La giacca napoletana
I grandi tessuti maschili
 
 
 

Resoconto del Laboratorio del 28 Maggio 2003

La Legione di Bologna e tutta la Provincia Cavalleresca ha risposto compatta alla convocazione per questo secondo Laboratorio. Sono giunti Cavalieri anche da lontano, alcuni da Milano, altri da Roma, altri ancora da Udine ed a loro va un plauso speciale. Del resto, hanno trovato pane per i loro denti. La giornata non ha avuto un attimo di respiro ed ha avuto inizio addirittura in anticipo rispetto alle previsioni. Il piccolo filmato che vedete è stato girato alle 9.30, quando i due piani e il portico antistante il negozio di Dante De Paz non si erano ancora riempiti delle oltre ottanta persone che sono intervenute. Il buffet, lo champagne, il vino superbo, hanno naturalmente riscosso il massimo successo, ma l'attività culturale non ha languito. Il programma è stato svolto tra molte domande, che hanno rivelato l'interesse che la materia sartoriale riscuote in questo momento. Peron ci ha stupito con un paio di derby, particolarmente ammirate anche da Gianni Klemera, l'importatore Alden che ha intercesso presso la casa per farci ottenere il pellame e che era intervenuto apposta da Bolzano per non perdersi lo spettacolo. Quasi tutte le cinquanta culatte disponibili sono state immediatamente prenotate dai Cavalieri, che erano intervenuti anche con deleghe di altri Soci non presenti. Il programma sartoriale verteva sulla lavorazione precendente la prima prova. I Maestri Solito hanno indugiato sull'importanza del bagno delle stoffe, sulla qualità degli interni ed hanno illustrato alcuni segreti della lavorazione napoletana, tra cui la disposizione delle pinces. Nella prossima sessione ufficiale si parlerà dei progressi che la giacca fa tra la prima e la seconda prova e dei punti cui il cliente deve guardare durante quest'ultima: applicazione delle fodere, dei fianchi e messa in prova della spalla, bavero e manica. Sui tessuti ci si è sbizzariti tirando fuori e commentando un pò di estivi poco comuni, come mohair e lini. In lino l'abito che De Paz si provava dinanzi a tutti, mentre il servizio d'ordine doveva intervenire per allontanare dallo Champagne e dalla crema fritta una folla di curiosi, evidentemente non interessati ai tesori dello spirito, ma pronti a cedere alle tentazioni della carne, purché gratuitamente. Fuori programma, interveniva anche il pantalonaio napoletano Slavatore Ambrosio, che aveva costruito i pantaloni e li commentava. Ricostruire un'atmosfera non è facile, anzi diciamo che non è possibile. In ogni caso, tutti sono rientrati a casa molto più tardi di quanto avessero previsto e gratificati dalla sensazione di avere non solo goduto di una guida qualificata, di un buffet sopraffino, di vini pregiati senza risparmio, ma soprattutto di aver partecipato ad un'altra piccola tappa della lunga Storia dell'Ordine. I più acuti come sempre notavano anche le cose che mancano: in questo caso gli sponsor. Come quasi sempre, ne abbiamo fatto a meno e tutta l'organizzazione si è basata su risorse interne a garanzia dell'indipendenza di pensiero e scelte che rientra nella prassi cavalleresca. Non per mera vanità, ma perché l'esempio sia di qualche utilità, ci azzardiamo una volta tanto a dirlo: una lezione di stile.

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