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linguaggio dei tessuti è ricco ed antico.
Attraverso il guardaroba del babbo ed i vecchi
film, nella nostra mente si è tramandata
e ancora si tramanda una predisposizione a comprenderlo
istintivamente. La sua voce discreta è
oggi disturbata dal rumore di fondo di nuove tipologie,
spesso orientate ad un pubblico troppo poco competente
e sensibile alla qualità apparente più
che a quella reale. Eppure le pagine della sua
antologia sono di così limpida poesia che,
al momento in cui viene ben interpretata, tutti
ne comprendono l'altezza. E' una vera e propria
letteratura, con i suoi classici ed i suoi autori
moderni. Tra i professori che meglio conoscono
la lingua e la letteratura dei tessuti, vi è
il bolognese Dante De Paz, erede di una dinastia
di drappieri alla quale si è già
aggiunta col figlio Daniele una nuova generazione.
E' specializzato in tessuti inglesi e in tutto
il suo negozio non esiste nulla che non porti
la dicitura "Made in England". Non si
tratta di servilismo o esterofilia, ma di specializzazione.
La gran parte della cultura dell'abbigliamento
maschile e degli oggetti che la arricchiscono
è stata creata nel Regno Unito. Poiché
ciò è facilmente dimostrabile, negare
questa primogenitura è una certificazione
di partigianeria ed ignoranza. Approfondire con
Dante il significato e la genesi di un tessuto
è un'esperienza coinvolgente. Ora che i
grandi tessuti classici vanno incontro a modificazioni
genetiche come il grano ed il pomodoro, gli intransigenti
o i più esigenti giungono da lontano nel
suo negozio per la ricerca di un donegal, di un
harris, di un whipcord o di un bedford-cord. Dante
amministra la propria scienza con tatto, senza
divulgarla con troppa facilità e senza
nasconderla. La conoscenza non è in lui
disgiunta da una sensibilità estetica particolare.
Sorretto da un genio particolare nel vestire è,
tra gli uomini che sanno, uno dei più eleganti.. |