Lo Studio di
A. Sperelli
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Caricature
Marchesa Casati
|
LORD
PATCHOGUE di Jacques Rigaut
1
Ecco Lord Patchogue. Sapete come riconoscerlo. Se non lui sapreste
riconoscerne un altro e sicuramente meglio di quanto non farebbe
egli stesso. Dalla sua pelle scura, dalla sagoma, dall'eleganza
nei modi, dal viso sul quale, nonostante il carattere dei lineamenti,
nonostante il controllo delle espressioni, sussiste una certa qual
debolezza di non chiara provenienza, un che di vulnerabile.
Sarà per aiutarvi, forse sarà per aiutarsi, fatto
sta che Lord Patchogue fa di più, il suo vestito è
sempre uguale, non lo stesso, perché è il tipo che
ci tiene parecchio, ma identico, stesso taglio, stessi colori -
quasi che cambiando di stoffa temesse di subire anche lui un cambiamento.
2
Toccatemi la fronte, così! Adesso guardatevi le mani, sono
macchiate del mio sangue.
Quando dico la mia fronte, il mio sangue, è una concessione
alle abitudini del linguaggio. Se anche dubito della mia esistenza,
non contesto l'esistenza ma solo il fatto che sia mia. Mi è
vietato l'uso del possessivo. Mi spiego.
Il nome sotto il quale sono conosciuto è Lord Patchogue (non
occorre dire che Patchogue, la mia città, non esiste). Avevo
stile
Lo ricordo bene così come ricorderò il
vostro viso.
Guardate me, il mio viso: non ci troverete una somiglianza precisa,
non c'è da stupirsi - somiglio un po' a tutti. Più
avanti capirete perché. Ditelo pure, o vi manca il coraggio,
in questo preciso momento è a voi che somiglio, sono la vostra
immagine vivente. Avete davanti uno specchio. Mi spiego.
La mia storia deve cominciare a partire dagli specchi, oppure dall'impossibile
possessivo - me lo sto chiedendo. Ho detto che Lord Patchogue era
il mio nome. A dire il vero, pur essendo il solo al quale avessi
l'abitudine di rispondere, non ero poi tanto sicuro che fosse il
mio nome.
3
La camera, le quattro mura, non si sopporta. Bisogna darsi una mossa.
Ma quali strade evitare, a saperlo, quelle che si conoscono per
lo stesso motivo o per un altro. Ho il sospetto che le mie suole
non siano fatte per questo marciapiedi, le mie gambe per questi
pantaloni, né la mia pazienza per questa attesa. Fatti illustri
o meschini, acrobazie, primati, più difficile di tutto è
respirare.
4
La codardia, ecco tutta la dignità di Lord Patchogue.
Cos'è da accettare e cosa no?
Il punto di partenza è onesto: dato che ogni proposta è
inaccettabile, ogni atteggiamento indesiderabile, non rimane che
un rifiuto infingardo e contratto e i gesti, i desideri, il pensiero
si allontana sempre meno dalla conchiglia.
Il seguito lo è meno: qualsiasi cosa faccia o non faccia,
Lord Patchogue la definisce la propria codardia; non ci si può
più sbagliare.
5
Questo regime dell'errore tutt'ingiro, questi entusiasmi che sono
altrettanti modi d'affogare, quest'ordine in tutto simile all'alfabeto
di mio padre, di quale aiuto, di quale garanzia possono essere all'osservatore?
Due gambe non bastano ad assicurare l'equilibrio di Lord Patchogue,
ma anche se gli offrissero la ricetta di un tale equilibrio, non
la respingerebbe forse come un pericolo anche più mortale?
6
Anche se affermo, interrogo ancora.
7
Per un occhio ben aperto non c'è differenza tra il perdere
e il vincere. Se non c'è nulla da vincere, cosa mai si può
perdere? Il diavolo è passato per di lì, lasciando
ogni traccia del suo passaggio, un'ala grigia e a punta all'ora
della grazia. Lord Patchogue si intossica con la più malsana
vanità di perdere. Ogni occasione lo trova puntuale, è
il solo appuntamento che abbia. Calare, atrofizzarsi - sempre sempre
meno - quale ebbrezza. Il segno -, un inno nazionale, la parola
d'ordine degli iniziati del cuore. Ogni mese, se non proprio ogni
giorno, lo trova un po' più incapace di maneggiare tutto
ciò che occorre per trovare, per muoversi, per allontanarsi;
l'attenzione arrugginita. Di tali prospettive, di tali panorami
proibiti, la contemplazione della propria conchiglia è sufficiente
ricompensa? Sorride: "fra non molto starò tutto in una
parola sola".
Si è rifugiato nella codardia, a ciascuno la sua dignità.
8
Lord Patchogue non teme di parlare purché sia di se stesso
e a un solo interlocutore per volta. Di se stesso, è questione
di modestia, anche se non sarete d'accordo su questo punto. Con
un solo interlocutore non si corre pericolo, a tu per tu non il
Papa non riuscirebbe difficile convincerlo a fabbricare denaro falso.
Uno solo in più è già di troppo; un sorrisetto
d'intesa fra di voi ed ecco Lord Patchouge inerme, in preda al panico:
infatti in vari - e due son più che sufficienti - potreste
fare, rifare e disfare il mondo. Ovviamente in manicomio il pazzo
è uno solo, il direttore.
9
nota: In un caso analogo, pur se in circostanze assai diverse, Lord
Patchogue ha passato sei mesi interi occupandosi esclusivamente
di una creature che per lui non poteva offrire il benché
minimo interesse. Amore, comodità, vanità, denaro,
da lei non c'era da aspettarsi nulla. Per non dire che giudicava
oltremodo noiosa la sua compagnia. Il che non gli ha impedito durante
quei sei mesi di dedicarsi completamente a lei; aveva smesso di
vedere tutti I suoi amici, ad eccezione di quei due o tre con cui
poteva parlarne. Una certa inclinazione per I mostri, che indubbiamente
è all'origine dell'episodio, non basta a spiegare il persistere
di un interesse così disinteressato. In seguito, del resto,
egli ha perso ogni contatto con tale fascinazione e non sarebbe
in grado di giustificarla.
Il che non gli impedisce di trovare in ciò un'ulteriore giustificazione
alla validità dell'interesse.
10
Solo l'interesse è valido che, se non altro,
sa trovare la sua strada senza l'aiuto dei sensi. I cinque sensi
illegittimi. L'interesse, vale a dire la posta in palio, la promessa
di un vantaggio, di un piacere, di una scoperta.
11
E più il mio disinteresse è grande, più autentico
risulta il mio interesse.
12
Lungi da me qualsiasi pretesa d'indifferenza o di non-partecipazione.
Arrossisco come chiunque. Arrossisco al caldo, impallidisco al freddo,
ho lo schiaffo pronto se appena uno mi pesta I piedi. Non vi riuscirà
difficile sorprendermi in ogni sorta di delitto d'emozione e di
attività.
Saranno le mie storie ma io non voglio esserci immischiato.
13
Accavallo le gambe, do un colpetto al muscolo sotto la rotula e
la gamba salta su. Where do I come in? E poi direte che sono io
che mi sono mosso.
Come situare Lord Patchogue rispetto a una tale operazione? Qual
è la sua parte, quale il suo ruolo?
14
Lord Patchouge non è diverso dagli altri, intendiamoci. È
il primo a dichiararlo, cosa che non chiede particolare impegno.
Intorno a lui, inutile dirlo, tutti sarebbero troppo pigri per dubitarne
anche solo un istante, se non fosse che nella sua affermazione ci
mette una violenza fatta apposta per destare sospetti. Lord Patchogue
risponde al proprio nome, non si confonde con nessun altro, per
forte che sia la tentazione. Tuttavia le vostre dieci dita non sono
le sue e quel punto che sta tra gli occhi non è il centro
del vostro viso. Vi alzate, siete proprio voi, o forse è
lui, le probabilità non son molte.
15
Conosciuto in diversi ruoli, sotto diversi capelli, non ha conservato
né gli uni né gli altri. E non si può dire
che Lord Patchogue sia stato più fedele a un'ambizione,a
un desiderio, tantomeno a una promessa. Per riuscirci bisogna essere
in due, ambizione, desiderio o promessa e poi qualcuno. Se Lord
Patchogue dubita della propria esistenza non fa altro che riprendersi
quanto si era prestato.
16
Lord Patchogue corre davanti allo specchio per assicurarsi che c'è
ancora, non lui veramente, ma il suo naso, il naso che si è
visto qualche minuto prima. Non è tanto che dubiti della
sua esistenza quanto di quella di ciascuno dei suoi attributi, e
se non della loro esistenza, della loro legittimità.
17
Quando faceva all'amore gridava il proprio nome, quasi a voler colpire
l'avversario, quasi fosse un altro modo di spargere il suo seme.
18
La pigrizia l'ha avuta vinta sull'affettazione. Solo qualche anno
fa avreste potuto cogliere Lord Patchogue in flagrante delitto di
difesa contro il gusto, le preferenze, la scelta. Delitti di gusto.
19
Probabilmente tutto ciò che un uomo possiede è il
proprio desiderio, o perlomeno è tutto ciò che gli
occorre per dimenticare che non possiede niente. Basterebbe aver
voglia. Solo che Lord Patchogue non ha voglia di aver voglia.
II
PASSAGGIO NELLO SPECCHIO A OYSTER BAY
È seduto a un tavolino, concentrato su un gioco di pazienza.
Esiste? È fra due carte, poi è nel passaggio da una
carta a un'altra: è in quell'istante a cui è ridotto
l'universo - nove di cuori si dieci di fiori - Fatto. Lord Patchogue
risolleva il capo, l'universo si rianima. Le comparse, da un lato
all'altro della stanza, fanno un gran baccano.
Sul muro di fronte, in una grande specchiera, Lord Patchogue scorge
la sua immagine: "Vi riconosco. Non vi ho scambiato né
per uno struzzo né per un riverbero, né per il mio
amico Charles. Siete l'immagine di Lord Patchouge, se non addirittura
Lord Patchouge in persona. Ah! Chi di noi due ha fatto la prima
mossa? Chi segue l'altro?".
Lord Patchouge si è alzato. In piedi si esamina davanti allo
specchio. cinque sensi non bastano ai suoi vicini occasionali; ancora
una volta perderanno lo spettacolo, totalmente impreparati come
sono a percepire la prossimità di un mistero o I pensare
alla morte.
Lord Patchouge e la sua immagine si fanno lentamente incontro l'una
all'altra. Si studiano in silenzio, si fermano, s'inchinano.
Da quale vertigine è stato colto Lord Patchouge. Fu breve,
facile e magico: Lord Patchouge si è lanciato a testa bassa.
Lo specchio all'urto, al trapasso, vola in pezzi, ma in quanto a
lui eccolo dall'altra parte.
Sono tutti in piedi.
Il meraviglioso non è raro, l'incredulità è
più forte dei miracoli. I miracoli fanno fatica a reclutare
testimoni, tanto è esiguo il numero di coloro disposti a
dare la propria adesione al soprannaturale. Lord Patchouge per primo
non era poi così sicuro di aver compiuto il grande passo.
Nessuno fra quanti gli si raccoglievano intorno si accorse della
stupefacente sparizione dell'amico. Lo circondavano come fosse stato
ancora presente, ostravano di riconoscerlo, di sentire la sua voce.
Subentrò tuttavia un certo disagio. Come mai Lord Patchouge
non si era ferito pù gravemente? Quel sottile, unico taglio
di traverso sulla fronte non era sufficiente: non è cosa
di tutti I giorni che uno attraversi inpunemente uno specchio; si
sarebbero sentiti tutti alquanto più sollevati se avessero
avuto un gran numero di ferite da contare con tanto di perdita di
sangue. Non c'era che una persona, la stessa che avrebbe officiato
per il resto della serata, a sospettare il carattere fatale del
sottile filo rosso che scalfiva la fronte del Lord.
Un miracolo non viene mai da solo; sa qual è il suo dovere
e perciò si fa accompagnare da manifestazioni collaterali
straordinarie. Per quanto inconsciamente i compagni di Lord Patchouge,
anche se oggi ne sorridono, non mancarono di comportarsi in modo
singolare.
Pechè Simon si mise a radunare, pezzo per pezzo, lo specchio
in frantumi che poi disponeva mano a mano su un grande vassoio da
tè? Perché, a operazione ultimata, con una gravità
che denunciava già più sensibilmente il viso di Lord
Patchouge che il suo, portò il suo lavoro, sorta di incastonatura
di cristalli e di aghi, nella camera di Muriel, già sdraiata
e a piedi nudi - e lo collocò sopra il letto? Com'è
che Muriel cominciò a pestare le schegge, ed era più
di una danza, un sacrificio, e sopprattutto come mai, nonostante
la violenza, quando ritrasse i piedi questi non riportavano la minima
scalfitura?
Sola a sanguinare era la fronte di Lord Patchouge.
Douglas uscì per andare a vomitare. Il resto pregava.
All'indomani due operai vennero a sostituire lo specchio. Una volta
terminato il lavoro, Lord Patchouge era scomparso.
III
DIETRO LO SPECCHIO
1
Il rovescio vale il diritto, c'era da aspettarselo.
2
Primo cliente -
Come fermarlo? So già tutto ciò che mi dirà.
Basta, basta. Posso indovinare in anticipo tutti I suoi gesti. Tacete,
povero ingenuo. So quel che direte domani, vi conosco davanti e
di dietro, al nord, al sud, al freddo al caldo; basta.
Tacete, amico mio, a chi parlate, siete solo, le mie orecchie sono
le vostre, la vostra lingua è la mia, siete solo, un pazzo
mi fa paura.
- Gli amori dei miei amici
-
sono i miei amori. Posso completare ogni vostra frase.
3
Quando la stanchezza avrà soppraffatto Lord Patchouge nel
suo posto d'osservazione, insieme con la certezza di non ottenere
nient'altro che una conferma, egli si girerà, dietro di lui
è uno specchio ed è ancora Lord Patchouge che si guarda.
In preda ad un terrore che non fa che aumentare nel contemplarsi
ognuno dice all'altro: io sono un uomo che cerca di non morire,
e per la seconda volta Lord Patchouge si lancia attraverso lo specchio.
fracasso, vetri in frantumi. Lord Patchouge è in piedi di
fronte a un nuovo specchio, di fronte a Lord Patchouge. La ferita
sulla fronte riprende a sanguinare. Lord Patchouge ripete: sono
un uomo che cerca di non morire, e quando attraversa il terzo specchio
in mezzo ad un rumore ormai familiare, sa che incontrerà
Lord Patchouge la cui fronte sanguinerà ancor di più
nel quarto e che egli dirà: sono un uomo che cerca di non
morire. Il che avviene. Adesso lo sa, non potrà far altro
che rompere vetri; l'occhio che guarda l'occhio, che guarda l'occhio,
che gua
L'uomo che cerca di non morire è lanciato; cammina automaticamente,
senza curiosità, senza "aspettazione", perché
non può fare altrimenti, ad ogni passo un nuovo specchio
va in frantumi; cammina avviluppato da quel fracasso che è
musica all'orecchio del condannato; ad ogni specchio scandisce:
"
l'occhio - che quarda l'occhio - che guarda l'occhio
- che guarda l'occhio - che gua
". Lord Patchouge si è
fermato. Il pavimento è ora uno specchio in pezzi, tutto
mura e soffitto. Paesaggio grazioso, mura e soffitto si dispongono
come meglio possono nei cocco di vetro.
4
Il piano di Lord Patchouge è pronto. Tanto peggio per il
primo che si presenterà. Attesa. Infine un rumore di passi
che si avvicinano al cacciatore in gabbia. C'è qualcuno nella
stanza, qualcuno che si tiene a distanza dallo specchio. ma come,
il richiamo dello specchio sarebbe vano? No, eccolo che si avvicina.
Maledizione, è una donna!
- È un imbroglio! Pussa via, cocca! Avanti un altro! Costei
si studia con aria professionale.
Smarrito, passivo, Lord Patchouge riflette quanto da lei richiesto.
Quale amore, quali amanti, quali quali. La ragazza ci mette un certo
compiacimento, ora si passa le mani sui seni. Lord Patchouge accompagna
docilmente I suoi gesti, e basta già il contatto di due giovanili
globi estranei sotto le sue dita per richiamarlo a se stesso. Da
sopra la camicia le sue dita restano attaccate con precauzione a
un petto di donna, mentre lei respira lui lo sente gonfiarsi, impara
a conoscerne il tepore.
Per aggiustarsi la calza eccola mettere in mostra una gamba con
quella sorta di precisione anonima che dà la certezza di
essere liberi da qualsiasi controllo. Lord Patchouge, obbedendo
ai desideri inespressi, le conferisce una gamba che è un
amore.
Non può prestarvi fede, e le sue dita da sopra la camicia
restano attaccate con precauzione a un petto di donna, il suo, alla
sua temperatura, mentre esso si solleva al ritmo del suo respiro.
Ma in tal caso la trasformazione non va più in là
del busto oppure
E una burlesca inquietudine afferra Lord
Patchouge; la superstizione dalla virilità è talmente
imperiosa che invecie di sperare nell'aquisizione di un nuovo sesso
Lord Patchouge si affrettacon gesto quanto mai esemplare ad accertarsi
che non ha cessato di essere un uomo. Non fa in tempo a tirare un
sospiro di sollievo che sente un urlo di fronte a sé. Ahimè,
la ragazza, a sua volta passiva, che altro poteva fare se non replicare
il gesto di Lord Patchouge. E quale la scoperta: degli attributi
che soltanto il matrimonio avrebbe dovuto denunciare. Ha un bel
fuggire, la poveretta, verso chissà quali sogni!
5
Da questo lato non c'è via di scampo, non c'è neppure
la possibilità di miglioramenti, la scala degli occhi si
estende all'infinito, all'orizzonte si staglia il capitano dell'ultimo
occhio. Davanti a lui, basta attraversare lo specchio in senso inverso,
sempre dopo aver preso le debite precauzioni, un colpo di tacco
per incominciare, è facile; ma non sarebbe forse come tornare
alla misura del proprio cappello e le nove lettere del suo nome
non finirebbero per arrotolarglisi intorno al collo, come quelle
catene dalle quali pende la piastrina di riconoscimento: indesiderabile.
I muri, restano I muri; Lord Patchouge vi si accosta, li tocca con
un dito, fa pressione; macchè, gli specchi non offrirono
minore resistenza ai suoi sforzi.
Giovane estraneo, I tuoi capelli sono in disordine; per porvi rimedio,
insettino sventato, ti avvicini allo specchio. sta in guardia, Lord
Patchouge ha un piano. Ma a che serve, il vento che ti ha scompigliato
i capelli doveva aver ricevuto istruzioni precise da chi di dovere.
L'imprudente si è fermato; dall'altra parte Lord Patchouge
si prepara; come un corridore che prima della corsa eserciti I muscoli,
si assicura la loro scioltezza, porta la mani all'altezza della
cravatta, e così fa il soggetto. Tutto funziona. Porta le
mani alla cravatta e la raddrizza leggermente, poi a varie riprese
manda indietro I capelli e così fa il soggetto. A questo
punto Lord Patchouge è sicuro di lui. gira la testa lentamente
in modo che lo specchio sfugga alla sorveglianza della sua vittima
e, con inattesa vivacità, si getta di fianco, contro, dentro,
attraverso il muro. Quando il soggetto figirò la testa altro
non gli restava se non constatare di aver preso il posto di Lord
Patchouge. Il diritto vale il rovescio.
6
Dialogo o monologo alternato dei visitatori e di Lord Patchouge:
È me che guardate ed è voi stessi che vedete, siete
proprio incorreggibili.
7
Le mie dieci dita non sono le vostre e questo punto che sta tra
I miei occhi non è il centro del vostro viso. Soffro raramente
quando qualcuno vi colpisce né voi vi date pena per me.
8
Firmate col vostro nome, uomo vivo, in fondo a questo specchio,
firmate col bulino, purchè nel vostro nome non figuri né
la p, né la c, né la h, né la o, né
la g, né la a, né la u, né la e.
9
Come il fotografo: "sorridete, al resto penso io".
10
Non dimenticate che io non mi vedo, che il mio ruolo si limita ad
essere di chi si guarda allo specchio e che al tempo stesso resto
Patchouge come prima. Non mi sono mai sentito tanto naturale.
(Non c'è nulla di cambiato).
IV
EVASIONE
1
il segreto: la vita comincia con l'anomalia, con una finzione anormale.
La ruota che gira, ecc. le gambe
2
Una volta per tutte, non è la mia storia che vi sto raccontando,
è solamente una storia che mi è rimasta impressa.
Niente succede, o almeno non è mai successo niente.
3
In tutto ciò che può trattenermi, stimolarmi, io non
mi ci sento, non mi ci ritrovo, non ci sto. Certo ci devono essere
persone capaci di adattare l'impossibile, la libertà, l'impossibile
libertà, purchè non vi siano più questioni.
4
[Lord Patchouge] porta a spasso un corpo che offre la stessa resistenza,
un corpo che voi riconoscete. La voce è la stessa, quella
che avete sentito, e gli stessi quei contorni delineati, è
scomparsa soltanto quell'aria vulnerabile, quel punto debole attraversoil
quale poteva filtrare l'aria mortale del vostro fiato. Il meccanismo
è identico e l'occhoi non cessa di trasmettere all'occhio
del gradino superiore la sua osservazione, che prosegue senza sosta.
[
]
V
(Inedito)
Nota:
Per gli appassionati del meraviglioso, ecco da dove Lord Patchouge
prende il suo nome. Viagggiando in automobile assieme ad alcuni
amici per Long Island, nei dintorni di New York, Mrs. Muriel Draper
- persona sulla qualeavrei troppe cose da dire, ma che innanzi tutto
è mia amica - ed io, lungo quelle strade sprovviste di qualsiasi
cartello indicatore, fummo in particolar modo attratti da un segnale
che si ripeteva quasi ad ogni crocevia, e che indicava la direzione
della città di Patchouge. Per 3 giorni abbiamo percorso quelle
strade, ossessionati da quel segnale (analogo a quel "Vichy
794 km" che si incontra su ogni strada di Francia) senza mai
riuscire a raggiungere la suddetta città. Senza una precisa
intesa tra di noi,, quella parola aveva preso nella conversazione
il senso di una cosa che non esiste. Qualche settimana più
tardi venivamo a sapere dai giornali locali che un furbacchione
aveva persuaso metà della popolazione di Patchouge che la
fine del mondo sarebbe avvenuta a una data da lui indicata ed era
così riuscito a comprare a un prezzo irrisorio, un'enorme
estensione di terreno. L'estate seguente, mi trovavo in Italia,
sul battello di un mio amico nel golfo di Napoli. Eravamo scesi
ad Amalfi all'Albergo della Luna. Nell'Albergo trovai della carta
da lettere [
]. Sotto l'intestazione Albergo della Luna una
grande riproduzione del patìo dell'albergo, e nel mezzo dell'immagine
un medaglione con su riprodotta la faccia di Isben, mentre la leggenda
che circondava il medaglione spiagava che Henrik Isben aveva ecc
Pensai che quella carta potesse servire da distrazione per certe
persone e decisi di inviarne un campione a aMrs. Muriel Draper.
Tra le tante affettazioni avevo allora quella di scrivere le mie
lettere sotto forma di indice: il che soddisfaceva la mia pigrizia
e al tempo stesso anche il mio desiderio di non perdere l'occasione
di informare il destinatario della lettera, in occasione di un prossimo
incontro, su un incidente che un titolo di capitolo bastava a ricordare.
Jacques Rigaut, 1920 ca.
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