Il Brogliaccio del Dandy

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  Titolo: Jean Cocteau
Data: 2008-11-26
Nome Cognome: Enea Minotti
E-mail: enea@minotti.ch

Cod. rif: 901
Testo:
Cocteau fotografato da Gisèle Freund.
     
  Titolo: Il dandy e i blu, di Ivano Comi
Data: 2008-11-21
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail: andreasperelli8@yahoo.it

Cod. rif: 900
Testo:
Un'altra segnalazione che mi preme fare è quella riguardante l'uscita dell'ultimo libro di Ivano Comi, titolato "IL dandy e il blu" (Casa editrice Stefanoni - tiratura limitata a 400 esemplari numerati); faccio notare, en passant, che il libro contiene un "preludio" scritto da me. Ecco un estratto dalle prime pagine del libro: "Si dice che, nei primi decenni del secolo scorso, gli elegantissimi di tutta Europa si facessero confezionare, lavare, stirare le proprie camicie solo in Inghilterra. Ne spedivano bauli di sporche e ritiravano di immacolate. Probabilmente ignoravano cosa fosse un drosometro e cosa significasse la scienza della drosometria ma a loro non importava: sapevano che, una volta lavate, le camicie venivano esposte, per un’intera notte, ai miracoli dei lawns e su queste operava l’abbondante rugiada per poi passare, una volta asciutte, alla perfetta stiratura sotto l’azione di mani sapienti, ferme e sicure. Quando furono meno stupidi (o meno ricchi) - nonostante piacesse loro essere circondati da un’aura di solidità economica e di raffinato esotismo - capirono che si poteva realizzare in patria ciò che avveniva in Inghilterra, e cambiarono usanza. I dandies di un tempo erano esigenti e toccati dalla visionarietà. Ma credevano. Il loro archetipo, primus inter pares, fu George Bryan Brummell (1778-1840), che amò spasmodicamente un solo colore: il blu. Che cosa ci trovasse in questo colore nessuno la sa, ma si può intuirlo: l’equilibrio e l’armonia che ricercava con tutte le sue forze si radunavano e annullavano reciprocamente nell’istante del blu. Consapevole che moltissimi autori mi hanno preceduto, inserendo nei titoli dei loro libri la parola ‘blu’, non potevo levare al dandy il suo imprescindibile complemento vestimentario, il suo alter ego cromatico, così ho dovuto sottostare alle leggi della necessità e dell’evidenza. Dall’elenco infinito mi limiterò a ricordarne tre autorevoli: 'Blu. Storia di un colore' di Michel Pastoreau, 'I fiori blu' di Raymond Queneau, 'Libro blu e Libro marrone' di Ludwig Wittgenstein e due curiosi: 'L’Ingegnere in blu' di Alberto Arbasino, 'La setta dei libri blu' di Gordon Dahlquist. Concisamente: gli egizi considerarono il blu un portafortuna per l’aldilà, babilonesi, greci e romani ne fecero, invece, un uso moderato, svariato, confondendo spesso lapislazzuli, turchese e zaffiro. A promuovere il blu, ignorato per decine di secoli in Occidente, fu, nel XII e XIII secolo, la Chiesa; d’un colpo i cieli dei soggetti religiosi diventarono azzurri, la Vergine, che abita il cielo, fu vestita d’un manto azzurro. La Chiesa inaugurò il blu. Il costume cambiò; ora era il colore ufficiale che bandiva il profano".
     
  Titolo: Accidia, di Sergio Benvenuto
Data: 2008-11-21
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail: andreasperelli8@yahoo.it

Cod. rif: 899
Testo:
Esce in questo periodo il nuovo libro di Sergio Benvenuto: "Accidia, la passione dell'indifferenza". Sarei tentato di farne una recensione negativa solo perché mi sono ferito il dito indice con il bordo della copertina - ma mi rendo conto che non si tratta di una ragione valida per criticare, per cui me ne asterrò. Segnalo solamente un capitolo dedicato al dandy baudelariano - scritto un po' di fretta, forse, ma interessante. Ecco, in sostanza, l'argomento: "Non solo pigrizia ma anche tristezza, sconforto, inquietudine, indifferenza, noia, e soprattutto depressione. Se nasce come peccato capitale nella visione religiosa, l'accidia diventa malattia psichiatrica nella visione laica e moderna. Come è rappresentato nell'interpretazione occidentale questo male dell'anima? Dell'ascesi del monaco medievale allo spleen del dandy Baudelaire, dalla malinconia romantica di Leopardi alla noia di vivere di certi personaggi della letteratura russa come Oblomov o gli anti-eroi di Cechov, dall'angoscia esistenzialista di Heidegger, Sartre, Camus al vuoto oscuro e maligno nella mente del depresso dei nostri tempi, che chiede aiuto alla psicoanalisi ma anche agli psicofarmaci: un viaggio nelle rassomiglianze di umori imparentati ma non identici, annodati dal filo comune di uno scacco, di una mancanza, di una noncuranza rispetto al mondo e all'altro, che l'uomo vive in ogni epoca come tentazione dolorosa e devastante." (S.Benvenuto, Accidia, Il Mulino, 2008).
     
  Titolo: Brummell detective
Data: 2008-11-04
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail: andreasperelli8@yahoo.it

Cod. rif: 898
Testo:
Brummell protagonista di romanzi gialli: l'idea e' venuta alla scrittrice americana Rosemary Stevens con una serie di quattro romanzi aventi a protagonista l'arbiter della moda della Reggenza, il Principe di Galles, Pitt, Petersham, Sheridan, e tutta la combriccola dei dandies londinesi. George Bryan Brummell, ovviamente, e' il "detective" incaricato dalle circostanze di esercitare le sue doti di investigatore (sic!) con quella minuzia che gli conosciamo al fine di scagionare di volta in volta amici e conoscenti accusati ingiustamente di omicidio. I romanzi della Stevens non sono tradotti in italiano, ma e' possibile leggerli, oltre che in inglese (nelle edizioni Berkley) anche nella loro edizione francese (Edition du Masque). Qui il sito ufficiale della scrittrice:http://www.beaubrummell.com/
     
  Titolo: Sapeurs di marca e sapeurs classici
Data: 2008-10-21
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail: andreasperelli8@yahoo.it

Cod. rif: 897
Testo:
Già parlammo del fenomeno dei sapeurs congolesi agli appunti n.79-81 del Brogliaccio e in un testo sulla Scrivania intitolato "Sapeur". Questi signori, senza lavoro e poveri in canna, si aggirano tra miseria e macerie vestendo abiti occidentali, a volte lussuosi e spesso variopinti. Un nuovo articolo però getta nuova luce sul fenomeno: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/18-Ottobre-2008/art77.html (ringrazio Raphael B. per la segnalazione). Apparentemente esistono due famiglie di sapeurs: i "classici" di Brazzaville e i "firmati" di Kinshasa (nelle foto, alcuni sapeurs di Brazzaville fotografati da Massimo Schuster). L'articolo spiega il fenomeno meglio di quanto non potrei fare io in poche righe - e stimola parecchie riflessioni.
     
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