Lo Studio di A. Sperelli
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Il futuro appartiene
al dandy. Saranno gli animi squisiti a governare
(O. Wilde)
Il dandismo non è affatto defunto e non morirà mai.
La società ha ancora bisogno di questo pozzo che si rinnova
silenziosamente, di questo specchio che ne mostra le contraddizioni
attraverso la contraddizione stessa. Poiché la trasgressione
non è più appannaggio di pochi, ma è diventata
cifra mediatica, il dandy moderno può scegliere la via di
un'appariscenza ellittica, che giunge al sovvertimento del canone
attraverso un estremismo canonico. Può quindi sorprendere
indossando solo un paio d'occhiali bianchi su un completo di grande
sartoria inglese, come Hourdé, o all'opposto creare capi
e atteggiamenti dal cromatismo indigesto, autorevole ed affascinante,
come Rampazzi. Il dandy sarebbe un vero figlio del suo tempo, ma
poiché quest'ultimo gli va stretto preferisce essere padre
di quello che verrà o profeta di quello che potrebbe venire
e non verrà mai.
Presentiamo qui una sezione necessariamente incompleta, dedicata
al dandismo moderno. I personaggi citati in calce fanno parte essenzialmente
di unelite molto ben dotata economicamente. Non solo i membri
di questa classe sociale possono sentirsi ed essere dandies, ma
certo i mezzi economici contribuiscono a dar loro innanzitutto una
giustificazione che altri devono conquistare in altro modo e a volte
non ottengono mai. In secondo luogo conferiscono una risonanza che
giunge lontano e ci ha permesso di identificarli con più
facilità. E' indubbio che decine di altri contemporanei maestri
dell'eleganza estrema ed indipendente dovrebbero essere qui citati,
ma su questo attendiamo le segnalazioni dei Visitatori, da inoltrarsi
nelle aree interattive del Caffè o della Posta. A nostra
insindacabile scelta, altri nomi così pervenuti verranno
inseriti in questo elenco. Ciò permetterà di far conoscere
a chi sia veramente interessato qualche personaggio che oggi vive
in circuiti così sofisticati da restare fuori anche dall'occhio
della stampa. Di salvare dalloblio dei nomi meritevoli di
memoria, situando la loro opera in un luogo dove possa essere compresa
con indulgenza. Purtroppo sembra che ad ogni passo verso la terra
promessa di libertà sociali ci si ritrovi più schiavi
del conformismo e meno inclini ad assolvere una visione estrema
dellindividuo come fine e centro dellessere. Il popolo
perdona lo stolto, ma non l'artista.
Alberto
Arbasino (1930), poeta, scrittore
Alain Elkann (1950), scrittore
Daniel
Hourdé (1948), pittore, scultore, gallerista
Karl Lagerfeld (1938), stilista
Carlo Rampazzi (1949), desinger
Tom Wolfe
(1931), scrittore
Pim
Fortuyn (1948-2002), uomo politico
Philippe
Daverio (1949), gallerista, critico d'arte
Yinka
Shonibare (1962), artista
Alberto
Bongini (1956), desinger e pittore
Philippe
Jullian (1922-1977), disegnatore, scrittore, critico d'arte
Nick
Foulkes, giornalista e scrittore
Christos
Toledo, artista
John
Stoddart, fotografo
David
Carter, decoratore d'interni
Alexis
de Redé (1922-2004)
Gottfried von Bismarck (1962-2007) |
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