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DELLA FRIVOLEZZA tratto da "La difficoltà
di essere" di Jean Cocteau
[...] [Il dandy] Non bisogna confonderlo con quelli che scoprirono
nel suo contegno, preso come fine, un'immagine visibile della loro
anima altera e della loro ribellione. Capisco che Baudelaire ne
provi attrazione. Lui va in senso inverso. Quel drammaturgo è
un dramma. E' il dramma, il teatro, gli attori, il pubblico, il
sipario rosso, il lampadario. Un Brummel è, al contrario,
il maschio perfetto dell'attrice senza teatro. Reciterà la
sua parte nel vuoto, fino al vuoto definitivo d'una mansarda in
cui muore facendosi annunciare tutti i nomi d'Inghilterra. Il suo
detto: "Non potevo essere ben vestito al Derby, poichè
voi l'avete notato" acquista senso quando Baudelaire si riduce
a dar credito a un articolo in cui Sainte-Beuve non ammira della
sua opera che un sonetto alla luna. "La testa calda e la mano
fredda" dice Goethe da qualche parte. Il dandy è testa
fredda e mano fredda. Consiglio alle navi di evitare quell'iceberg
inolente. Nulla cambia la sua strada. Ucciderebbe per annodarsi
la cravatta. Del resto il suo imperialismo è senza base.
Non è unto che da se stesso. Un bel giorno Brummel chiede
al re Giorgio di alzarsi e di tirare il cordone del campanello.
Quel campanello basta a risvegliare il re legale dalla sua piccola
ipnosi e mettere alla porta il re della moda.
Quando i re mettono alla porta i poeti, i poeti ci guadagnano. Quando
il re d'Inghilterra mette alla porta Brummel, Brummel è perduto.
Jean Cocteau
(tratto da "La difficoltà di essere", Serra e Riva
editori (1985)) |
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