Ricerca:
autore testo
Quello del Dandy è un argomento che non mette tutti d'accordo e non si esaurisce con il nostro lavoro. Chi abbia qualcosa da dire in merito: un'opinione, una scoperta o una domanda, potrà qui sollecitare direttamente l'opinione di Andrea Sperelli, che ha il diritto (ed il dovere) di essere il primo a rispondere. Come in tutte le aree del castello, ognuno può passeggiare e leggere in silenzio, ma quando si prende la parola è obbligatorio presentarsi con nome, cognome e indirizzo mail ed evitare ogni inestetismo. Vi preghiamo di utilizzare il Lei. Al cospetto dei Grandi Esteti, un certo rispetto è più opportuno che mai.
Indice - Nuova Discussione - Il dandy
Testo
Autore e Data
Rispondi
Risposte
Caro Signor Bagnara,
La trama de "Il Piacere" di d´Annunzio ruota tutt´attorno alla sua figura centrale, il protagonista del quale, per via di varie vicissitudini, ho preso nome su questo sito. Su di lui, alter-ego dello scrittore in giovane età (non ancora completamente corrispondente all´immagine del super-uomo che d´Annunzio si sarebbe fatto più tardi, creando altri personaggi ben più forti), è stato scritto parecchio, e vi è pure una pagina dedicatagli nella Galleria dei Dandies Immaginari di questo sito. D´Annunzio, in seguito, espresse molti pareri circa Sperelli, più spesso negativi che positivi, e personalmente è un personaggio che ho sempre trovato similare ad altri dandies non necessariamente dello stesso periodo storico; non è un Des Esseintes, perché è troppo sensuale, e nemmeno un Lord Henry, ché gli manca il senso dell´umorismo. Nel suo sottofondo angoscioso, sensuale ed annoiato, potremmo riconoscergli perfino una parte di Eugene Onegin (sebbene il Vate probabilmente non avesse mai letto il poema di Puskin). Le ricopio in calce il testo che ho scritto su Sperelli, sperando possa aiutarla:

Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta è stato il più delle volte identificato come la chiara e semplice trasposizione letteraria del suo creatore, Gabriele d’Annunzio. D’Annunzio scrisse Il Piacere nel 1889, durante i suoi anni “romani”, ed in esso romanza tutti i frutti delle sue esperienze, sociali e sentimentali, ma con una nota in più: Andrea Sperelli è infatti anche l’incarnazione di un primo ideale d’Annunziano, se vogliamo un po’ snobistico, ma sofferto ed infine, in parte, raggiunto; difatti Sperelli è un uomo distinto, che ha fascino e sa come usarlo, proprio come il suo autore. È giovane, elegante, raffinato e piacente, ma è pure – e non come d’Annunzio – nobile, ricco e alto di statura; come lui è un intellettuale, ma Sperelli oltre che poeta è anche ottimo disegnatore ed incisore. Diversamente da d’Annunzio, Sperelli è libero da vincoli coniugali e da obblighi familiari. Ha facile accesso ai riti mondani, ai salotti ed ai ricevimenti: ma Sperelli è uno spettatore tollerato, mentre d’Annunzio è un cronista. Per il resto comunque i due personaggi (perché di questo infine si parla) si somigliano in tutto. Tuttavia (non si sa se per scrupolo ipocrita o per reale cambiamento) d’Annunzio prese una posizione antagonista rispetto al suo Sperelli; e già nel romanzo non mancano le critiche negative. In una lettera all’editore Treves lo definisce “un libro pieno d’un’alta moralità”, e Sperelli diviene “un mostro” sul piano “morale”. Di fatto Sperelli, quel “giovin signore” del XIX secolo corrotto e sensuale e debole assai, moralmente parlando, diviene sempre più cinico e perverso. Tuttavia Ciani ha rilevato l’atteggiamento “sforzato e occasionale”, “moralistico e non morale” di d’Annunzio nelle critiche al suo doppio letterario.
Con il descrivere tutte le presunte “mostruosità” di Sperelli, d’Annunzio finisce paradossalmente per ingigantire e quindi per nobilitare se non legittimare il suo egoismo, la sua sensualità, il suo estetismo ed il suo cinismo. Così, a furia di insistere nella descrizione, Il Piacere finisce per divenire un autentico monumento celebrativo.
Ad ogni buon conto, proprio nell’ambiguità che caratterizza il protagonista risiede il suo fascino permanente di eroe negativo quanto mai. Dal punto di vista letterario non è nemmeno analizzabile: Andrea Sperelli rimane a cavallo tra il tipo del “vinto” caro ai veristi e dell’“inetto” destinato a trionfare nei decenni successivi, ed ancora, incarnazione di quel “superuomo” che diverrà caratteristico dei successivi romanzi dannunziani. In seguito d’Annunzio avrà modo di forgiare altri protagonisti, tutti più o meno simili a lui, ma nessuno sarà mai ricco e vivo come Andrea; ricco e vivo proprio come lo era il suo giovane autore, caratterizzato dall’ingenuità propria del dandy ancora alle prime armi, e dalle sue contraddizioni: cinico, falso e immorale, ma anche sentimentale e sensibile, egoista e sensuale, aguzzino e vittima, capace di fare il male ma anche di lasciarsi sedurre dal fascino dei suoi stessi inganni con cui tenta di mascherare la propria miseria morale.

Cordialmente,
Andrea Sperelli
Andrea Sperelli
01-05-2009,14:44
Rispondi
Vai alla discussione precedente



2002© Noveporte.it
Forum realizzato da Vz Scripts