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“La gente perdona tutto ad un uomo, tranne che un discorso noioso”, diceva Sir Winston Churchill. Tenendo presente questa massima, non intendo svolgere alcuna corposa relazione ma condividere con l’uditorio alcune brevissime riflessioni su alcuni tratti - tra l’altro, molto cavallereschi - della personalità estrema e forte di questo immenso statista.
Da anni ne studio la storia e la figura e confesso di subire il fascino di un’esistenza e di uno stile fuori dal comune, ma che, al tempo stesso, rappresentano, almeno agli occhi stranieri, la quintessenza dell’essere inglese.
Pochi, come Churchill, hanno incarnato lo spirito inglese, quel “concentrato di mentalità e tradizione britannica”, quell’orgoglio, quel senso di appartenenza alla Nazione, quella capacità di inquadrare ogni aspetto della vita in una dimensione di silenziosa, convinta adesione a uno stile e a canoni in grado di fare della vita stessa un’arte nobile. Sir Winston Churchill fu pienamente inglese e pienamente immerso nei più tipici e tradizionali valori e ideali dello stile di vita inglese.
Ciò che colpisce, della figura di Winston Churchill, è l’assoluta fedeltà a se stesso e ai propri gusti, peraltro molto decisi (una delle sue più celebri frasi è: “i miei gusti sono semplici: il massimo di ogni cosa”). Egli non ebbe bisogno di costruirsi un’immagine, né prese mai in considerazione l’idea di cambiare alcunché della propria. La sua coerenza fu rassicurante per il popolo inglese, che ne fece il proprio punto di riferimento per decenni.
Nelle innumerevoli foto che ne documentarono sistematicamente la vita, colpisce innanzitutto la disinvoltura estrema del suo portamento. Lo vediamo a proprio agio in qualsiasi occasione, in uniforme, nell’immancabile, sobrio tre pezzi, in consunti abiti da lavoro. E’ la dimostrazione più piena di quanto la personalità sia centrale nell’eleganza. Questa disinvoltura mi fa pensare al termine “sprezzatura”, coniato da Baldassarre Castiglione: attraversare la vita con grazia, distacco, naturale noncuranza. E’ un concetto che esprime soprattutto una serena e convinta fiducia nel proprio stile.
E’ dal magico incontro tra stile e personalità, dal loro fondersi più pieno e naturale, che scaturisce l’armonia che sta alla base dell’eleganza.
Questa proprietà, questa consapevolezza e sicurezza di sé e del proprio ruolo, questo dominio assoluto dell’immagine e del momento, tanto più efficaci quanto più interiorizzati e, quindi,“dimenticati”, sono la più potente rappresentazione dello stile e della classe di un uomo.
Le immagini restituiscono la grandezza di Churchill sia che lo ritraggano a caccia, con abiti lisi e totale noncuranza per la propria persona (anche se ben consapevole di essere ritratto), sia che lo immortalino in atteggiamenti di incomparabile solennità.
Egli ci appare grande, dunque, sia quando lo vediamo intento a riparare un muro o il tetto della splendida dimora di Chartwell, coperto da un vecchio cappotto sdrucito e bucato in più punti, sia quando ne ammiriamo l’espressione ispirata mentre tiene un discorso dal pulpito della House of Commons, talmente fiero e austero da sembrare quasi parte della ricca architettura in cui si trova,
sia, ancora, quando ne cogliamo l’appassionato gusto per le uniformi, caratteristica tipicamente inglese (che, tra l’altro, ci riporta all’orgoglioso senso di appartenenza alla Nazione che prima citavo). Penso, in particolare, a due foto: una lo ritrae all’età di 34 anni nell’uniforme di Privy Councillor, organismo consultivo di Sua Maestà, in una tenuta in verità piuttosto semplice e sobria, specie se paragonata a quella dei più anziani personaggi che compaiono sullo sfondo), ma portata da un Churchill quasi altero, tanto appare compreso nel proprio ruolo; la seconda, molti anni più tardi, mentre sfila a Windsor negli aulici paramenti di membro del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera.
Mi piace riprendere alcune parole di Giancarlo Maresca che in molte occasioni mi hanno aiutato a comprendere non solo la figura di Churchill, ma anche questa peculiare visione dell’appropriatezza, dell’armonia e dell’eleganza: “tra il pertugio nel vecchio cappotto e le alte uniformi delle cariche che il Regno gli affidò, c’è un’unica linea retta. I suoi occhiali non furono che occhiali, i cappelli dei cappelli ed in questa semplicità che lega l’oggetto alla funzione si svela il segreto dello stile autentico, che sa evitare gli eccessi e comprimere i significati più sublimi nelle cose più banali”.
Gran parte del fascino e del carisma di Churchill dipesero da capacità oratorie straordinarie, cui egli abbinava sense of humour e doti di abilissimo conversatore. Non ho bisogno di ricordare le numerose frasi celebri che lo hanno immortalato anche come geniale inventore di aforismi. A questo proposito, consiglio ai lettori italiani la lettura del piccolo, interessante libretto di Dominique Enright, “Il sorriso del bulldog. Maliziose arguzie di Winston Churchill” (ed. Liberilibri, 2006) che, oltre a regalare momenti di autentico divertimento, ha il merito di tratteggiare una sorta di mini-biografia dello statista e, soprattutto, dell’uomo.
Winston Churchill ebbe in dono dalla natura anche una personalità d’artista con la quale completò le già rare qualità di coraggio, spirito guerresco, decisionismo, abilità strategica di consumato uomo di governo. Riuscì, dunque, a eccellere nella pittura (“Preferisco i paesaggi – diceva – poiché un albero non si lamenta se non gli ho reso giustizia”) e nel 1953 vinse anche il premio Nobel per la letteratura.
Fu inoltre, a suo modo, un uomo di insospettabile tenerezza. Questa caratteristica, mai esibita né costruita ad uso dei fotografi e, inoltre, rara in un uomo di carattere e per di più con un carattere difficile, traspariva spesso in quel sorriso infantile, ma molto compiaciuto, con cui spesso lo vediamo ritratto.
Aggiungo ancora qualche riflessione su Churchill bevitore e fumatore.
Sul sito Internet del Churchill Centre and Museum at the Cabinet War Rooms di Londra (www.winstonchurchill.org) molto si dice, tra l’altro, a proposito della passione di Churchill per l’alcool. Sicuramente egli non fu un “alcoholic”, cioè un alcolizzato; molto più probabilmente fu un “alcohol dependent”, se prestiamo fede alla prescrizione medica fatta in America, a seguito di un ricovero per essere stato investito da un’automobile: “uso di bevande alcoliche durante i pasti; dose minima consigliata: 250 cc.”.Certamente giocava molto con la sua predilezione per il brandy e lo champagne, al punto da lasciar volontariamente pensare di essere un “alcohol abuser”.  Celebre la sua dichiarazione nel corso di un pranzo ufficiale, dopo avere sentito dire al Re dell’Arabia Saudita che la propria religione gli proibiva di bere e di fumare: “Debbo precisare che la mia regola di vita impone quale rito assolutamente sacro il fumare sigari e il bere alcolici prima, dopo e se del caso durante tutti i pasti e nell’intervallo tra un pasto e l’altro”.

Infine, su Churchill fumatore mi piace ricordare una foto che lo ritrae nel 1962 all’uscita da un ospedale dopo un ricovero, su una sedia a rotelle, ma con l’abituale espressione fiera e indomita 
e l’immancabile sigaro in mano (quanta differenza rispetto alle attuali cronache di uomini di Stato che escono da cliniche di lusso dopo un lifting o un trapianto di capelli…). Il sigaro fu per Churchill anche uno strumento di eccezionale comunicativa. Godette per tutta la vita del fumo, ma anche del semplice contatto con il sigaro, che teneva in bocca o in mano anche spento.
Non posso esimermi, alla fine di queste mie brevi “note” dal citare il celebre aneddoto secondo cui al Generale Montgomery che dichiarava compiaciuto “Io non bevo, non fumo e sono in forma al cento per cento”, Churchill rispose: ”Io bevo, fumo e sono in forma al duecento per cento”.
Concludo confidandovi la speranza che queste mie parole abbiano contribuito a diffondere l’idea che quella di stasera possa essere considerata una ufficiale, cavalleresca, prima perorazione di ammissione di Sir Winston Churchill tra i grandi del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte.




Primo Prefetto di Roma

del Cavalleresco Ordine
dei Guardiani delle Nove Porte



(*) Quasi tutte le immagini riprodotte in questo scritto sono tratte dal libro di Michael Patterson, Winston Churchill: The Photobiography, David & Charles Publishers, 2006.

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