CAVALLERESCO ORDINE DEI GUARDIANI DELLE NOVE PORTE
GUARDIANIA DI PORTA DELL’ABBIGLIAMENTO

Verbale del Congresso di Fondazione
Venezia - Hotel Ala - 23 luglio 2004

Sono presenti: Giancarlo Maresca, Gran Maestro; Augusto Micheli, Socio decano; Dante De Paz; Franco Forni; Luciano Maria Barone; Tommaso Carrara; Adamo De Togni; Gianni Pretto; Alberto Longo; Massimiliano Mocchia di Coggiola; Valerio Monaco; Federico Pensa; Andrea Rizzoli; Riccardo Tomasutti; Alessandro Vecchiato; Gabriele Vesentini. Dovrebbe mancare un nominativo e preghiamo l’interessato di segnalarlo egli stesso, essendo sfuggito al verbalizzante.

La saletta del graziosissimo Hotel Ala è piccola, ma ben attrezzata e arredata. La temperatura esterna è terrificante ed occorrono generose dosi di champagne e di aria condizionata per rilassarsi e disporsi adeguatamente ai lavori. Alle ore 17, dopo un brindisi di benvenuto e non prima di aver acceso un sigaro, il Gran Maestro introduce l’argomento della riunione con una lunga prolusione.
La Porta dell’Abbigliamento dovrà rappresentare un unicum, un universo autonomo. Anche le altre Porte lo sono o lo saranno, ma in questa materia il Cavalleresco Ordine ha delle particolari responsabilità, in quanto depositario di una tradizione e di una fiducia consolidatasi negli anni. Anche se, ad esempio negli Stati Uniti, esistono altri siti dedicati all’abbigliamento maschile, in genere questo mondo è troppo ricco, troppo appetitoso per sfuggire alle tentazioni del compromesso e del commercio. E’ nostra intenzione affrontare invece l’argomento ad un’altezza di toni e con una profondità di analisi quale esso non ha mai conosciuto nell’era dell’impero mediatico. Già allo stato attuale il lavoro svolto non conosce concorrenza ed è lecito pensare che gli occhi di molti, da molte nazioni, saranno puntati su questa Porta. Per questo motivo è fondamentale dedicarvi il meglio delle energie che saremo in grado di raggruppare, sia quelle dei Soci che quelle di Simpatizzanti interessati.
Viene comunicato che ai sensi del Titolo XIII dello Statuto dell’Ordine, il Gran Consiglio ha deliberato l’istituzione della Guardiania di Porta dell’Abbigliamento e nominato Dante De Paz quale suo Rettore. Sarà suo compito nominare un Vice Rettore ed i Redattori, che a insindacabile suo giudizio saranno scelti per la qualità, competenza e volontà, anche tra soggetti esterni all’associazione.
Sul piano concettuale la Porta dovrebbe articolarsi su quattro registri, che possono essere simbolicamente evocati. Così essa dovrà allo stesso tempo essere:
1. Libro, che rappresenta la sacralità e l’organicità del sapere;
2. Biblioteca, che riproduce la molteplicità e l’organizzazione;
3. Monumento, che riporta alla fermezza, alla stabilità e visibilità;
4. Rivista, che ricorda la flessibilità, l’attualità, la costanza del lavoro.
Sul piano pratico, il programma va definito in corso d’opera, ma secondo una prima idea di massima esso dovrebbe presentare almeno le seguenti aree indipendenti:
1. Una Biblioteca che raccolga una selezione di libri che una volta messi insieme assumeranno una diversa valenza, rappresentando un’esegesi della storia dell’abbigliamento, una dimostrazione dell’interesse che la materia ha suscitato nei tempi, una testimonianza storica e di costume, un’eredità di sapere tramandataci da altri ricercatori. La Biblioteca riporterà in scansione la copertina del libro nella principale edizione e alcuni brani che ne facciano intendere lo stile.
2. Un Florilegio che riporti gli articoli significativi sulla materia.
3. Un Dizionario Illustrato che contribuisca alla creazione di un linguaggio comune.
4. Un’ Area Storica suddivisa per epoche e tracce stilistiche.
5. Una sezione sul Classico Internazionale, concetto nato internamente all’Ordine.
6. Una produzione periodica di “Figurini” che inquadrino i concetti senza l’uso delle parole. E’ fondamentale l’uso del disegno, che rispetto alla fotografia ha il vantaggio di essere una proposta che ciascuno vede a suo modo, mentre la foto impegna alla violenza dell’imitazione, inaccettabile per l’uomo di gusto.
7. Una vasta sezione dedicata ai materiali: tessuti, pellami etc.
Viene poi data un ampia descrizione di quanto ci si propone di realizzare attraverso il “Figurino”. La fotografia non lascia spazio alla fantasia, mentre il “Figurino”, rappresentando una situazione, permette al lettore di diventare egli stesso soggetto, immaginandosi come meglio crede. Il maestro Mocchia, che in qualità di artista dovrebbe creare il “Figurino”, fa presente che noi siamo abituati ad esempi ancorati a periodi artistici ben precisi e che al giorno d’oggi quegli stili risulterebbero datati. Occorre quindi studiare una soluzione nuova. Il Gran Maestro replica che la cosa importante è il contesto e a ben vedere i migliori figurini si ricordano tanto per l’atmosfera quanto per i capi illustrati. Si tratterà quindi di sviluppare una regia adeguata e di individuare il vero nerbo dell’attualità, quello teso e sonoro. Non avrebbe senso un figurino lezioso o indirizzato ad un mero recupero di fogge ed atteggiamenti d’epoca. De Paz aggiunge che occorrerebbe anche produrre, per alcuni capi fondamentali, dei disegni tecnici in grado di essere letti dai maestri artigiani, perché possano riprodurli a richiesta del cliente coi materiali e le modifiche che ciascuno vedrà opportune.
Nel Dizionario, si cercherà di proporre non solo un’elencazione alfabetica, ma anche una tavola analogica con dei disegni stilizzati della parte anteriore e posteriore di giacche, camicie etc. Quando il lettore posizionerà il cursore del PC sul manichino, apparirà la denominazione della parte indicata, nonché gli scritti e le immagini ad essa correlati. Questa funzione è naturalmente suscettibile di ulteriori implementazioni.
Pensando all’enorme mole di materiale già prodotto e a quella che si andrà a produrre nelle pagine fisse e nelle aree interattive, i Cavalieri Forni e Pensa, dopo un dotto intervento del prof. Barone, suggeriscono di creare un database nel quale raggruppare tutte le informazioni. Il database é una collezione di dati gestita e organizzata da un software che consenta di accedere concettualmente ai dati, vedendone solo la loro rappresentazione logica. In questo modo il problema verrebbe risolto alla radice, preservando nel contempo la “memoria storica” di quanto è stato esposto nel sito. Immaginando di partire dal Dizionario, puntando sul disegno di un abito; il lettore potrà vedere tutto quello che è stato detto su vestito oppure scendere nel dettaglio a vari livelli. Vestito -> Giacca - Pantalone - Gilet -> Fodera - Stoffa - Bottoni -> Cotone - Lino - Lana -> Tweed - Flanella - Tropical e così via fino all’elemento primario. Questa soluzione è però costosa e si dovrà verificarne la praticabilità, eventualmente razionalizzando ogni intervento sin dall’inizio in questa direzione.

Il Cavaliere De Paz ringrazia per la carica conferitagli e ne accetta le responsabilità. Inizia il suo intervento esprimendo qualche perplessità sulla Biblioteca, che potrebbe dare la sensazione che la conoscenza si trovi nei libri e non nella pratica, nell’entusiasmo, nell’esperienza, nell’analisi individuale, negli errori e negli sforzi. Molti testi sono semplici raccolte di pareri altrui, di episodi o immagini che possono spingere all’imitazione più che alla ricerca. Riconosce l’importanza del Documento come elaborazione di un tema, ma Il libro, sostiene, debbono essere i Cavalieri stessi. A lui si associa il Cavaliere Micheli che sostiene che l’eleganza deve portare l’uomo dentro la propria individualità ed estrarne lo Stile.
Di diverso avviso si mostra il Cavaliere Carrara, che afferma che, il libro, se è vero che ha un peso relativo, ha pur sempre una sua ragione d’essere, un contenuto che a volte si rivela importante col passare del tempo. E’ poi di una certa importanza sapere cosa ci sia in circolazione, quali le tendenze del metaabbigliamento, cioè dell’abbigliamento discusso e non indossato.
Il Cavaliere Monaco ritiene che il libro debba essere sfogliato e fatto proprio non solo nell’ambito della Tradizione e della Norma, ma anche con l’intervento del gusto personale. In tal modo esso ricopre un ruolo subalterno a quello del lettore. Secondo il modo con cui esso ne fruisce, può suggerire qualcosa che non dice e non contiene e in tal modo essere veicolo di originalità e non di appiattimento.
Perché si parta col piede giusto, il Gran Maestro propone una distinzione tra integralismo ed estremismo. Il primo ama dettare regole e interviene sulla sfera altrui con obblighi e divieti. E’ padre dell’intolleranza e nel migliore dei casi finisce per non generare altro che cose inutili come i consigli e dannose come i giudizi. L’estremismo è invece fratello della passione sincera e come tale spinge in avanti, supera i limiti, genera l’entusiasmo della ricerca individuale e non la passività dell’obbedienza ad una norma comune. Storicamente, aggiunge, nel sito si è rivelato un costante interesse per i libri e le riviste sull’abbigliamento. Messi insieme, questi supporti assumono un altro significato. L’importante è dare loro la giusta collocazione, affinché l’autorità resti al Sapere più che al Sapiente. Dello stesso avviso è il Cavaliere Barone che distingue tra libri divulgativi, libri classici (tipo anni ’30) e libri tecnici. Negli ultimi due casi non c’è pericolo di contaminazione.
Con brevi interventi, quasi tutti fanno sentire la propria voce e danno il proprio contributo, ma la discussione si mantiene costantemente lungo il filo conduttore impostato con la relazione iniziale. Particolarmente brillanti le frecciate del decano cavaliere Micheli, che ogni tanto fa precipitare nella sala qualche pesantissimo parere.
Il Cavaliere Forni ricorda l’importanza degli accessori (occhiali, gemelli, pelletteria ed altro) ed auspica un ripristino, in forma rinnovata e potente, del Fondaco delle Spezie Rare.
Il Gran Maestro, ringraziati i presenti, chiude i lavori intorno alle ore 20.00 ed invita solennemente a rispettare il programma, proseguendo con gli esercizi di masticazione e deglutizione previsti presso il Ristorante agli Alboretti.

Venezia, 23 luglio 2004