Seconda sessione
7 Giugno 2006
Napoli - Piazza Vittoria N° 282
Show Room di E. Marinella - Ore 18.00 - 21.00




E’ vero, questa locuzione è un po’ pretenziosa. In considerazione della costanza e della vastità dell’opera che svolgiamo, non possiamo che sperare che si usi però una certa indulgenza nei confronti del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte e in generale di quella retorica che poggi su basi concrete. Anche se l’Eleganza è intrasmissibile, i Laboratori la invocano come ispirazione per questi momenti di incontro, in genere preceduti da una lunga ricerca. Queste riunioni hanno lo scopo di giungere a definizioni comuni, necessarie a qualsiasi sforzo scientifico, ma anche di comprendere fenomeni storici ed incontrare artigiani di valore insieme ai quali penetrare i segreti e le possibilità delle tecniche tradizionali. In questa sessione abbiamo invitato Salvatore Ambrosi e Marco Cerrato, due giovanissimi pantalonai napoletani. Entrambi provengono da dinastie di artigiani specializzati e pertanto godono di un bagaglio di esperienze e conoscenze di particolare interesse. Mostreranno con la varietà di materiali e fogge, insomma coi fatti, come il classico sia non solo una palestra di gusto che esercita al riconoscimento dei significati e delle differenze sottili, ma la più autentica sede dell’individualità.


L’uomo sta rinunciando ad una struttura morale fondata su aspirazioni ideali qualitative, per seguire come comandamenti gli appetiti fisici quantitativi. Anche il suo aspetto abbandona la solennità architettonica di cui vediamo un piccolo monumento nel disegno di apertura, in favore di risultati più facili a raggiungersi e consumarsi. Se nell’ arte si passa dalla retorica delle gallerie alla labilità delle istallazioni, nel vestire si trascura il drammatico capospalla tradizionale per un menu dove ogni pietanza è condita con la salsa di una presunta originalità. Ma la scelta individuale resta pura illusione, perché la lista è predisposta a tavolino. Chi segue la moda ordinerà il piatto di oggi, chi vuol fare tendenza quello di domani, ma tutto era comunque già segnato. Nei capi privi di storia e di struttura, l’effetto è affidato alla marca, a qualche scritta evocativa o a storielle da imbonitori. Essendo “costruiti”, i pantaloni influenzano concretamente la percezione delle proporzioni e possono far molto per valorizzare la figura. Sempre più in evidenza, dovrebbe essere tributata loro la giusta importanza, ma nonostante il successo di sarti e camiciai i pantalonai restano in ombra. Con questo Laboratorio, il Cavalleresco Ordine intende iniziare a far luce. Due giovani campioni dell’artigianato partenopeo presenteranno le meraviglie del su misura, capace di soddisfare le esigenze di comodità e di stile attingendo alla tradizione. I pantaloni sono antenne molto sensibili all’attualità, ma i cambiamenti non sono che la ricomposizione di soluzioni che vengono da lontano. Qui si vede come le larghezze tipiche degli anni ’90 fossero già state sperimentate nei ’40. Lo zoot suit prevedeva anche la giacca a tubo di stufa, come quella a sinistra. Da tempo spregiudicati stilisti l’hanno spacciata come capo da cerimonia ed erede diretta della redingote, nascondendone la nascita come attributo, tuttora attuale, del gagà di colore.


Nato povero, il baccalà ha riscattato le proprie origini affermandosi come una prelibatezza indiscussa, animatrice di mense internazionali. Protagonista anche della cucina spagnola, Il genio italiano lo coniuga in infiniti modi. Rigidità che si fa fragranza, opacità che si converte in lucentezza perlacea, esso porta nella gastronomia un momento di magia alchemica. Mario Avallone, cuoco originale non per opportunismo, ma per natura e sensibilità, lo presenterà in soluzioni tradizionali ed innovative, facendone il fil rouge di un buffet colto e ricco di sentimento. I vini che lo accompagneranno, nazionali ed esteri, saranno selezionati ed offerti da Luca Gargano, che al comando della genovese VELIER è stato pioniere e instancabile promotore del recupero di un atteggiamento del consumatore che privilegiasse la parte emotiva del palato su quella cerebrale. Prodotti in cui l’attenzione in vigna è suprema, tali da fregiarsi di quella tripla AAA che indica i vini non creati in cantina dai camici bianchi degli enotecnici, ma dalle mani di uomini che siano insieme Artigiani, Agricoltori e Artisti.


Dedicata in particolar modo a quanti ci raggiungeranno da altre cavalleresche Provincie e limitatamente ai Soci, la serata prevede un gran finale. Nonostante il buffet, sarà rimasto un po' di appetito e parecchia voglia di stare insieme, anche con le volenterose signore che ci avranno accompagnato. Un pullman ci attenderà proprio sotto lo scalone di Maurizio per portarci ai Giardini di Villa Giulia, il ristorante del nostro Cavaliere Oscar Leonessa. A porte chiuse, un pizzico di caviale e qualche altra prelibatezza, lubrificata in modo degno dei Vostri cavallereschi palati, ci permetterà di rilassarci e commentare questo e gli ultimi eventi associativi, pensando ai prossimi. Come tutto il resto, anche questa parte del programma sarà sostenuto dall'Associazione e dai suoi alleati. Ai Soci partecipanti non sarà necessario maneggiare vile denaro, se non qualche scudo di piccolo taglio per pagare il vettore che ci accompagnerà e riporterà a casa. La cena-chiacchiera ai Giardini di Villa Giulia è ovviamente aperta anche alle dame, ma poiché sarà celebrata su tavolo unico e a porte chiuse il numero deve essere conosciuto in anticipo. E' quindi necessario riservare i posti da oggi sino al giorno precedente, salvo correre il rischio di restare a terra. Le prenotazioni sono da inviarsi alla Cancelleria dell'Ordine cavalleresco.ordine@noveporte.it.







Appendice

CHINOS E JEANS
Ecco due fogge al vertice per storia, versatilità e importanza. Il primo è realizzato in drill di cotone nelle tinte che potrebbe avere la sabbia. Non di Stromboli, ovviamente, ma di quelle che evocano deserti e scenari coloniali. Porta le tasche verticali a filo e le cuciture laterali interne, non sovrapposte come nei jeans. Obbligatoria, se parliamo di un vero chinos, la patta a bottoni. Molti lo portano senza risvolto, in ossequio alla sua origine militare. Nonostante il color caki, il suo preferito, gli conservi una certa aria marziale, ha un buon carattere e si trova a suo agio nel più esclusivo circolo nautico quanto a passeggio col cane. Esce volentieri col bomberino o la polo, ma questo autorevole caso dimostra con quale disinvoltura si abbini ad un doppiopetto regale. Già carico di gloria grazie al cinema, negli anni ‘50 il jeans fu adottato da gruppi giovanili “on the road” e nei ’60 divenne bandiera dell’ insofferenza antimperialista e pacifista. Connotazioni ideologiche trasgressive persistono nel suo corredo archetipico, ma anche la sua voglia di aria aperta e la lunga storia di alleato di pionieri e cercatori d’oro. Si può vivere senza jeans, ma vistane la planetaria affermazione non gli si può negare la levatura di Classico Internazionale. “Vengono mortificati da un duplice abuso. Da un lato la produzione massificata a basso costo, che li porta dal rango di sportswear a prodotto di massa privo di significato, quello che si chiama streetwear. Dall’altra il travisamento da parte di stilisti che li propongono fuori dal loro naturale contesto. Perduta gran parte del fascino iniziale: la qualità del taglio, le proporzioni anatomiche, il punto vita, l’originalità del colore e delle lunghezze, le caratteristiche uniche nelle rifiniture, questi jeans non rientrano più nel Classico Internazionale”. (Dante De Paz, Rettore della Porta dell’Abbigliamento)

PERFEZIONE E TRASCURATEZZA. DUE MODI DI ESSERE.
Il talento di Fred Astaire (1899-1987) nell’arte del vestire resta in parte oscurato dalla fama di contemporanei inglesi del calibro del Duca di Windsor (1894-1972) e Cary Grant (1904-1986), che la stampa ha sempre privilegiato. Anche lui vestiva a Londra, ma dedicò la vita ad esplorare le possibilità di un gusto americano autonomo ed autorevole. Comunicativo, estroso, leggero, si distinse per l’uso sapiente di materiali ed accessori. Ipertradizionali i primi, almeno quanto innovativi i secondi. Mentre Sinatra appariva artificioso, preoccupato, impreciso nella sua ansia di essere al passo o precorrere i tempi, Astaire ci appare sempre autentico. Il suo tipico collo di camicia, denso ma morbido, composto ma rilassato, in pratica un button down privo di bottoncini, lo vediamo ancora ciclicamente rispuntare dopo sessanta anni. Segno che la sua opera estetica è da considerarsi immortale. Re indiscusso del frac, fu attentissimo nella scelta dei pantaloni. Li portava con passanti cuciti circa un paio di centimetri sotto il bordo superiore, in modo che la cintura non lo raggiungesse. Anche se non l’ha inventata lui, questa soluzione merita di essere chiamata “passante Astaire”, in quanto egli la utilizzò per tutta la vita e seppe darle risalto con cinture di straordinaria fattura o fazzoletti colorati. Vediamo qui in calce un altro genio, mentre tiene lezione a Princeton. In questa stessa occasione, avrebbe riso sul fatto che i pantaloni gli stavano più volte cadendo giù. Nonostante la trascuratezza, l’immagine non è priva di grazia e dimostra una cosa fondamentale, cioè che la grandezza non è mai nell’abito, ma nell’uomo che sa conoscere ed essere se stesso.