Lo Studio di A. Sperelli
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Yellow Book & Savoy
Caricature
Marchesa Casati
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La vita del dandy è, per certi versi, un continuo gareggiare
contro la morte. E' probabile che la Nera Signora, con quel lungo
mantello nero, il cappuccio che le dà un vago sapore monacale,
l'eleganza dei suoi movimenti e la raffinatezza delle sue danze
macabre, attiri non poco il dandy - per la sua semplice eleganza
e quella certa dose di mistero che sprigiona al suo passaggio; il
lungo bastone da passeggio della Morte, - la sua falce affilata,
che, come le occhiate del dandy, risaltano per il luccichìo,
ma anche per la spietata affilatezza della sua ironia, che leggera
taglia ed affonda in ferite letali, i prescelti.
Ebbene, nonostante la fascinazione estetica della morte, ma anzi,
proprio per questo, egli non desidera altro che fare a gara con
essa; egli la guarda, ne studia l'eleganza e la raffinatezza e decide
di tenerla da parte, 'in serbo per dopo'. Quindi, ogni volta che
ella si presenta in casa sua, troverà il dandy a tenere banco
ad una lunga tavolata nel suo giardino, intrattenendo i commensali,
oppure lo sorprenderà in salotto, languidamente seduto sulla
poltrona, a fumare e a sorseggiare liquore, in compagnia di una
non ben precisata signorina, o ancora non lo troverà affatto
in casa: ma piuttosto fuori, dal sarto, a provare l'ultimo gessato
blu scuro, o ad acquistare una morbida cravatta di seta, o a sognare
davanti ad una vertina di camicie di seta su misura.
Dal canto suo, il dandy non vedrà miglior cosa da fare che
sbeffeggiarla come meglio può: vivendo, e nel miglior modo
possibile. Ma non la dimenticherà mai: un grosso teschio
di porcellana sarà sempre presente sulla lunga tavolata da
pranzo in casa del dandy, e una lugubre 'danza macabra' non mancherà
di essere esposta sulla parete del salotto foderato di broccato
rosso. Ma il dandy sa bene, nonostante le apparenze, che la sua
sfida è già perduta in partenza; si accontenta allora
di gustare la propria sconfitta, che, se non arriverà da
sè, sarà allora lui stesso a scegliere il momento
che giudicherà opportuno per porre fine alla propria esistenza,
con la maggior grazia possibile. Non a caso, uno dei migliori romanzi
esteta-decadenti ha per titolo: "Alla deriva" (Huysmans).
Il dandy saprà gustare la propria decadenza così come
prima aveva assaporato la propria dolce ascesa e, forse, saprà
dare alla prima un'impronta stilistica addirittura migliore (per
concludere in bellezza!) che alla seconda.
Da non dimenticare la simbolica fascinazione del dandy per il Viaggio,
metafora della vita, e dell'attesa. Baudelaire, in "Spleen
e ideale", racconta un suo fantastico viaggio attraverso il
mare, per giungere ad una terra promessa, ricca di felicità,
quanto di mistero; egli trova così dolce e piacevole la lunga
attesa, che al momento di attraccare, domanda sconsolato se il viaggio
è "Già finito?".
Il dandy preferisce spesso far terminare da sè la propria
esistenza, piuttosto che ricorrere alle leggi naturali che lui tanto
aborrisce. La Rochelle, Rigaut, Majakovskij, Vaché, Crevel
ed altri ancora optarono, chi in un modo, chi in un altro, per il
suicidio; chi in modo violento e breve (la canna di una pistola),
chi in modo più dolce (l'oppio, il gas).
Baudelaire, quando venne a sapere del suicidio di un amico, non
gli rimproverò affatto il gesto, quanto la scelta del mezzo;
sentenziò che l'impiccagione era un metodo troppo brutale,
e gli rimproverò di non aver scelto un veleno ("...oggi
esistono in commercio una miriade di veleni profumati!").
Aubrey Beardsley ironizza e scherza sulla sua malattia, dimenticandone
completamente l'esistenza in compagnia degli amici, per poi farsi
sorprendere da un attacco grave appena lasciati questi. Poco prima
di morire, si ritirerà in convento assieme alla famiglia,
proclamandosi cattolico.
Al funerale di Wilde, tra i pochi fiori, spiccava una corona dal
suo ultimo albergatore: "Al mio inquilino". Sulla prima,
modesta lapide dell'illustre esteta, gli amici avevano fatto incidere
un versetto del libro di Giobbe: "Non osavano aggiungere nulla
alle mie parole e su di loro stillava goccia a goccia il mio discorso".
Max Beerbohm, sul letto di morte, declamò al medico, che
gli domandava come stava, i versi di Swinburne: "Non c'è
fiume così stanco che infine non trovi il mare".
Drieu La Rochelle, dopo numerosi tentativi di suicidio, dei quali
solo l'ultimo, - ovviamente -, andò a buon segno, venne sepolto
tra moltissimi fiori, come su sue predisposizioni, durante una rigorosa
cerimonia non religiosa, alla quale intervenne solo Jean Bernier
tra i due amici che Drieu avrebbe desiderato partecipassero al suo
funerale: André Malraux non aveva potuto lasciare il reggimento.
Jacques Vaché, al termine della guerra da lui vissuta così
intensamente, si suicidò assieme ad un amico grazie ad una
forte dose d'oppio. L'uomo che scoprì i due cadaveri, racconta
di averli creduti addormentati, in un primo momento.
Jacques Rigaut predispose accuratamente il luogo del suo trapasso
volontario, sistemando sedie e tavolini. Si cautelò per mezzo
di qualche cuscino e si sparò diritto al cuore. Il suo suicidio
lo aveva già deciso dieci anni prima, e non intendeva mancare
all'appuntamento prestabilito. E' tipico di Rigaut scherzare sulla
morte, prodigando una serie di massime e pensieri intrisi di humor
nero; ad esempio fondò una immaginaria:
AGENZIA GENERALE DEL SUICIDIO
Società riconosciuta d'utilità pubblica.
Capitale: 5.000.000 franchi.
Sede principale a Parigi: 73, boulevard Montparnasse.
Succursali a Lione, Bordeaux, Marsiglia, Dublino, Montecarlo, San
Francisco.
Grazie a dei dispositivi moderni, l'A. G. S. è felice di
annunciare ai suoi clienti che procura loro una MORTE SICURA E IMMEDIATA,
cosa che non mancherà di sedurre coloro i quali sono stati
distolti dal suicidio dal timore di "fare fiasco". E'
pensando all'eliminazione dei disperati, elemento di temibile contaminazione
in una società, che il Ministro degli Interni ha voluto gentilmente
onorare il nostro Istituto con la sua presidenza onorifica.
D'altronde, l'A. G. S. offre finalmente un decoroso metodo per andare
all'altro mondo, essendo la morte una delle debolezze di cui non
ci si scusa mai. E' così che sono stati realizzati i seppellimenti-espresso:
pasto, sfilata di amici e di conoscenti, fotografia (o calco del
viso dopo la morte, a scelta), invio dei souvenir, suicidio, composizione
della salma, cerimonia religiosa (facoltativa), trasporto del cadavere
al cimitero. L'A. G. S. si incarica di realizzare le ultime volontà
dei Signori clienti.
Nota: in nessun caso, non essendo l'istituto equiparato al servizio
pubblico, i cadaveri saranno trasportati alla Morgue; questo per
rassicurare alcune famiglie.
Tariffe
Folgorazione: 200 fr.
Rivoltella: 100 fr.
Veleno: 100 fr.
Annegamento: 50 fr.
Morte profumata (tassa di lusso compresa): 500 fr.
Impiccagione: suicidio per i poveri: la corda è venduta
al prezzo di 20 franchi al metro e 5 franchi per ogni 10 cm supplementari):
5 fr.
Domandare il Catalogo speciale ai Seppellimenti-espresso. Per ogni
ulteriore informazione rivolgersi a J. Rigaut, amministratore principale,
73, boulevard Montparnasse, Parigi. Non sarà fornita lcuna
risposta a persone che esprimono il desiderio di assistere a un
suicidio.
(tratto da: J. Rigaut, "Dietro lo specchio")
Morand scrive "L'Arte di Morire", e dopo aver citato una
lunga serie di massime prodigate dai più illustri moribondi,
conclude dicendo: "E' meglio tacere... veneriamo i morenti
taciturni che non ci affidano i loro segreti... per modello, scelgo
la morte del lupo".
Come non concludere con la famosa poesia di Baudelaire:
XCVII.
Danza macabra
Fiera, come un vivente, del suo nobile portamento,
con il gran mazzo di fiori, il fazzoletto e i guanti,
ha la noncuranza e la disinvoltura
d'una gran dama dalle arie stravaganti.
Si
è mai vista a un ballo una figura più snella?
la veste esagerata, nella sua regale ampiezza,
casca abbondantemente su un piede secco, serrato
in una scarpetta col fiocco, graziosa come un fiore.
La
gala che scherza intorno alle clavicole,
come un ruscello lascivo che si strofini sulla roccia,
difende pudicamente dai lazzi ridicoli
le funebri grazie che tiene a celare.
I
suoi occhi profondi son fatti di vuoto e di tenebre,
e il suo cranio, artisticamente acconciato di fiori,
oscilla mollemente sulle gracili vertebre.
Oh, fascino di un nulla follemente acconciato!
Alcuni
ti chiameranno una caricatura,
poichè non comprendono, amanti ebbri della carne,
l'eleganza ineffabile dell'umana armatura.
Tu rispondi, grande scheletro, al mio gusto più caro!
Vieni
forse a turbare, con la tua smorfia possente,
la festa della Vita? o qualche vecchio desiderio,
che ancora sprona la tua vivente carcassa,
ti sospinge, credula, al sabba del Piacere?
Al
canto dei violini, tra le fiamme delle candele,
speri di scacciare il tuo beffardo incubo,
e vieni a domandare al torrente delle orge
di rinfrescare l'inferno che ti fiammeggia nel cuore?
Inesauribile
pozzo di stoltezza e di colpe!
Eterno alambicco dell'antico dolore!
Attraverso il curvo intreccio delle tue costole
io vedo, ancora errante, l'insaziabile aspide.
A
dir il vero, temo che la tua civetteria
non trovi un premio degno dei tuoi sforzi;
quale di questi cuori mortali, comprende la celia?
Gli incanti dell'orrore non inebriano i forti!
L'abisso
dei tuoi occhi, pieno d'orrendi pensieri,
esala la vertigine, e i ballerini prudenti
non contempleranno senza nausee amare
il sorriso eterno dei tuoi trentadue denti.
Eppure,
chi non ha stretto tra le sue braccia uno scheletro,
e chi non si è nutrito di cose della tomba?
Che importa il profumo, l'abito e la toeletta?
Chi fa lo schifiltoso mostra di credersi bello.
Baiadera
senza naso, irresistibile sgualdrina,
dì dunque a questi ballerini che fanno i turbati:
"Fieri piccini, malgrado l'arte delle ciprie e del
rossetto,
tutti puzzate di morte! O scheletri muschiati,
Antinoi
avvizziti, dandies dalla faccia glabra,
cadaveri verniciati, seduttori canuti,
la ridda universale della danza macabra
vi trascina in luoghi che non son conosciuti!
Dai
freddi quais della Senna alle rive ardenti del Gange,
l'armento mortale salta e gode, senza vedere
in un buco del soffitto la tromba dell'Angelo,
sinistramente spalancata come un fucile a trombone nero.
In
ogni clima, sotto ogni sole, la Morte t'ammira
nelle tue contorsioni, risibile Umanità,
e spesso, come te, profumandosi di mirra,
mescola la sua ironia alla tua insania!"
(di
Ch. Baudelaire, tratta da "I Fiori del Male".)
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