Lo Studio di A. Sperelli
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Il
dandy ama la musica come ama qualsiasi altra forma d'arte. Fa eccezione
Wilde, che la trovava estremamente noiosa. Baudelaire scrisse invece
un
trattato sulle melodie di Wagner, difendendolo laddove altri - molti
altri - , lo canzonavano; di enorme importanza è l'amicizia
tra questi due artisti, sorretta anche da un voluminoso scambio
letterario. Anche Listz era tra i musicisti preferiti da Baudelaire.
Molto tempo dopo, Beardsley riprese il tema di Wagner (ricordate
il "crepuscolo degli dei" di Wagner?), ancora scottante
all'epoca, arrivando persino a tenerne un ritratto in camera. Wilde
disse, a proposito del compositore tedesco: "Mi piace la musica
di Wagner: è così rumorosa che si può tranquillamente
parlare col proprio vicino senza farsi ascolate da altri",
ma questo non conta molto, dato che probabilmente Wilde pensava
la stessa cosa anche degli altri compositori.
Da non dimenticare l'importante apporto di Jean Cocteau all'associazione
di compositori francesi detto "Gruppo dei Sei" - composto
da Darius Milhaud, Georges Auric, Francis Poulenc, Arthur Honegger,
Germaine Tailleferre, Louis Durey- , o più semplicemente
"I Sei"; questi, in contrasto col crescente interesse
per la dodecafonia di Schonberg e sviluppata dai suoi fedeli adepti
Berg e Webern, iniziarono
a professare un ritorno alla classica musica 'impressionista' (i
maggiori maestri di questo curioso gruppo furono Eric Satie, e certamente
Claude Debussy), scegliendo come temi per le loro opere e titoli
per le composizioni, rimandi alla classicità ellenica (Socrate,
Platone, ...) o latina. Non stupisce che Cocteau, da sempre attratto
dal neoclassicismo, diventasse in breve tempo una sorta di vate
poetico per i Sei, scrivendo anche il loro manifesto, intitolato
"Il gallo e l'Arlecchino". Nel 1958 Poulenc musicò
il dramma di Cocteau intitolato "La voce umana" (che non
ebbe molto successo), e, nel 1961 lo splendido poema "La dama
di Monte-Carlo".
Ed ecco il dandy-musicista per eccellenza: Maurice Ravel. Dopo aver
letto lo scandaloso "Controcorrente" di Huysmans, entrò
in contatto coi
gruppi di esteti francesi della fine dell'ottocento e, rimanendo
affascinato dall'ambiente, si fece un attento promotore del culto
di sè. Dandy supremo, non smise di portare i suoi raffinati
abiti gessati neanche nel dopoguerra - quando ogni eccesso era quasi
proibito per forza di cose -, diventando così un nobile maestro
di dandismo demodée, come quello dello scrittore Raymond
Russel, che non abbandonò mai gli alti colletti rigidi removibili
per quelli troppo molli e volgari importati dagli americani. Un
ultimo appunto: il pittore James Whistler, come avrete già
notato dal titolo del bellissimo ritratto del violinista de Sarasate,
aveva una speciale teoria artistica, secondo la quale la musica
non era molto dissimile dalla pittura; e, per dimostrarlo, diede
a molti dei suoi quadri titoli come "Composizione in nero e
grigio", o "Sinfonia in bianco", "Scherzo per
blu e giallo", eccetera.
Molto interessante a questo proposito è il sito della celebre
pianista Cristina Ariagno che analizza la musica di questo periodo
detto giustamente dell'Art Nouveau, attraverso articoli, recensioni,
saggi, fotografie.
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