Cosa dire di questa foto, di questo uomo che fu quasi blasfemo, tanto volle avvicinarsi al lavoro di Dio nel creare l’eleganza. Dicono che non fosse uomo, ma amò la sua donna più di ogni altro. Senza più la corona, fu più re dei re. Morto, vive per sempre nelle riforme apportate al Gran Codice Muto dell’Abbigliamento. In questa foto la sua mano aristocratica regge un corona con un gesto che certo non dimostra una frequentazione assidua del sigaro. Non a caso lo tiene spento, pronto a scappare di là per caricare la sua pipa. Proprio questo deve farci pensare. Il Duca, fumatore di pipa, dopo cena si fa ritrarre con uno strumento più adeguato al contesto. L’importanza dell’Avana è in una sua ritualità, che lo colloca a volte come oggetto ed a volte come soggetto di una cerimonia senza un copione scritto, ma che l’uomo di gusto ha sempre sentito come parte necessaria del piacere. Abbiamo usato questa icona irraggiungibile come un simbolo di un mondo, quello del sigaro, che non è fatto solo di tabacchi e di marche, ma di uomini e di abitudini. Esso resterà vivo solo se si pone come era qui: una palestra di civiltà e non un’arena di gladiatori dove si debba vincere o morire, dimostrare di sapere o soccombere.

N.B. Per rispetto alla maestà del Duca, le foto di Maresca e De Sury sono state oscurate. Mostrarsi vicino a lui sarebbe stato non solo un atto di presunzione, che è un difetto perdonabile, ma una dimostrazione di cattivo gusto, vizio cui non è data salvezza.