Lo Studio di
A. Sperelli Il
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Lo Snob Eleganza
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La "Divisa Estetica"
Fiore all'occhiello
Il Bastone da passeggio
Yellow Book & Savoy
Caricature
Marchesa Casati
|
NOTE SU "CAMP" di Susan Sontag
Molte cose al mondo non hanno un nome, e molte, anche se il nome
ce l'hanno, non sono mai state descritte. Una di queste è
la sensibilità – inconfondibilmente moderna, una variante
della sofisticazione anche se con essa difficilmente si identifica
– che va sotto il nome di Camp.
Una sensibilità (in quanto si distingue da un'idea) è
una cosa di cui è estremamente difficile parlare, ma ci sono
anche ragioni speciali che hanno sinora impedito che ci si occupasse
di Camp. Esso non è un tipo di sensibilità naturale,
ammesso che una sensibilità naturale poss esistere. Anzi,
l'essenza di Camp è il suo amore per l'innaturale, per l'artificio,
per l'eccesso. In più Camp è esoterico, una specie
di cifrario privato, addirittura un distintivo di riconoscimento
tra piccole cricche urbane. A parte due pigre pagine d'appunti nel
romanzo The World in Evening (1954) di Christopher Isherwood, non
è quasi mai arrivato alla stampa.
Parlare di Camp equivale quindi a tradirlo. E se il tradimento può
essere difeso, lo sarà per l'edificazione che apporta o per
la dignità del conflitto che risolve. Personalmente, adduco
a scusanti la meta dell'autoedificazione e lo stimolo di un aspro
conflitto all'interno della mia sensibilità. Sono enormemente
attratta da Camp e ne sono quasi altrettanto offesa. È per
questo che voglio e posso parlarne. Chi infatti partecipa di tutto
cuore di una data sensibilità non può analizzarla;
può soltanto, qualunque siano le sue intenzioni, esibirla.
Dare un nome a una sensibilità, tracciarne i contorni e raccontarne
la storia richiede una simpatia profonda rettificata da un senso
di revulsione.
Benché il mio discorso concerna soltanto una sensibilità
– e una sensibilità che, tra le altre cose, tramuta
il serio in frivolo – queste sono faccende importanti. La
maggior parte della gente considera la sensibilità o il gusto
territori di preferenze puramente soggettive, di attrazioni misteriose,
soprattutto sensuali, che non sono state assoggettate alla sovranità
della ragione. Essi permettono che considerazioni di gusto influiscano
sulle loro reazioni di fronte a persone o opere d'arte. Ma questo
è un atteggiamento ingenuo. E anche peggio. Trattare con
condiscendenza la facoltà del gusto significa trattare con
condiscendenza se stessi. È infatti il gusto che governa
ogni libera reazione umana, usando l'aggettivo "libera"
in contrapposizione all'aggettivo "automatica". Non c'è
nulla che sia più decisivo. C'è gusto per le persone,
gusto visivo, gusto per i sentimenti; e c'è anche gusto per
le azioni, per la moralità. La stessa intelligenza è
una forma di gusto: gusto per le idee. (Uno dei fatti di cui bisogna
tener conto è che il gusto tende a svilupparsi in modo molto
ineguale. È raro che una stessa persona abbia buon gusto
visivo e buon gusto per le persone e gusto per le idee).
Il gusto non è inquadrato in un sistema e non può
essere dimostrato. Ma ha una sorta di logica: la sensibilità
coerente che sottende un certo gusto e gli dà origine. Una
sensibilità è quasi, ma non del tutto, ineffabile.
Qualunque sensibilità che possa essere ficcata nello stampo
d'un sistema, o maneggiata con i grossolani utensili della prova,
non è più una sensibilità. Si è consolidata
in un'idea...
Per intrappolare una sensibilità, specialmente se viva e
vigorosa, in parole bisogna dunque essere guardinghi e delicati
[NdA: La sensibilità di un'epoca non ne è soltanto
l'aspetto più decisivo, ma anche il più perituro.
Si possono cogliere le idee (la storia intellettuale) e il comportamento
(la storia sociale) di un'epoca senza mai occuparsi della sensibilità
o del gusto che ispirarono quelle idee e quel comportamento. Sono
pochissimi gli studi storici – come quello di Huizinga sul
tardo Medio Evo o di Febvre sulla Francia del Cinquecento –
che ci raccontano qualcosa sulla sensibilità del periodo
preso in esame]. La forma della serie d'appunti mi è parsa
più adatta di quella del saggio (che richiede un'argomentazione
lineare, consecutiva) all'annotazione di qualche aspetto di questa
particolare sensibilità. È imbarazzante trattare di
Camp con solennità sistematica. Si corre il rischio di produrre
a nostra volta un mediocrissimo esempio di Camp.
Questi appunti sono dedicati a Oscar Wilde.
"Bisognerebbe essere un'opera d'arte, o indossare un'opera
d'arte".
Phrases & Philosophies for the Use of the Young
1. Per cominciare con un'affermazione molto generica: Camp è
una forma particolare di estetismo. È un modo di vedere il
mondo come fenomeno estetico. Questo modo, il modo di Camp, non
si misura sulla bellezza ma sul grado d'artificio e di stilizzazione.
2. Mettere in rilievo lo stile significa trascurare il contenuto
o introdurre un atteggiamento neutrale nei confronti del contenuto.
Ovviamente la sensibilità Camp è disimpegnata e spoliticizzata,
o perlomeno apolitica.
3. Non c'è solo una visione Camp, un modo Camp di guardare
le cose. Camp è anche una qualità individuabile negli
oggetti e nel comportamento delle persone. Ci sono film, vestiti,
mobili, canzonette romanzi, individui ed edifici campy.
Questa distinzione è importante. L'occhio Camp ha effettivamente
il potere di trasformare l'esperienza. Ma non tutte le cose possono
essere viste come Camp. Non tutto è nell'occhio di chi guarda.
4. Esempi scelti a caso di articoli che fanno parte del canone di
Camp:
Zuleika Dobson di Max Beerbohm
lampade Tiffany
film Scopitone
il ristorante Brown Derby in Sunset Boulevard a Los Angeles
The Enquirer, titoli e articoli
disegni di Aubrey Beardsley
Il lago dei cigni
le opere di Bellini
le regie di Visconti per Salomè e Peccato che sia una sgualdrina
certe cartoline fine secolo
King Kong di Schoedsack e Cooper
la canzonettista cubana La Lupe
God's Man, il romanzo in xilografie di Lynn Ward
i vecchi fumetti di Gordon
gli abiti femminili degli anni Venti (boa di struzzo, vestiti di
frange e perline, ecc.)
i romanzi di Ronald Firbank e Ivy Compton–Burnett
i film nudisti visti senza libidine.
5. Il gusto Camp ha un'affinità per certe arti più
che per altre. Gli abiti, i mobili e tutti gli elementi del décor
visivo, per esempio, ne costituiscono un elemento importante. Perché
l'arte Camp è spesso arte decorativa che mette in rilievo
il tessuto, la sensualità della superficie e lo stile a spese
del contenuto. Ma la musica da concerto, essendo priva di contenuto,
è raramente Camp. Non offre occasioni, poniamo, per un contrasto
tra la balordaggine o la bizzarria del contenuto e la ricchezza
della forma... Certe volte intere forme d'arte diventano sature
di Camp. Lo sono parsi per molto tempo il balletto classico, l'opera
e il cinema. Negli ultimi due anni è stata annessa a Camp
la musica di consumo (quella post rock'–n'–roll, lo
yé yé insomma). E la critica cinematografica (per
esempio l'elenco dei “Dieci migliori brutti film che io abbia
mai visto”) è oggi probabilmente la massima divulgatrice
del gusto Camp, perché la maggior parte della gente continua
ad andare al cinema all'insegna dell'euforia e della mancanza di
pretese.
6. In un certo senso è giusto dire: “È troppo
buono per essere Camp”. O “troppo importante”,
non abbastanza marginale. (Su questo punto ritorneremo). Cosi sono
Camp la personalità e molte opere di Jean Cocteau, ma non
quelle di André Gide; le opere di Richard Strauss, ma non
quelle di Wagner; i prodotti di Tin Pan Alley e di Liverpool, ma
non il jazz. Molti esempi di Camp, da un punto di vista “serio”,
sono arte cattiva o kitsch. Noi tutti però. Non solo Camp
non è necessariamente arte cattiva, ma esistono opere d'arte
che possono essere considerate Camp (per esempio, i film più
importanti di Louis Feuillade) pur meritando la più seria
ammirazione e il più serio studio.
"Quanto più studiamo l'arte, tanto meno c'interessa
la natura".
The Decay of Lying
7. Tutti gli oggetti e le persone Camp hanno in sé un elemento
importante di artificio. Non c'è nulla in natura che possa
essere campy... Il Camp rurale è pur sempre fatto dall'uomo
e gli oggetti campy sono quasi sempre urbani. (Anche se spesso mostrano
una serenità – o un'ingenuità – che è
l'equivalente del pastorale. A molto Camp si applica l'espressione
di Empson “pastorale urbano”).
8. Camp è una visione del mondo in termini di stile, ma di
uno stile particolare. È l'amore per l'eccessivo, per l'eccentrico,
per le cose–che–sono–come–non–sono.
L'esempio migliore è l'Art Nouveau, il più tipico
e il più compiuto degli stili Camp. Gli oggetti Art Nouveau
trasformano, e questo è tipico, una cosa in qualcos'altro:
gli impianti di illuminazione a forma di piante fiorite, il soggiorno
che è in realtà una grotta. Un esempio notevole: gli
ingressi del métro parigino disegnati da Hector Guimard negli
ultimi anni del secolo scorso come steli d'orchidea in ghisa.
9. In quanto gusto per le persone, Camp risponde particolarmente
a ciò che è decisamente attenuato e a ciò che
è vigorosamente sottolineato. L'androgino è certo
una delle grandi immagini della sensibilità Camp. Esempi:
le figure svenevoli, sottili e sinuose della pittura e della poesia
preraffaellite; i corpi esili, fluidi, asessuati delle stampe e
dei manifesti Art Nouveau presentati in rilievo su lampade e portacenere;
I'ossessionante vuoto androgino dietro la bellezza perfetta di Greta
Garbo. Su questo punto, il gusto Camp tocca una delle verità
più misconosciute del gusto: la forma più raffinata
dell'attrazione sessuale (nonché del piacere sessuale) consiste
nell'andar contro l'inclinazione del proprio sesso. Ciò che
c'è di più bello negli uomini virili è qualcosa
di femminile; ciò che c'è di più bello nelle
donne femminili è qualcosa di maschile… Accanto al
gusto per l'androgino, c'è in Camp qualcosa che sembra molto
diverso ma non lo è: una predilezione per l'esagerazione
delle caratteristiche sessuali e delle affettazioni della personalità.
Per ragioni ovvie, i migliori esempi che si possono citare concernono
i divi del cinema. La femminilità banale e vistosa di Jayne
Mansfield, Gina Lollobrigida, Jane Russell, Virginia Mayo; la virilità
eccessiva di Steve Reeves o Victor Mature.Le grandi virtuose del
temperamento e della maniera, come Bette Davis, Barbara Stanwyck,
Tallulah Bankhead, Edwige Feuillère.
10. Camp vede ogni cosa tra virgolette. Non una lampada, ma una
“lampada”; non una donna, ma una “donna”.
Scorgere Camp negli oggetti e nelle persone significa intendere
gli esseri come interpreti di un ruolo. È l'estensione estrema,
sul terreno della sensibilità, della metafora che vede la
vita come teatro.
11. Camp è il trionfo dello stile ermafrodita. (La convertibilità
tra “uomo” e “donna”, tra “persona”
e “cosa”). Ma lo stile, cioè l'artificio, in
fondo è sempre ermafrodita. La vita non ha stile. E neanche
la natura.
12. Il problema non è “Perché il travestimento,
la personificazione, la teatralità?”, ma piuttosto:
“Perché travestimento, personificazione e teatralità
acquistano l'aroma particolare di Camp?”. “Perché
l'atmosfera delle commedie di Shakespeare (Come vi piace, eccetera)
non è ermafrodita, e quella del Rosenkavalier sì?”
13. La linea di spartizione sembra cadere nel diciottesimo secolo.
Ivi risiedono le origini del gusto Camp (romanzi gotici, chinoiseries,
caricature, ruderi artificiali, eccetera). Ma i rapporti con la
natura allora erano diversi. Nel Settecento le persone di gusto
o la proteggevano (Strawberry Hill) o tentavano di trasformarla
in qualcosa d'artificioso (Versailles). Erano instancabili nel proteggere
il passato. Oggi il gusto Camp cancella la natura o la contraddice
in modo esplicito. E i suoi rapporti con il passato sono estremamente
sentimentali.
14. Una storia sommaria di Camp potrebbe naturalmente cominciare
parecchio tempo prima, con i manieristi come Pontormo, Rosso Fiorentino
e Caravaggio, con la pittura straordinariamente teatrale di Georges
de La Tour o, in letteratura, con l'eufuismo (Lyly, eccetera). Ma
il più solido punto di partenza sembra situarsi tra la fine
del diciassettesimo e l'inizio del diciottesimo secolo, data la
straordinaria sensibilità di quel periodo per l'artificio,
i valori di superficie, la simmetria; e il suo gusto per il pittoresco
e per il sensazionale, le sue eleganti convenzioni per rappresentare
sentimenti immediati, e la presenza totale del personaggio: l'epigramma
e il distico rimato (nelle parole), l'infiorazione (nei gesti e
nella musica).
L'ultimo Seicento e il primo Settecento sono il grande periodo Camp:
Pope, Congreve, Walpole, eccetera, ma non Swift; les précieux
in Francia; le chiese rococò di Monaco; Pergolesi.
Un po' più tardi, tanta parte di Mozart. Nell'Ottocento però
ciò che prima era stato distribuito fra tutta l'alta cultura
diventa un gusto speciale: assume le tonalità dell'intenso,
dell'esoterico, del satanico. Limitandoci alla sola storia d'Inghilterra,
vediamo Camp continuare pallidamente nell'estetismo ottocentesco
(Burne–Jones, Pater, Ruskin, Tennyson) fino a riemergere in
pieno nelle arti visive e decorative con il movimento Art Nouveau
e a trovare i suoi coscienti ideologi in wits come Wilde e Firbank.
15. Naturalmente, dicendo che tutte queste cose sono Camp, non si
vuol sostenere chenon siano altro. Analizzato nei suoi particolari,
ben difficilmente l'Art Nouveau, per esempio, potrebbe apparire
un equivalente di Camp. L'Art Nouveau è pieno di contenuti,
anche di tipo politico–morale; è stato un movimento
artistico rivoluzionario suscitato da una visione utopistica (qualcosa
di mezzo tra William Morris e il gruppo Bauhaus) e organica della
politica e del gusto. Ma negli oggetti Art Nouveau c'è anche
un elemento che suggerisce una visione disimpegnata, frivola, "estetizzante".
E questo ci fa capire qualcosa d'importante sull'Art Nouveau; e
sulla natura dell'ottica Camp, che si astrae dal contenuto.
16. Insomma la sensibilità Camp è consapevole del
duplice senso in cui certe cose possono essere ricevute. Non si
tratta però della consueta dicotomia tra significato letterale
e significato simbolico, ma della differenza tra la cosa in quanto
significa qualcosa, qualunque cosa, e la cosa come puro artificio.
17. Ciò risulta con chiarezza dall'uso volgare della parola
Camp come verbo: “to Camp”, qualcosa che la gente fa.
To Camp è un modo di sedurre, impiegando tecniche vistose
e suscettibili di una duplice interpretazione; gesti carichi di
ambiguità, con un significato ironico per gli informati e
un altro, più impersonale, per gli estranei. Nello stesso
modo, e per estensione, quando la parola diventa un sostantivo,
quando una persona o una cosa è "un Camp", entra
in gioco un elemento di duplicità. Dietro il significato
pubblico, "immediato", che si può dare a una cosa,
si è individuata un'esperienza privata, e buffonesca, della
cosa stessa.
"Essere naturali è un atteggiamento così difficile
da mantenere".
An Ideal Husband
18. Bisogna distinguere tra Camp ingenuo e Camp intenzionale. Il
puro Camp è sempre ingenuo. Il Camp che sa di essere tale
(Camping), è di solito meno soddisfacente.
19. Gli esempi puri di Camp non sono intenzionali: sono estremamente
seri. L'artigiano Art Nouveau che fabbrica una lampada con un serpente
avvolto intorno non lo fa per scherzo, e neanche cerca di affascinarci.
Dice soltanto, con tutta serietà: "Ecco l'Oriente!"
Il vero Camp – per esempio le coreografie di Busby Berkeley
per i film musicali della Warner Brothers all'inizio degli anni
Trenta, come 42th Street [Quarantaduesima strada, Lloyd Bacon 1933],
Gold Diggers of 1933 [La danza delle luci, M. LeRoy 1933], Gold
Diggers of 1935 [Donne di lusso 1935, B. Berkeley 1935], Gold Diggers
of 1937 [Amore in otto lezioni, L. Bacon 1936], Dames e Footlight
Parade – non intende essere buffo. Camping – per esempio,
le commedie di Noel Coward – invece sí. Ben difficilmente
tanta parte del repertorio operistico tradizionale sarebbe Camp
in modo così soddisfacente se i compositori non avessero
preso sul serio le assurdità melodrammatiche di quasi tutti
i loro libretti.
Non c'è bisogno di conoscere le intenzioni personali dell'artista.
L'opera ci dice tutto. (Si confronti per esempio una tipica opera
ottocentesca con Vanessa di Samuel Barber, un esempio di Camp costruito,
calcolato, e la differenza apparirà con chiarezza).
20. Probabilmente l'intenzione di essere campy è sempre dannosa.
La perfezione di Trouble in Paradise [Mancia competente, E. Lubitsch
1932] e di The Maltese Falcon [Il mistero del falco, J. Huston,
1941], due dei più grandi film Camp che siano mai stati fatti,
deriva dal modo sciolto e agevole con cui mantengono il loro tono.
Ciò non accade in certi famosi film con ambizioni Camp degli
anni Cinquanta, come All About Eve [Eva contro Eva, J. L. Mankiewicz
1950] e Beat the Devil [Il tesoro dell'Africa, J. Huston 1954].
Questi ultimi hanno dei buoni momenti, ma il primo è troppo
labile e il secondo troppo isterico; vogliono talmente essere campy
che continuano a perdere il ritmo... Forse però il problema
non è tanto in una contrapposizione tra effetti non intenzionali
e intenzioni consapevoli, quanto nel delicato rapporto tra parodia
e autoparodia. I film di Hitchcock illustrano perfettamente questo
problema. Quando l'autoparodia manca di effervescenza e rivela (sia
pure sporadicamente) il disprezzo per i propri temi e per i propri
materiali – come in To Catch a Thief [Caccia al ladro, 1955],
Rear Window [La finestra sul cortile, 1954], North by Northwest
[Intrigo internazionale, 1959] – i risultati sono forzati
e grevi, e sono raramente Camp.
Il Camp riuscito – un film come Drôle de dame [Lo strano
caso del dottor Molineaux,1937] di Carné; le esibizioni sullo
schermo di Mae West e Edward Everett Horton; parti del Goon Show
– anche quando è autoparodistico, puzza sempre amor
proprio.
21. Insomma, Camp poggia sull'innocenza. Ciò significa non
soltanto che la rivela ma che, quando può, la corrompe. Gli
oggetti, essendo oggetti, non cambiano quando vengon prescelti dalla
visione Camp. Le persone invece reagiscono al loro pubblico. Le
persone incominciano a diventare Camping: Mae West, Beatrice Lillie,
La Lupe, Tallulah Bankhead in Lifeboat [I prigionieri dell'oceano,
A. Hitchcock 1943], Bette Davis in All About Eve. (E possono anche
arrivare a Camp senza rendersene conto. Si pensi a come Fellini
ha portato Anita Ekberg a parodiare se stessa in La dolce vita).
22. Visto in termini un po' meno rigorosi, Camp è completamente
ingenuo o è totalmente consapevole (quando si gioca a essere
campy). Esempio della seconda categoria: gli stessi epigrammi di
Wilde.
"È assurdo dividere le persone in buone e cattive. Le
persone sono simpatiche e noiose".
Lady Windermere's Fan
23. Nel Camp ingenuo, o puro, è elemento essenziale la serietà,
una serietà che fallisce al suo scopo. Naturalmente la serietà
fallita non sempre può essere redenta come Camp, ma soltanto
quando presenta una giusta miscela di eccesso, fantasia, passione
e ingenuità.
24. Quando qualcosa è soltanto brutto (anziché Camp),
lo è perché ha ambizioni troppo mediocri. L'artista
non ha tentato di far nulla che fosse veramente bizzarro. ("È
troppo", "È troppo fantastico", "Non
ci si può credere" sono espressioni tipiche dell'entusiasmo
Camp).
25. Carattere distintivo di Camp è lo spirito della stravaganza.
È Camp una donna che passeggia con un vestito fatto di tre
milioni di piume. Sono Camp i quadri di Carlo Crivelli, con i gioielli
autentici, gli insetti trompe–l'oeil e le fessure nei muri.
È Camp lo scandaloso estetismo dei sei film americani di
Sternberg con la Dietrich, e in particolare dell'ultimo, The Devil
Is a Woman [Capriccio spagnolo, 1935]. In Camp c'è spesso
qualcosa di démésuré anche nelle intenzioni,
e non soltanto nello stile dell'opera. Gli sgargianti e magnifici
edifici di Gaudí a Barcellona sono Camp non solo per il loro
stile, ma perché rivelano – con particolare evidenza
nella Chiesa della Sagrada Familia – l'ambizione di un uomo
di fare da solo ciò che per essere realizzato richiederebbe
gli sforzi di tutta una generazione, di un'intera cultura.
26. È Camp l'arte che si presenta seriamente, ma non può
essere presa del tutto sul serio perché è "troppo".
Tito Andronico, oppure Strange Interlude di O'Neill sono quasi Camp
o come tali potrebbero essere recitati. La personalità pubblica
e la retorica di De Gaulle spesso sono puro Camp.
27. Un'opera può avvicinarsi ad essere Camp, ma non diventarlo
perché è riuscita. I film di Ejzenstejn sono raramente
Camp perché, nonostante tutti gli eccessi, sono resi (drammaticamente)
senza elementi superflui. Se fossero un po' più "spinti",
potrebbero essere del grande Camp, particolarmente la prima e la
seconda parte di Ivan Groznij [Ivan il Terribile, 1944]. Lo stesso
discorso vale per i disegni e i quadri di Blake, per quanto sconcertanti
e manieristici. Essi non sono Camp, mentre lo è l'Art Nouveau
che di Blake ha subito l'influenza.
Ciò che è stravagante in modo incoerente o spassionato
non è Camp. E non può esserlo neanche ciò che
non dà l'impressione di sgorgare da una sensibilità
incontenibile e praticamente incontrollata. Senza la passione abbiamo
lo pseudo–Camp; che è puramente decorativo, privo di
rischi, in una parola, chic. Sul deserto margine di Camp giacciono
parecchie cose attraenti: le levigate fantasie di Dalí, il
preziosismo da haute couture di La fille aux jeux d'or [La ragazza
dagli occhi d'oro, 1961] di Albicocco. Ma non bisogna confondere
Camp e preziosismo.
28. Ancora. Camp è il tentativo di fare qualcosa di straordinario,
Straordinario, spesso, nel senso di speciale, di ammaliante (la
linea curva, il gesto stravagante), non soltanto con riferimento
allo sforzo. Gli oggetti "incredibili ma veri" di Ripley
sono raramente campy. Sono infatti stranezze naturali (come il gallo
con due teste o la melanzana a forma di croce) o i prodotti di immense
fatiche (l'uomo che è andato fino in Cina camminando sulle
mani, la donna che ha inciso l'intero Nuovo Testamento sulla capocchia
di uno spillo) e mancano del potere visivo – del glamour,
della teatralità – che fa classificare Camp certe stravaganze.
29. La ragione per cui un film come On the Beach [L'ultima spiaggia,
S. Kramer 1959] o romanzi come Winseburg e Ohio sono brutti al punto
da essere ridicoli, ma non al punto da essere divertenti, è
che sono troppo velleitari e pretenziosi. Mancano di fantasia. C'è
Camp in brutti film come The Prodigal Son [Il figliol prodigo, R.
Thorpe 1955] e Samson and Delilah [Sansone e Dalila, C. B. De Mille
1949], nella serie dei grandi spettacoli italiani a colori imperniati
sul supereroe Maciste e in numerosi film di fantascienza giapponesi
(come Rodan, Chikyu Boeigun, Gli uomini H), perché, nonostante
la loro relativa volgarità e mancanza di pretese, sono più
eccessivi e irresponsabili nello sfoggio della fantasia, e quindi
commoventi e decisamente divertenti.
30. Naturalmente il canone di Camp può cambiare. Dipende
moltissimo dal tempo, che può valorizzare ciò che
oggi ci sembra puramente velleitario o privo di fantasia perché
troppo vicino a noi, perché assomiglia troppo alle nostre
fantasie quotidiane per permetterci di scorgerne la natura fantastica.
Siamo meglio in grado di godere una fantasia come fantasia quando
non è la nostra.
31. È per questo che tanti oggetti apprezzati dal gusto Camp
sono antiquati, scaduti, démodés. Non c'è un
amore per il vecchio in quanto vecchio. Ma è un fatto che
il processo d'invecchiamento, di deterioramento crea il necessario
distacco, o suscita una necessaria simpatia. Quando il tema è
importante, e contemporaneo, il fallimento di un'opera d'arte può
farci indignare. Ma il tempo può cambiare la situazione,
Il tempo libera l'opera d'arte del suo peso morale e la consegna
alla sensibilità Camp… Altro effetto del tempo è
quello di restringere l'area della banalità (la banalità,
a rigor di termini, è sempre una categoria del contemporaneo).
Ciò che era banale può, col trascorrere del tempo,
diventare fantastico. Molte persone che ascoltano con piacere lo
stile di Rudy Vallee esumato dal complessino inglese dei The Temperance
Seven si sarebbero trovate molto a disagio quando Rudy Vallee furoreggiava.
Insomma le cose sono campy non quando diventano vecchie, ma quando
noi siamo meno coinvolti in esse e possiamo goderci il fallimento
del tentativo invece di sentircene frustrati. Gli effetti del tempo
sono però imprevedibili. Forse la recitazione secondo il
"metodo" (James Dean, Rod Steiger, Warren Beatty) apparirà
un giorno Camp, come oggi quella di Ruby Keeler o di Sarah Bernhardt,
nei film interpretati alla fine della sua carriera. E forse no.
32. Camp è la glorificazione del "personaggio".
Ciò che esso dice non ha importanza, se non, naturalmente,
per la persona (Loie Fuller, Gaudí, Cecil B. De Mille, Crivelli,
De Gaulle) che lo dice. Ciò che l'occhio Camp apprezza è
l'unità, la forza della persona. In ogni mossa che fa, l'ormai
anziana Martha Graham è sempre Martha Graham… Ciò
appare con chiarezza dal grande idolo serio del gusto Camp. L'incapacità
(o almeno la mancanza di profondità) della Garbo come attrice
accentua la sua bellezza. La Garbo è sempre se stessa.
33. Ciò a cui il gusto Camp reagisce è il "personaggio
immediatamente dato" (il che, naturalmente, è molto
settecentesco); e viceversa ciò che proprio non lo eccita
è lo sviluppo del personaggio stesso. Il personaggio è
inteso come una condizione di incandescenza permanente: una persona
che è una cosa sola, molto intensamente. Questo atteggiamento
di fronte al personaggio è un elemento fondamentale di quella
teatralizzazione dell'esperienza che si esprime nella sensibilità
Camp. E aiuta a spiegare il fatto che l'opera e il balletto sono
considerate inesauribili riserve di Camp, perché nessuna
di queste forme può rendere facilmente giustizia alla complessità
della natura umana. Dove esiste evoluzione del personaggio, l'elemento
Camp diminuisce. Tra le opere, per esempio, La. Traviata (dove esiste
una piccola evoluzione dei personaggi) è meno campy del Trovatore
(dove non ce n'è per niente).
"La vita è una cosa troppo importante perché
si possa parlarne sul serio".
Vera or the Nihilists
34. Il gusto Camp rifiuta la distinzione tra bello e brutto tipica
del normale giudizio estetico. Non capovolge le cose. Non sostiene
che il bello sia brutto o viceversa. Si limita a offrire all'arte
(e alla vita) un insieme di criteri di giudizio diversi, e complementari.
35. Di solito valutiamo un'opera d'arte sulla base della serietà
e della dignità che riesce a raggiungere. L'apprezziamo perché
è riuscita ad essere ciò che è, e, presumibilmente,
ad attuare le intenzioni che le stanno dietro. Supponiamo cioè
un giusto rapporto, cioè un rapporto diretto, tra l'intenzione
e l'esecuzione. Sulla base di questi criteri apprezziamo l'Iliade,
le commedie di Aristofane, L'arte della fuga, Middlemarch, i quadri
di Rembrandt, le liriche di Donne, i quartetti di Beethoven e –
tra gli individui – Socrate, Gesù, San Francesco, Napoleone
e Savonarola. Insomma il pantheon dell'alta cultura; verità,
bellezza e serietà.
36. Ma esistono altre sensibilità creative oltre alla serietà
(tragica o comica) dell'alta cultura e del modo più elevato
di valutare le persone. E si bara con se stessi, come esseri umani,
se si rispetta soltanto lo stile dell'alta cultura, qualunque cosa
si possa fare o pensare di nascosto. C'è per esempio un tipo
di serietà il cui carattere distintivo è l'angoscia,
la crudeltà, l'alienazione. Per essa accettiamo una disparità
tra intenzioni e risultati. Sto parlando ovviamente di uno stile
di esistenza personale oltre che artistico, ma è meglio cercare
esempi nell'arte.
Si pensi a Bosch, Sade, Rimbaud, Jarry, Kafka, Artaud, si pensi
a quasi tutte le opere importanti dell'arte novecentesca, il cui
fine non è di creare armonie, ma di sforzare al massimo il
medium di introdurre temi sempre più violenti e insolubili.
Questa sensibilità insiste anche sul principio che è
ormai impossibile l'oeuvre nel vecchio senso della parola (sempre
nell'arte, ma anche nella vita). Sono possibili soltanto dei "frammenti"...
È chiaro che per queste opere valgono criteri di valutazione
diversi. da quelli applicati all'alta cultura tradizionale.
Una cosa vale non per ciò che realizza, ma perché
rivela un altro tipo di verità sulla situazione umana, un'altra
esperienza di ciò che è umano, insomma un'altra sensibilità
valida.
Camp è la terza delle grandi sensibilità creative:
la sensibilità per la serietà non raggiunta, per la
teatralizzazione dell'esperienza. Camp rifiuta le armonie della
serietà tradizionale come il rischio di identificarsi completamente
con stati sentimentali estremi.
37. La prima sensibilità, quella dell'alta cultura, è
fondamentalmente moralistica. La seconda, quella delle sensazioni
estreme, rappresentata da tanta arte contemporanea di "avanguardia",
acquista forza da una tensione tra passione morale e passione estetica.
La terza, Camp, è totalmente estetica.
38. Camp è un'esperienza coerentemente estetica del mondo.
Rappresenta la vittoria dello "stile" sul "contenuto",
dell'"estetica" sulla "morale", dell'ironia
sulla tragedia.
39. Camp è l'antitesi della tragedia. C'è serietà
in Camp (nel grado di partecipazione dell'artista) e spesso c'è
anche pathos. Anche lo straziante è tra le tonalità
di Camp; ed è proprio quanto c'è di straziante in
tante opere di Henry James (per esempio The Europeans, The Awkward
Age, The Wings of the Dove) a determinarvi la presenza di cospicui
elementi Camp. Ma non c'è mai, assolutamente mai, tragedia.
40. Lo stile è tutto. Le idee di Genêt, per esempio,
sono molto Camp. La sua affermazione che "il solo criterio
per giudicare un'azione è la sua eleganza" [NdA: In
Saint Genêt comédien et martyr, Sartre commenta: "L'eleganza
è quella qualità del comportamento che trasforma la
massima quantità di essere in apparire"] è praticamente
intercambiabile con questa di Oscar Wilde: “Nelle questioni
di grande importanza l'elemento vitale non è la sincerità
ma lo stile”. Ma ciò che conta, in fin dei conti, è
lo stile in cui le idee sono presentate.
I discorsi sulla politica e la morale, per esempio, del Lady Windermere's
Fan e di Major Barbara sono Camp, ma non soltanto per la natura
delle idee in se stesse. È Camp il fatto che queste idee
siano esposte in un certo modo scherzoso. Le idee Camp di Notre
Dame des Fleurs di Genêt sono invece sostenute in modo troppo
accanito, e la scrittura stessa è troppo felicemente seria
ed elevata, perché i libri di Genêt possano essere
definiti Camp.
41. L'essenza di Camp è di detronizzare la serietà.
Camp è scherzoso, antiserio. Più precisamente, implica
un nuovo rapporto, più complesso, con "la serietà".
Si può essere seri sulle cose frivole e frivoli su quelle
serie.
42. Si è attratti da Camp quando ci si rende conto che "la
sincerità non basta. La sincerità può essere
soltanto filisteismo, limitatezza intellettuale".
43. I mezzi tradizionali di superamento della serietà –
l'ironia, la satira – oggi sembrano deboli, inadeguati al
medium culturalmente sovraccarico nel quale s'addestra la sensibilità
contemporanea. Camp introduce un nuovo criterio di valutazione:
l'artificio come ideale, la teatralità.
44. Camp propone una visione comica del mondo. Non però una
commedia amara o polemica. Se la tragedia è un'esperienza
di super–partecipazione, la commedia è un'esperienza
di sub–partecipazione, di distacco.
"Adoro i piaceri semplici; sono l'utimo rifugio della complessità".
A Woman of No Importance
45. Il distacco è prerogativa di un'élite; e come
il dandy era nell'Ottocento il surrogato dell'aristocratico nelle
faccende della cultura, così Camp è il dandysmo contemporaneo.
È una soluzione al problema di come essere dandy nell'epoca
della cultura di massa.
46. Il dandy era super–raffinato. Il suo atteggiamento era
il disprezzo, oppure l'ennui. Cercava sensazioni rare, non ancora
profanate dal gradimento delle masse. (Modelli: Des Esseintes in
À robours di Huysmans, Mario l'epicureo, Monsieur Teste di
Valéry). Era ligio al "buon gusto". L'intenditore
di Camp ha scoperto piaceri più ingegnosi. Non nella poesia
latina, nei vini pregiati o nelle giacche di velluto, ma nei piaceri
più rozzi e più comuni, nelle arti di massa. L'uso
non è sufficiente a profanare gli oggetti del suo piacere
perché egli impara a possederli in modo insolito. Camp –
i1 dandysmo dell'era della cultura di massa – non fa distinzione
tra l'oggetto unico e quello prodotto in serie. Il gusto Camp supera
la nausea della ripetizione.
47. Lo stesso Wilde è una figura di transizione. L'uomo che,
quando venne per la prima volta a Londra, sfoggiava un berretto
di velluto, camicie di pizzo, calzoni alla zuava di velluto a coste
e calze di seta nera, non riuscì mai a staccarsi dai piaceri
del dandy vecchio stile, e questo conservatorismo si riflette in
The Picture of Dorian Gray. Ma molti suoi atteggiamenti annunciano
qualcosa di più moderno.
Fu Wilde a formulare un'elemento importante della sensibilità
Camp – l'equivalenza di tutti gli oggetti – quando annunciò
l'intenzione di "vivere all'altezza" della sua porcellana
bianca e azzurra o affermò che un pomello di porta poteva
essere ammirevole quanto un quadro. Nel proclamare l'importanza
della cravatta, dell'occhiello o della poltrona, Wilde preannunciava
l'esprit democratico di Camp.
48. Il dandy vecchio stile odiava la volgarità. Il dandy
nuova maniera, l'appassionato di Camp, l'apprezza. Mentre il dandy
era perennemente offeso o seccato, l'intenditore di Camp è
continuamente rallegrato e divertito. Il dandy teneva un fazzoletto
profumato alle narici ed era soggetto agli svenimenti; l'intenditore
di Camp annusa il fetore e si vanta di avere uno stomaco forte.
49. È naturalmente un'impresa volontaristica, stimolata,
in ultima analisi, dalla minaccia della noia. Non si insisterà
mai abbastanza sul rapporto tra noia e gusto Camp. Il gusto Camp
è per definizione possibile solo in società opulente,
in società o circoli capaci di sperimentare la psicopatologia
dell'opulenza.
"Ciò che c'è di anormale nella vita è
in normale rapporto con l'arte. È la sola cosa nella vita
che sia in normale rapporto con l'arte".
A Few Maxims for the Instruction of the Over–Educated
50. L'aristocrazia è una posizione di fronte alla cultura
(nonché di fronte al potere), e la storia de gusto Camp è
in parte la storia del gusto snobistico Ma poiché oggi non
esistono più autentici aristocratici nel vecchio senso della
parola capaci di patrocinare gusti particolari, chi è il
portatore di questo gusto? Risposta: una classe improvvisata, autoelettasi,
composta principalmente di omosessuali che si proclamano aristocratici
del gusto.
51. Bisogna spiegare il particolare rapporto tra il gusto Camp e
l'omosessualità. Non è vero che il gusto Camp sia
gusto omosessuale, ma tra i due esiste senza dubbio una singolare
affinità e molti punti in comune. Non tutti i radicali sono
ebrei, ma gli ebrei hanno sempre mostrato una singolare inclinazione
per le cause progressiste e riformiste. Nello stesso modo non tutti
gli omosessuali hanno gusto Camp, ma gli omosessuali, in genere,
costituiscono l'avanguardia – e il pubblico più articolato
– di Camp. (L'analogia non è dettata da ragioni frivole.
Ebrei e omosessuali sono le principali minoranze creative della
cultura urbana contemporanea. Creative nel senso più vero
del termine: sono creatori di sensibilità. Le due forze pionieristiche
della sensibilità moderna sono la serietà morale degli
ebrei e l'estetismo e l'ironia degli omosessuali).
52. Anche la ragione della fioritura di un atteggiamento aristocratico
tra gli omosessuali richiama il caso degli ebrei. Ogni sensibilità
è infatti al servizio del gruppo che la promuove. Il progressismo
degli ebrei è un gesto di autolegittimazione. Cosi il gusto
Camp, che ha certamente in sé qualcosa di propagandistico.
Naturalmente la propaganda agisce esattamente nella direzione opposta.
Gli ebrei puntavano le loro speranze di integrarsi nella società
moderna sui progressi del senso morale; gli omosessuali puntano
le loro sui progressi del senso estetico. Camp è un solvente
della morale. Neutralizza lo sdegno moralistico e favorisce un atteggiamento
di gioco.
53. Tuttavia, anche se gli omosessuali sono stati la sua avanguardia,
il gusto Camp è molto più del gusto omosessuale. Ovviamente
la metafora della vita come teatro è particolarmente adatta
a giustificare e proiettare un certo aspetto della situazione omosessuale.
(L'insistenza Camp sul non essere "seri", sul giocare,
ha anche un certo rapporto con il desiderio dell'omosessuale di
rimanere giovanile). S'intuisce tuttavia che se gli omosessuali
non avessero più o meno inventato Camp, ci avrebbe pensato
qualcun altro. Perché l'atteggiamento aristocratico nei confronti
della cultura non può morire, anche se può sopravvivere
solo in modi sempre più arbitrari e ingegnosi. Camp è
(ripetiamo) il rapporto con lo stile in un'epoca in cui l'adozione
dello stile – in quanto tale – è divenuta del
tutto discutibile. (Nell'era moderna, ogni nuovo stile che non fosse
francamente anacronistico è entrato in scena come antistile).
"Bisogna avere un cuore di pietra per leggere la morte di Little
Nell senza ridere".
In conversatione
54. Le esperienze di Camp si basano sulla grande scoperta che la
sensibilità dell'alta cultura non ha il monopolio della raffinatezza.
Camp afferma che il buon gusto non è soltanto buon gusto,
che esiste anzi un buon gusto del cattivo gusto. (Ne parla Genêt
in Notre Dame des Fleurs). La scoperta del buon gusto del cattivo
gusto può essere molto liberatoria. Chi insiste sui piaceri
seri ed elevati si priva del piacere; limita continuamente ciò
di cui può godere; esercitando costantemente il proprio buon
gusto finirà, per così dire, con l'attribuire a se
stesso un prezzo talmente alto da escludersi dal mercato. A questo
punto il gusto Camp si affianca al buon gusto come edonismo audace
e spiritoso. Rende allegro l'uomo di buon gusto, che prima correva
il rischio di essere cronicamente frustrato. Fa bene alla digestione.
55. Il gusto Camp è soprattutto un modo di godere, di gustare,
non di giudicare. Camp è generoso. Vuole gioire. Solo apparentemente
è malizioso e cinico. (O, se è cinico, il suo non
è un cinismo spietato, ma dolce). Il gusto Camp non sostiene
che sia di cattivo gusto essere seri; non deride chi riesce a essere
seriamente drammatico. Si limita a riconoscere una riuscita in certi
fallimenti appassionati.
56. Il gusto Camp è una forma d'amore, amore per la natura
umana. Assapora, anziché giudicarli, i piccoli trionfi e
le goffe intensità del "personaggio"… Il
gusto Camp s'identifica con ciò di cui gode. Coloro che partecipano
di questa sensibilità non ridono delle cose che definiscono
Camp ma le gustano. Camp è un sentimento "tenero".
(A questo punto si potrebbe paragonare Camp a tanta Pop Art che
– quando non è soltanto Camp, implica un atteggiamento
affine ma molto diverso. La Pop Art è più piatta,
più asciutta, più seria, più distaccata: alla
fin fine è nichilista).
57. Il gusto Camp si nutre dell'amore entrato in certi oggetti e
in certi stili personali. È la mancanza di questo amore che
impedisce a certi prodotti kitsch come Peyton Place (il libro) o
il Tishman Building di New York di essere Camp.
58. L'estrema dichiarazione Camp: è bello perché è
orribile… Naturalmente non lo si può dire sempre. Soltanto
a certe condizioni: quelle che ho cercato di indicare in questi
appunti.
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[1] Scritto nel 1964, ora in Contro l'interpretazione, trad. Ettore
Capriolo, Mondadori, Milano 1967 [Against Interpretation, Univ.
of California], pp. 359–383 [NdR]. |
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