Trattato da uomini e per gli uomini, l'argomento risulta essere assai delicato. E' però un'occasione per valutare la portata ed i limiti del nostro maschilismo. Se il Cavalleresco Ordine è aperto e lavora solo per gli uomini, questa scelta, piuttosto che definire una gerarchia tra i due sessi, finisce per valorizzarli entrambi. Approfondire e difendere l'universo maschile non comporta lo schiacciamento, ma anzi il riconoscimento dell'esistenza e dell'importanza di quello femminile. Quanto alle discussioni sulla sua dignità, le riteniamo non solo oziose, ma perniciose. Una parità che non possa darsi per scontata, tacendola, risulta irraggiungibile ed incompiuta. Si consideri infine una caratteristica poco nota della parità: essa è una legge che opera in due sensi e soprattutto nostro malgrado. Questo significa che l'altro è il nostro specchio e la nostra misura. Più grandi considereremo le donne, migliori sapremo di essere noi. E viceversa.
   L'archetipo maschile in cui noi ci identifichiamo è quello cavalleresco, il più classico ed ancestrale. Se in quest'ottica la coscienza dell'Uomo aspira ad un ideale di Onore e Valore, il suo reciproco femminile è nella Grazia. Ogni Donna porta in sé una Principessa, che dal suo piedistallo è ispiratrice, consigliera, desiderio, riposo del guerriero, ornamento supremo di se stessa e dell'uomo che l'accompagna, principio primo e termine ultimo di gran parte della nostra immaginazione. Nietsche sostiene che l'Uomo sia attratto dal gioco e dal rischio, e che sia la Donna il gioco più pericoloso.
   Con piacere deludiamo quanti si aspettassero ammiccanti battutine su questo argomento, che a nostro avviso non consente invece alcuna caduta di tono. Ogni degradazione, ogni banalizzazione del femminile comporta una perdita della nostra dignità virile, e Dio sa se non vorremmo che sempre più donne comprendessero che è anche vero il contrario. Guai all'Uomo che manchi ai suoi doveri galanti ed alla Donna che tradisca la sua naturale aspirazione alla Grazia, madre elettissima dell'Eleganza. La nostra storia recente ci ha abituato a fermarci ad un valore assai più rozzo, quello della bellezza estetica, totalmente fine a se stessa. Non è lì, o non solo in quella direzione, che la Donna deve combattere la sua battaglia, perché la nobiltà cui essa legittimamente può e deve aspirare non è misurabile come la circonferenza del seno. Non siamo certo noi a poterLe dire cosa fare o cosa essere, ma ci sia concesso dichiarare un punto di vista, un modo di sentire che ha generato grandi risultati e che ancor oggi ispira ed incanta. Di fronte alle ragazze sedute per terra come maschiacci, inclini ad un turpiloquio che sembra liberarle ed invece le condanna, ci piace evocare le icone immortali di una Maria Callas, di Grace Kelly, di Jaqueline Kennedy. Semplici pur nella massima raffinatezza, spontanee anche nel più completo controllo di se stesse, esempi eloquentissimi nonostante l'astrazione consona al loro rango, adorne dell'ammirazione e della cieca devozione che hanno saputo suscitare, è a donne come queste che riconosciamo il trono supremo.
   Ogni commento ulteriore è superfluo. Per chiarire cosa intendiamo dire, basta scorrere le immagini che nella nostra memoria hanno impresso queste vette della femminilità. Il compito più difficile è cogliere l'inesprimibile segreto che le ha rese così grandi. Poiché la semplice imitazione è dannosa quanto impossibile, è ovvio che ognuno di noi, Uomo o Donna che nasca, deve saper trovare il proprio stile. Eppure, se le strade personali saranno diverse, in questa ricerca occorre sapere quale sia la direzione da prendere.

 

 


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