiando nell'hotel nel quale aveva alloggiato a suo tempo Baudelaire (l'hotel Voltaire), si fece conoscere da tutto il bel mondo parigino; mondo che lo rese famosissimo anche in Francia oltre che in Inghilterra, e in America dove, grazie al suo giro di conferenze, era orami diventato un personaggio mitologico. Dalla Francia Oscar Wilde rimase profondamente affascinato, coniando anche la famosa frase: "Stamattina mentre ero a letto ho scoperto in cosa sta la superiorità della Francia sull'Inghilterra. E' questa: che in Francia ogni borghese cerca di apparire un artista, e in Inghilterra ogni artista vuole essere preso per un borghese". Ma il danaro guadagnato dalla tournee in America era finito; per rispiarmiare a Parigi la sua decadenza, decise di tornare a Londra, e di prender moglie, possibilmente ricca, come consigliava la madre. Sposò miss Costance Lloyd, di Dublino, graziosa ragazza con un ricchissimo nonno gravenente malato che, subito dopo aver nominato la nipote sua erede universale, s'era rimesso in gambe e aveva goduto per sempre di una salute fresca e vigorosa. Dalla giovane moglie ebbe due figli: Vyvian e Cyril. Per convenienza, Oscar si mise a dirigere una rivista mensile per signore, "Il mondo delle donne", sulla quale teneva una piccola rubrica, "Appunti letterari", in cui scriveva aricoli e recensioni cui dava molta cura. L'occupazione nelle vesti di direttore della rivista dava finalmente a Oscar la possibilià di non lavorare seriamente. Ma, nonostante la pigrizia, pubblicò molti racconti, e saggi vari, che il pubblico ignorò completamente.

Ed ecco l'inizio della fine: nel 1890 Oscar Wilde, a cena con sir Artur Conan Doyle, inventò il personaggio di Dorian Gray (e il suo commensale non trovò di meglio da fare che inventare Sherlock Holmes). A differenza dei precedenti scritti, "Il ritratto di Dorian Gray" non poteva passare inosservato. Nell'epoca del soffocante moralismo vittoriano, il quaccherismo inglese era arrivato al suo apice; la morale dell'ultima fase vittoriana aveva toccato il massimo del farisaismo. L'Inghilterra non ammetteva di conoscere il vizio. Wilde aveva commesso l'errore imperdonabile di prendere a soggetto della sua opera il solo peccato il cui nome bruciava le labbra inglesi. I giornali stroncarono il Dorian Gray. Il Daily Chronicle lo chiamò: "un racconto la cui atmosfera è pesante coi mefitici odori di una putrefazione spirituale". Ma Oscar sapeva di aver scritto un libro straordinario, affascinante, che, una volta per tutte, metteva in luce il suo genio; alle critiche aveva risposto con la solita beffa: "è un libro velenoso, se così vi piace; ma non potete negare che è perfetto". A questo punto Wilde aveva raggiunto la notorietà tanto agognata. Ora portava dinuovo i capelli lunghi, artificialmente ondulati e divisi in due bande da una attenta scriminatura. La sua faccia grossa, di cui aveva una cura infinita, era incorniciata dai ricci e da un grosso colletto di pelliccia; amava i colori vivaci: camicie lilla, cravatte verdi, garofani verdi, gialle o blu, e ora non mancava il garofano verde, simbolo del movimento estetico.

Nel 1891 il Fato gli pose sul suo cammino Lord Alfred Douglas, un giovane Adone che posava a poeta, con quei preziosismi di forma e di linguaggio tipici degli esteti. Il suo aspetto apollineo lo rendeva quasi femmineo. Lui e Oscar divennero grandi amici, e certamente il biglietto passatogli da Oscar ("The sin was mine, I did not understand") li rese certamente qualcosa di più. Il marchese di Queensberry padre di Alfred Douglas, uomo eccentrico - forse malato di mente - e dedito ai piaceri extramatrimoniali, tentò in tutti i modi di porre termine alla relazione del figlio coll'anziano scrittore. Prima pregando il figlio, poi attaccando Wilde in ogni modo possibile, accusandolo di atteggiarsi "a sodomita". Minacciò il figlio di tagliargli i viveri; minacciò Wilde, nella casa di questi, dove, per tutta risposta, il padrone di casa gli spezzò il bastone da passeggio, e lo fece buttar fuori dal cameriere. Ma Oscar non era solo attaccato dai critici e dal padre dell'amante; l'amante stesso, anche se non lo attaccava nel vero senso del termine, ci andava molto vicino attacando la borsa dell'amico, e ferocemente. In seguito, negli anni Quaranta, Bosie ( questo il sopprannome dato a Douglas da Wilde) fu criticato per aver contribuito alla rovina dello scrittore.

Nelgi anni 1891-92 Oscar scrisse molte della sue commedie teatrali più famose, e nel 1893 Beerbohm-Tree (fratello di Max Beerbohm) rappresentò "Una donna senza importanza", e Oscar Wilde divenne l'idolo di Londra. Ma una sera, dopo una rappresentazione, un giovane amico di Oscar venne da lui e tentò il ricatto con una lettera scritta tempo fa da Oscar a Bosie. Wilde non potè far altro che sottostare alle richieste del criminale- ovviamente in denaro. Nel dicembre del '93 Alfred Douglas ritornò dal suo soggiorno in Cairo, e le malevoci aumentarono. Andrè Gide consigliò a Oscar, che si trovava al momento ad Algeri, di non tornare a Londra per qualche tempo, ma Oscar rispose che Bosie voleva che lui citasse Lord Queesnsberry per diffamazione. E l'indomani ripartì per Londra. Le sue intenzioni di denuncia si stavano già attenuando, quando nella sua posta del Albermarle Club trovò un biglietto da visita di Lord Queesnsberry con scritto, sul retro: "Oscar Wilde che posa a sodomita". Le parole che posa a erano state aggiunte dopo, come per un secondo pensiero; era un oltraggio infame, e le parole aggiunte lo rendeva ancora più grave, perchè diminuivano la responsabilità legale senza togliere nulla all'insulto. Quel giorno stesso Oscar Wilde intentò la causa contro il marchese di Queesnsberry per diffamazione continuata. Ma Queesnsberry non si fece prendere alla sprovvista: assunse vari detective privati che stanarono molte cose (alcune però false) su Wilde. Il marchese era così in grado di dimostrare che la sua diffamazione era basata su meticolosi elementi veritieri e "soprattutto fatta nel pubblico interesse". E, naturalmente, l'accusa di Wilde si sarebbe ritorsa contro l'accusante stesso, dato che, allora, qualsiasi forma di omosessualità era assolutamente vietata dalla legge.

Troppo lungo sarebbe riportare qui tutte le domande fatte a Wilde dall'avvocato difensore del marchese, l'avvocato Carson, ele relative, divertenti risposte; mi limiterò a trascriverne alcune: Carson: - "Sentite, qui c'è uno dei vostri pensieri di Filosofia ad Uso della Gioventù: 'la cattiveria è un mito inventato dalla gente per bene per giustificare l'attrazione degli altri'; credete che questo sia vero?". Wilde: "Io non credo mai ad una parola di quello che scrivo". Oppure: "Avete, voi stesso, adorato un altro uomo?". "Finora non ho mai adorato altri che me stesso". Ancora, dopo la lettura in tribunale di una lettera amorosa indirizzata a Bosie: - "Vi sembra questa una lettera normale?". "Mi sembra una lettera bella e poetica". "Siete solito scrivere simili lettere ai vostri amici?". "Non ho mai scritto ad altri nello stesso tono, neanche a Lord Alfred, perchè non sono solito ripetermi". "Ammettete perlomeno che è una lettera straordinaria?". "Ma tutto quello che io scrivo è straordinario! Io non mi sono mai dato le arie di un uomo ordinario, santo cielo!".

Dopo le prime udienze, era però chiaro, nonostante le brillanti risposte di Oscar, che la causa era perduta. E non solo: ora il processo gli si rivoltava contro, e l'accusa di pederastia non tardò a comparire sulla bocca del marchese di Queesnsberry. Fu suggerita a Wilde la partenza immediata da Londra, ma egli non volle fuggire. "Ora i più acerrimi nemici di Oscar Wilde facevano parte della borghesia; la borghesia che egli aveva sbeffeggiato nelle sue commedie. L'aristocrazia non lo amava, ma in fondo lo considerava un ornamento, uno specchio in cui si vedeva alquanto deformata, virtù, vizi, difetti; e ne rideva con tradizionale noncuranza. Ma i borghesi lo odiavano con la ferocia spietata e inesorabile con cui la borghesia di tutti i secoli ha sempre odiato l'arte e l'ingegno." (C. M. Franzero, prefazione a Tutto il teatro di Wilde, volume primo, Gherardo Casini editore, 1966).

Oscar Wilde venne arrestato, processato, e condannato a due anni di lavori forzati per pederastia ed altre accuse non meno infamanti. Fu trasferito al carcere di Reading, dove ottenne, grazie a degli amici influenti, il permesso di scrivere e di poter leggere negli intervalli liberi. Scrisse il "De Profundis", una toccante lettera indirizzata a lord Douglas, che non la lesse mai, in cui metteva finalmente a nudo ciò che pensava di lui, descrivendo con la dovizia dei particolari che solo un uomo sofferente userebbe. Il 19 maggio 1897 uscì dal carcere; tutte le sue commedie in cartellone erano state da tempo ritirate. Nessun editore stampava più i suoi libri, tranne "La ballata del carcere di Reading", scritta in prigione, e pubblicata ora anonimamente, anche per l'editore. Gli amici e la moglie lo avevano pian piano abbandonato. Di vedere i figli non se ne parlava neppure. Lord Douglas tentò di contattarlo diverse volte, e finalmente s'incontrarono. Bosie aveva sfruttato fino in fondo l'amico, ed ora che era lui a chedergli del denaro, era impazzito dalla rabbia: "Sei diventato grasso e gonfio, e chiedi sempre quattrini, quattrini! Potresti guadagnare quello che vuoi, se lavorassi, ma non vuoi fare niente! Sei diventato un cialtrone e un ubriacone. Sei diventato insopportabile. Lo vuoi sapere? Quando mi chiedi dei soldi, con quella voce e con quella faccia, mi sembri una vecchia puttana!". Ma nonostante gli insulti, i due non tardarono a rimettersi insieme, e per molto tempo ci restarono. Poi bisticciarono dinuovo e Oscar venne abbandonato a se stesso, povero e distrutto.

Era il 1900. Oscar venne operato ad un orecchio, prese un appartamento in un albero a Parigi. Disse agli amici che presto sarebbe morto: "è il 1900. Io sono un uomo che deve chiudere il secolo". "Mi hanno detto che ho una malattia sconosciuta negli annali della medicina. Ne sono felice. Morire di una malattia comune sarebbe stato troppo umiliante". E quel venerdì 30 settembre, Oscar, dimagrito assai e con le carni livide, spirò tra atroci tormenti, dopo aver passato gli ultimi giorni di vita da vero dandy: nutrendosi esclusivamente di schampagne. Al funerale si presentarono alcuni scrittori e letterati francesi e inglesi, che dettero un nome falso, e due donne velate. Lord Alfred arrivò il mattino seguente; l'uomo che era stato causa della rovina di Wilde non vide più il volto dell'amico nella morte. Venne sepolto a Parigi, nel cimitero di Bagneux, poi la salma fu trasferita da Robert Ross, grande amico e confidente di Oscar (che ne prese fra le braccia il cadavere), nella bella tomba del Pére Lanchaise, con la sfinge dei segreti scolpita da Jacob Epstein.

• Un interessante saggio sull'opera wildeiana del prof. Gargini: L'estetica di Oscar Wilde: le intenzioni di un'arte nella critica.
Atti del processo ad Oscar Wilde (estratti).

Collegamenti utili: Aubrey Beardsley, Max Beerbohm, James Whistler, Robert de Montesquiou, Marcel Proust, Walter Sikert.





Un ritratto di Wilde (eseguito a memoria nel 1895) di Toulouse-Lautrec