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LESTETICA DI OSCAR WILDE: LE INTENZIONI
DI UNARTE DELLA CRITICA di Marco Vignolo Gargini
Introduzione
Affrontare il tema dellestetica di Oscar Wilde, e noi propendiamo
per una affermazione di questa estetica, significa non sostare
solo davanti allaspetto mitico, leggendario della figura
dello scrittore, seguendo la consueta immagine trasmessaci del
dandy provocatore e pacchiano nelle sue pose, dellumorista
salace, dellamabile conversatore.Wilde è anzitutto
un uomo di cultura, le sue idee sullarte sono il frutto
di un notevole lavoro di critica, vengono condannate come decadenti
e immorali perché pericolose dal momento che suggeriscono
una nuova identità dellartista, indipendente, critico,
paradigmatico, contrapposta a quella del suddito di Her Majesty
the Queen, e preparano lavvento di un creatore di fantasmagorie
e di vicende immaginarie tratte dal materiale grezzo di una realtà
amorfa e quotidianamente ripetitiva.Per meglio comprendere la
portata culturale di Oscar Wilde occorre ripercorrere la sua formazione
tappa per tappa: negli anni 1871-74 è studente al Trinity
College di Dublino, dove si trova sotto la guida dellallora
celebre classicista John Pentland Mahaffy, distinguendosi subito
nelle materie umanistiche; in seguito si trasferisce a Oxford,
vincendo una borsa di studio, e qui ottiene nel 1878 il diploma
di Bachelor of Arts. Al periodo oxfordiano risalgono le lezioni
dei due maestri del nuovo culto per larte: John Ruskin,
il cui nome è legato alla cerchia dei Preraffaelliti, e
Walter Pater che, come vedremo, influenzerà più
profondamente lopera wildiana.Wilde esce da Oxford con una
discreta fama di poeta (si aggiudica la vittoria del premio Newdigate
riservato agli studenti di Oxford, premio il cui albo doro
è reso prestigioso dai successi di nomi illustri come Ruskin
e di Matthew Arnold), e di "esteta", una qualifica che,
nella seconda metà del XIX secolo, in Francia come in Inghilterra
indica unattività artistica provocatoria e ribelle
nei confronti della società.Le preferenze letterarie di
Wilde vanno soprattutto per gli autori francesi, Baudelaire, Balzac,
Flaubert, Gautier, ma pure Dante, che conosce a memoria in italiano,
Goethe, Shakespeare, e ciascuna di esse contribuisce alla creazione
di un pastiche di idee estetiche e di pose un po eccentriche
che mettono in luce il personaggio Wilde.La notorietà dello
scrittore irlandese si accresce per merito del giornale umoristico
"Punch", che pubblica numerose caricature del rappresentante
di questa nuova moda dell "estetismo", a tal punto
che, nel 1881, il librettista William Schwenck Gilbert e il musicista
Arthur Seymour Sullivan compongono un operetta dal titolo Patience,
in cui fanno la parodia agli "esteti".Dovendo rappresentare
a New York Patience, un impresario teatrale ha la brillante idea
di proporre a Wilde un giro di conferenze negli Stati Uniti, con
lintenzione di mostrare da vicino al pubblico americano
uno degli "esteti" che loperetta prende in giro.
Wilde accetta di andare negli Stati Uniti, senza sapere il vero
motivo del suo compito, e il 2 gennaio 1882 sbarca a New York,
iniziando la sua tournée di readings, che durerà
fino al 27 dicembre 1882.Durante questo periodo americano Wilde
rilascia interviste, proclama il suo credo artistico ancora abbozzato,
e visita alcune glorie americane in primis Walt Whitman, che Wilde
ammira moltissimo, poi il generale Ulysses Simpson Grant, Louisa
Alcott, Henry Wadsworth Longfellow, con il rammarico della mancata
visita a Ralph Waldo Emerson, scomparso proprio nel 1882.Il 1883
è lanno decisivo per Oscar Wilde: tornato dagli Stati
Uniti decide di abbandonare le vecchie pose e sviluppa più
compiutamente gli aspetti di critica letteraria, che determineranno
luscita dei dialoghi The Decay of Lying - An Observation
(1889) e The Critic as Artist - With some remarks upon the importance
of doing nothing (1890), nonché del saggio The Soul of
Man under Socialism (1891).Wilde va spesso a Parigi e ha modo
di conoscere i letterati già famosi, o in procinto di esserlo;
a partire dal primo soggiorno di cinque mesi nel 1883 incontra
Anatole France, Victor Hugo, Paul Verlaine, Emile Zola, il pittore
Gustave Moreau, lattore Benoît Constant Coquelin,
frequenta i famosi Mardis de la rue de Rome, i cenacoli letterari
a casa di Stéphane Mallarmé, diventa amico di Paul
Bourget, di Pierre Louÿs e dellattrice Sarah Bernhardt,
per la quale scriverà Salomé.André Gide inaugura
la sua serie di incontri con Wilde nel 1891, il suo atteggiamento
passerà dalla cieca venerazione iniziale allaperta
critica dello scrittore, rivolta allopera letteraria in
In memoriam (1901) e alluomo in Si le grain ne meurt (1920).Così
come Marcel Proust, nel 1894 alletà di ventitré
anni, conosce fugacemente Wilde, e pare che la figura dello scrittore
irlandese offra alcuni spunti per la caratterizzazione del celebre
personaggio de A la recherche du temps perdu, il barone Charlus
Palamède de Guermantes.[1]Infine, non dimentichiamo i numerosi
dessins di Henry de Toulouse-Lautrec (1864-1901) in cui Wilde
viene ritratto, di nascosto in verità giacché Wilde
non ama il particolare uso caricaturale che il pittore francese
fa della sua immagine, dessins che culmineranno nel famoso quadro
dipinto a Londra, Oscar Wilde at the time of the trials.[2] La
forza espressiva di Wilde cresce in eleganza e spessore dopo lesperienza
americana, le sue idee estetiche nascono dal confronto continuo
che egli ha con gli autori classici e moderni, e da ciascuno di
essi riceve uninfluenza che poi sa filtrare elaborandola
e reinventandola. Riguardo linteresse specifico per larte
pittorica, vedremo come lamicizia burrascosa con il pittore
americano James Whistler sia fondamentale per le teorie wildiane
sullautonomia della pittura in contrapposizione alle correnti
realiste.Per comprendere appieno lestetica wildiana bisogna
analizzare le seguenti opere: The Decay of Lying - An Observation
; The Critic as Artist - With some remarks upon the art of doing
nothing ; The Soul of Man under Socialism ; The Picture of Dorian
Gray (Prefazione e parti del romanzo).The Decay of Lying - an
Observation è sicuramente lopera meglio riuscita
di Wilde, per sintesi, capacità descrittive e argomentazioni,
in essa si affermano lassoluta autoreferenza dellarte,
la sudditanza espressiva della vita e della natura nei confronti
dellopera artistica, nonché la preoccupazione per
un decadimento della fantasia creatrice. In questo dialogo la
critica è rivolta alla corrente realista in pittura, contro
gli allievi di Gustave Courbet, il pittore che fonda il Realismo
pittorico, e a Emile Zola, il romanziere francese padre del Naturalismo
in letteratura.The Critic as Artist - With some remarks upon the
art of doing nothing manca rispetto al precedente dialogo del
dono della sintesi, ma non per questo è privo di unanalisi
originale della figura del critico, critico che è contemporaneamente
un artista in grado di possedere un modus scribendi maggiormente
esplicativo e creativo insieme.Nel saggio The Soul of Man under
Socialism la funzione del riformatore della società è
incarnata dallartista, sottolineando lutopia di una
realtà nominalmente socialista, sebbene composta da personalità
individualistiche, dove il ruolo predominante per la formazione
culturale degli uomini spetta allarte.Lunico romanzo
di Wilde, The Picture of Dorian Gray, è lesatta applicazione
dei principi estetici presenti nelle opere succitate, e le ventiquattro
sentences che formano la prefazione possono essere considerate
come un sommario dellestetica wildiana.Se invece desideriamo
avere una prova inconfutabile della reale consistenza dello scontro
tra Wilde, in qualità dartista, e la società
inglese di fine XIX secolo occorre visionare la cross-examination[3]
fatta dal Patrocinante Reale, Edward Henry Carson, a Wilde durante
il primo dei tre processi del 1895, nel quale Wilde appare ancora
come querelante.[4] Buona parte del pregiudizio sullopera
wildiana ci giunge addirittura da una frase dello stesso Wilde,
riportata da André Gide (1869-1951), vincitore del premio
Nobel nel 1947, nel suo In memoriam: "Jai mis tout
mon génie dans ma vie; je nai mis que mon talent
dans mes uvres" (Ho messo tutto il mio genio nella
mia vita; non ho messo che il mio talento nelle mie opere).[5]
In questo libro Gide trascrive molte conversazioni avute con lo
scrittore e formula nei suoi confronti un giudizio molto severo,
riassumibile in una affermazione lapidaria, posta allinizio
del testo: "Wilde nest pas un grand écrivain"
(Wilde non è un grande scrittore).[6]Lidea di un
Wilde abile solo nelle conversazioni e poco valente nellarte
della scrittura ha in Gide il promotore più rappresentativo
e, per dare un esempio, citiamo una parte dellintroduzione
di Raffaello Piccoli alla prima edizione italiana di Intentions,
pubblicata nel 1938:"La vita di Oscar Wilde è una
singolare parabola morale e, insieme, unopera di genio.
Soleva dire il Poeta, giunto al culmine tragico della sua esistenza,
in quel periodo della ebbrezza dionisiaca, che precedette la catastrofe,
chegli aveva posto tutto il suo genio nella sua vita; ma
nulla più che il suo talento nelle opere della sua arte.
E veramente egli, che non seppe e non volle essere un grande scrittore,
fu un conversatore affascinante, un favoleggiatore meraviglioso;
ogni pensiero gli si presentava e atteggiava nella mente sotto
la specie dun apologo, duna fiaba, duna novella;
come uno scultore pensa, per usare ancora una sua frase, in bronzo,
egli pensava e parlava in quella materia che gli inglesi indicano
ammirabilmente con una parola sola: fiction. Benché poi,
nel processo della composizione artistica, la primitiva bellezza
dellinvenzione si perdesse o soffuscasse nella preziosità
nelleufuismo, nelle minuzie piacevoli e bizzarre, il nome
di Oscar Wilde sarà ricordato negli annali della letteratura
inglese come quello dun writer of fiction, dun novellatore:
e quel suo romanzo chegli scrisse quasi per gioco, per convincere
chi lo accusava di non sapere se non scrivere novelle, sarà
ben detto la più lunga delle sue novelle, la più
ricca di quello sfarzo di nonnulla sapienti, curiosi, paradossali
di cui egli si piaceva."[7] Non solo Piccoli traduce le parole
di Gide, senza nominare la fonte originale, ma pure si perde egli
stesso in una serie di "nonnulla sapienti" sulla figura
di Wilde, evitando di entrare nelle tematiche espresse in Intentions,
la raccolta dei testi critici dello scrittore irlandese. A chi
desidera conoscere qualcosa su The Decay of Lying, o The Critic
as Artist consigliamo la lettura di questa introduzione, evidentemente
per rimanere delusi e indispettiti dal grado di misunderstanding
di cui lopera wildiana è vittima. Parimenti, dovendo
citare un critico che in Italia ha influenzato alcuni commenti
sulle opere di Wilde, improntati a una severa stroncatura dellaspetto
critico-letterario dello scrittore irlandese, allora chiamiamo
in causa Mario Praz che, schiavo dei giudizi espressi da certa
critica britannica, è lesempio lampante di come non
va assolutamente letto Oscar Wilde:"La lamentevole tragedia
della carriera del Wilde sta tutta qui: che dopo il 1881 egli
seguitò a dare il più cospicuo esempio di lezi efficacemente
bollati dalla parodia, e ottenne tanto successo appunto perché,
invece di essere preso sul serio, fu riguardato come la più
perfetta incarnazione della popolarissima caricatura di Gilbert.
E del Wilde il paradosso: la natura imita larte. Ma
la vita stessa del Wilde fu lillustrazione di un paradosso
ben più divertente, e cioè: la realtà imita
la caricatura. (...) Il Byron sera potuto permettere il
lusso di arieggiare le eccentricità dei dandies, poiché,
nel Byron, cera molto di più; ma il Wilde, oltre
al dandismo eccentrico, di cui egli era il più rappresentativo
divulgatore, aveva da offrire solo unaltra merce: la sua
spiritosa conversazione. Che questultima ci sia stata conservata
nelle commedie, lo dobbiamo puramente a una circostanza esteriore,
la provvida imprevidenza del Wilde nelle faccende economiche.
A un certo punto, constatando che i suoi successi desteta
non gli procuravano che troppi inviti a pranzo e troppo pochi
incassi effettivi, il Wilde, abituato a spendere senza riguardo,
si decise a scrivere pel teatro. Non fosse stata quella provvida
imprevidenza di scialacquatore, egli avrebbe conservato il peggio
di se stesso in libri, e il meglio avrebbe disperso in chiacchiere,
col risultato che oggi nessuna delle sue opere sarebbe popolare.Invece,
domandate a chiunque che cosa sia morto e che cosa sia vivo del
Wilde, e vi sarà risposto che lo stile dei suoi libri è
decisamente fuori di moda (it dates), ma che le sue commedie,
soprattutto The Importance of Being Earnest (titolo intraducibile
per via dellimplicito gioco di parole Ernest-earnest), godono
ancora di una popolarità che non accenna a tramontare."[8]
Rispolverare loperetta Patience per descrivere Wilde non
è solo insufficiente, ma pure superficiale; laccostamento
con Byron diventa una mera reazione senza spiegazione alle parole
già menzionate del De Profundis; ma, soprattutto, affermare
che Wilde dia la sua prova migliore nelle commedie, solamente
per lesaurirsi delle sostanze, ci sembra assurdo, verrebbe
da domandare quante opere di buona fattura, se non capolavori,
debbano la loro origine alla "provvida imprevidenza"
degli artisti.La verità è che studiando attentamente
le opere, che abbiamo considerato rappresentative dellestetica
wildiana, comprendiamo appieno quanto sia errato latteggiamento
di chi ama valutarle del tutto inferiori allars loquendi
dello scrittore di dublino.Non è luogo comune sostenere
che la vita abbia preso il sopravvento sulla creazione dellartista,
è la logica conseguenza di un interesse biografico maggiore
rispetto alla critica dei testiwildiani, e di una cieca fiducia
verso chi, come Gide, ha descritto il personaggio trascurando
le sue opere.Daltra parte unoperazione commerciale
molto in voga è quella di un uso sfrenata degli epigrammi
di Wilde, che troviamo dappertutto: nelle confezioni dei cioccolatini,
nelle trasmissioni televisive etc., unoperazione che ha
il demerito di isolare alcune frasi dal contesto originale, senza
offrire in cambio una interpretazione filologica che sappia mettere
al loro giusto posto questi aforismi.Wilde, per fortuna, è
molto di più di tutto ciò, come vedremo egli sa
essere un critico spietato e motivato del realismo in arte, e
da questo punto di vista la sua opera migliore The Decay of Lying
- An observation va considerata come una riproposizione aggiornata
dellantica formula "art pour lart", precedentemente
contemplata ed elaborata nelle opere di Baudelaire e Gautier,
anticipando così le esperienze artistiche di molte correnti
davanguardia del XX secolo.Il culto della forma decretato
allinterno degli scritti di Wilde sarà infatti la
lezione estetica che prepara l "Art nouveau",
come lEspressionismo, il Dadaismo, il Surrealismo, in esso
vi si scorge il senso della trasformazione della realtà
in un atto espressivo, artistico. Il tono frivolo, per nulla engagé,
con cui Wilde parla dellarte della critica, del rapporto
che lindividuo deve avere con se stesso, della totale libertà
despressione, artistica e non, da raggiungere in un contesto
sociale nuovo, evidentemente non è piaciuto a chi considera
inadatto un linguaggio del genere per descrivere unestetica
o una poetica: il motivo per cui questa parte degli scritti di
Wilde ha subito delle stroncature, oppure è passata sotto
silenzio, crediamo consista esattamente nelluso wildiano
di un trattamento considerato "leggero" rispetto ad
argomenti considerati "pesanti", quali la società
(The Soul of Man under Socialism), larte (The Decay of Lying)
e la morale (The Critic as Artist e The Picture of Dorian Gray).Alcune
affermazioni di Wilde possono apparire provocatorie e volutamente
paradossali, e molte lo sono, in esse si è criticata la
visione distaccata e la posa aristocratica dellartista,
la pantomima di un esteta amante della bellezza e sprezzante verso
altre forme. Certo, lartista rivoluzionario di Wilde non
ha progetti politici da realizzare attraverso una lotta armata,
cerca solo di insegnare che una maggiore educazione artistica
della popolazione può essere più utile per la realizzazione
di una civiltà di tanti programmi demagogici e assistenzialistici,
per la realizzazione di una civiltà diversa.Ugualmente,
là dove lo scrittore è un writer of fiction, si
è teso a sminuire il risultato di The Picture of Dorian
Gray, accusando di plagio Oscar Wilde e scoprendo nel romanzo
una serie pressoché infinita di derivazioni, da Balzac
(La peau de chagrin, Splendeurs et misères des courtisanes),
da Gautier (Mademoiselle de Maupin), da Huysmans (A rebours),
da Edgar Allan Poe (The Oval Portrait, William Wilson) etc..E
però innegabile linfluenza che il romanzo di Wilde
ha determinato su altri autori che hanno letto The Picture of
Dorian Gray, e il nostro compito sarà quello di cogliere
in Der Tod in Venedig di Thomas Mann, e in Kinjiki di Yukio Mishima
due esempi significativi dellinfluenza esercitata dallopera
dello scrittore irlandese.Questi e altri problemi verranno affrontati
allinterno dello studio delle opere di Wilde citate, cercando
il più possibile di inquadrare e interpretare laspetto
estetico in particolare e, in generale, quello dellepoca
in cui lartista vive.
[1] Per linfluenza di Wilde sul personaggio del barone Charlus
si confronti Marcel Proust di George D. Painter, Chatto &
Windus, London 1959.
[2] Acquerello su cartoncino (58,5 x 48), dipinto alla vigilia
del processo, il 2 aprile 1895, fa parte della collezione di Mr.
Conrad Lester, Beverly Hills, Los Angeles, California, U.S.A..
[3] La cross-examination, nel Regno Unito, è il diritto
al controinterrogatorio che lavvocato dellimputato
ha nei confronti del querelante.
[4] Oscar Wilde querela per diffamazione il marchese di Queensberry,
avendo ricevuto allAlbemarle Club un biglietto da visita
dello stesso marchese il quale, intuendo il genere di rapporto
instauratosi tra suo figlio, Alfred Douglas, e Wilde, invia, il
18 febbraio 1895, il suddetto biglietto su cui scrive: "For
Oscar Wilde, posing as a somdomite (sic!)" (A Oscar Wilde,
che posa a sodomita).
[5] André Gide, In memoriam, Mercure de France, Paris 1925,
pp. 12, 13.
[6] Op. cit. p. 12.
[7] Oscar Wilde, Intenzioni, introduzione di Raffaello Piccoli,
F.lli Bocca Editori, Milano 1938, pp. VII, VIII.
[8] Mario Praz, Il Patto col serpente Paralipomeni di "La
carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica",
Mondadori, Milano 1972, pp. 254, 255.
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