In quest'area di appunti è data facoltà ai Visitatori
di corredare con un'immagine un testo che abbia ad oggetto il mondo
del Dandy. Un dettaglio, un personaggio, un'opera d'arte, potranno
così trovare il riscontro grafico a volte necessario ad illustrare
ciò che la parola non può esprimere. Si può
inserire una sola immagine per volta. Come in tutte le aree interattive
del castello, è necessario sottoscrivere l'intervento col
proprio nome, cognome ed indirizzo.
Perché sia visibile l'anteprima dell'immagine, cosa assai
importante, il nome del file grafico non dovrà assolutamente
contenere spazi.
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| Titolo:
Il dettaglio della camicia di J.Cocteau !
Data: 2009-02-18
Nome Cognome: Stefano Antonio Masci
E-mail:
masci.stefano@virgilio.it
Cod. rif: 943
Testo: Gentile Sperelli,
Lo studio dei particolari di Cocteau, li trovo interessanti.
In particolar modo della camicia, mi incuriosisce la mancanza di pieghe sullo sparato , risultato raggiunto facendo applicare dal proprio sarto un bottone al fondo di questa che abbottonava tra le gambe . Un dettaglio che mi incuriosisce ! Esiste un disegno o una foto che potrebbe meglio rappresentare tale ingegno ?!
Cordialmente Stefano Antonio Masci |
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| Titolo:
Un dandy in rima, di Ivano Comi
Data: 2009-02-17
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail:
andreasperelli8@yahoo.it
Cod. rif: 942
Testo: Dopo alcune settimane di preparazione è finalmente in legatoria l'ultimo libro di Ivano Comi: "Un dandy in rima", poesie sul guardaroba ed il sentire dandistico, pubblicate come sempre da Stefanoni (sarà pronto tra quindici giorni circa).
Il libro è stampato in un numero limitatissimo di esemplari, rilegati a mano, con disegni di copertina e di retro di copertina di Massimiliano Mocchia di Coggiola - stampati, ritagliati ed incollati a mano su ogni esemplare. L'ultimo libro di Comi, "Il dandy e il blu", ha venduto cento copie in tre giorni: un vero record per un argomento simile. Non ci si aspetta che il pubblico recepisca altrettanto bene un'opera poetica (la poesia, oggi come oggi, si vende male), ma la preziosità del prodotto ne aumenterà ancor più, se possibile, il valore letterario. |
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| Titolo:
Dizionario dello snobismo, di Philippe Jullian
Data: 2009-02-15
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail:
andreasperelli8@yahoo.it
Cod. rif: 941
Testo: "Un pò dandy, un pò chic, lo snob torna di moda e lo fa in grande stile. Le edizioni La Lepre pubblicano in Italia quella che ad oggi è considerata la Bibbia del genere, il Dizionario dello Snobismo di Philippe Jullian. Dato alle stampe in Francia per la prima volta nel 1958 è un evergreen, un volume da tenere sul comodino e consultare come un oracolo. Perchè passano le stagioni ma il vero snob rimane identico a se stesso e si riconosce sempre dal parvenu o nuovo ricco che ostenta ma non è. E anche dal Dandy. Visto che sarebbe come paragonare una beghina qualunque a Santa Teresa perchè lo snob è privo di quell’intuizione estetica in cui il dandy invece quasi affoga. Lo snob, come suggerisce la parola e Jullian stesso, è “sine nobilitate”, senza nobiltà, intesa forse in tutte le sue accezioni, di nascita e d’animo. Senza infamia e senza lode, dunque, in perenne fuga dallo standard comune alla ricerca possibilmente dell’esclusivo. E se oggi il vero snob non viaggia mai con più di un bagaglio, frequenta un corso per massaggi al bebè, porta il maialino al guinzaglio per Milano e coltiva l’orto in casa per avere sempre un pò di verdura organica a portata di mano Jullian riconosce agli italiani un grande valore. “Gli italiani sono forse snob?” si chiede. Per poi rispondersi “Sì e nel modo più sfarzoso, senza meschineria, senza occultarlo e senza cupidigia” E fa l’esempio di una Ferrari in un piccolo centro di provincia al cui passaggio tutti si girano presi dall’ammirazione. Oggi come allora gli italiani sono rimasti fedeli a loro stessi, almeno nello snobismo. Jullian questo l’aveva già capito 50 anni fa." --- (Il sito della casa editrice: http://www.lalepreedizioni.com/catalogo_visualizza.php?Id=10 ). ---
(articolo del 15/09/2008 tratto da Panorama.it). |
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| Titolo:
Pelham, di Edward Bulwer-Lytton
Data: 2009-02-15
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail:
andreasperelli8@yahoo.it
Cod. rif: 940
Testo: L'avvenimento letterario che questo sito festeggia come essere certamente il migliore di quest'inizio anno è l'uscita della prima traduzione italiana in assoluto del romanzo "Pelham, o avventure di un gentiluomo". L'autore, Edward Bulwer-Lytton, fu in giovane età un apprezzato dandy nullafacente che, nella Londra della Reggenza, da pochi anni abbandonata da Brummell, si dava alle sale da gioco ed ai balli in società con la stessa passione - ovviamente nascosta dietro una dandyssima maschera di indifferenza. Il "Pelham" venne salutato fin dalla sua prima edizione (del 1827) come il manuale del perfetto dandy: Brummell non aveva ancora avuto dei vangeli, ed ecco che Bulwer se ne faceva graziosamente carico. Il "Pelham" venne subito tradotto in Francia, dove ispirò a Barbey d'Aurevilly il suo primo trattato di dandismo, il quale diede il via a Baudelaire ed al suo "Pittore della vita moderna". Possiamo dire che senza questo romanzo, dalla trama sottile ma dai vasti principii estetici e filosofici, il dandismo avrebbe faticato assai a traversare la Manica. Leggendo le avventure di Lord Henry Pelham ritroviamo tutti i tipi di dandies che su questo sito abbiamo imparato a riconoscere: il byroniano, il decadente, il disilluso, l'assassino. Il protagonista passa con leggerezza dall'uno all'altro, e da Londra a Parigi, da una vasca da bagno fatta fare su ordinazione nella quale è possibile leggere e fare colazione, ad un duello con spade al Bois de Boulogne. Un incontro con i suoi tre sarti dà modo a Pelham di illuminarci con le sue 22 regole sull'eleganza maschile, auree e mitiche perché valide ieri quanto oggi. Il "Pelham", più che un romanzo è un manuale: un manuale di dandismo della Reggenza finalmente riscoperto e tradotto da Daniele Tinti (cavaliere delle Nove Porte) per le edizioni Excelsior 1881, al quale chiederemo presto di illuminarci sugli aspetti più interessanti di questo eccezionale capolavoro. |
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| Titolo:
La tuta-dandy
Data: 2009-02-09
Nome Cognome: Andrea Sperelli
E-mail:
andreasperelli8@yahoo.it
Cod. rif: 939
Testo: Egregio Signor Masci, so da fonti sicure che presto uscirà in libreria un saggio dedicato proprio all'abbigliamento ed alla moda futurista, che ho avuto il piacere di leggere e che sicuramente stupirà gli appassionati per la ricchezza di informazioni e le analisi dettagliate. Ciò detto non mi dilungo su questo capo d'abbigliamento futurista, la tuta: lo si voleva pratico, facile, economico. Da qui l'evidente ossimoro "Tuta-dandy", due parole che messe assieme non hanno niente a che vedere l'una con l'altra. Sui recenti abominii in tema, cito il Dizionario della Moda (http://dellamoda.it/): "[...] oggi la tuta esce per strada, è indossata con disinvoltura, anche in occasioni eleganti, da dive e popstar del momento. Madonna la mette a una prima teatrale a Londra, con sneakers tempestate di cristalli Swarovski, ma l'ex Spice-girl Geri Halliwell, o Britney Spears e Jennifer Lopez la portano con eleganti scarpe dall'altissimo tacco a spillo. Da Manhattan a Los Angeles, da Londra a Parigi, l'imperativo è: tutte in tuta da ginnastica. La più amata è quella del marchio californiano Juicy Couture: in ciniglia, pantalone a vita bassa, blusa aderente con cappuccio, creata con fortuna da due amiche, Gela Nash Taylor e Pamela Skaits-Levy, che nel '96 nel loro brand Juice Couture inseriscono una serie di tute glamour e sexy: vanno subito a ruba. Dolce Gabbana disegnano sempre per Madonna una tuta-smoking. Sulle passerelle, la tuta è protagonista. Bianca come quella degli aviatori inizio secolo per Cerruti, modellata con curve anni '40 per Donna Karan o blu "working class" per Yamamoto". (Nell'immagine, Thayaht indossa la tuta futurista, che divenne poco dopo il simbolo degli operai russi grazie a un altro futurista, Rodchenko). |
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