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Tra la seconda metà del XIX secolo e la prima del XX, un periodo denso di eventi e ricco di personaggi, spicca su tutte la figura Sir Winston Spencer Churchill, o WCS, acronimo che ne materializza universalmente la fisionomia. Risulterà inevitabile scegliere degli aggettivi, ma per definirlo sarà ancor più efficace un potente ed antico sostantivo. Fu un Cavaliere, anzi un riferimento per quanti comprendano il significato della Cavalleria come categoria dello spirito. Per sintetizzarne la statura, si può ricordare quanto scrisse nel suo diario Lord Alanbrooke, capo supremo delle forze armate britanniche che gli fu accanto durante la seconda guerra mondiale: “ E’ l’uomo più straordinario che io conosca; è fonte d’infinito interesse studiarlo e rendersi conto che qualche volta esseri umani come lui compaiono sulla terra, uomini che sopravanzano gli altri di tutta la testa e di tutte le spalle”.
![]() Churchill ha rappresentato un tale modello di tenacia e coerenza che le sue qualità non solo giustificano gli onori ricevuti, ma ne rivelano il significato. Si può dire che ogni sua onorificenza fu così ben meritata che il conferimento costituiva una conferma, se non un’elevazione, delle finalità per cui era stata istituita. In casi di questo genere il vantaggio è forse maggiore per il titolo che per il suo destinatario, perché attributi che già furono di tanto uomo divengono in seguito più importanti e desiderabili. Non si possono analizzare gli onori conferiti a WSC senza proporne un sommario profilo personale e accennare alla collocazione storica. Nacque nel 1874 in una delle prime famiglie del Peerage inglese, i Duchi di Marlborough, dal cui capostipite, il primo Duca, sembra aver ricevuto direttamente i geni che lo avrebbero connaturato come Paladino del Regno e del suo Sovrano, rispecchiando, con le dovute differenze epocali, le imprese del suo grande antenato. Anche l’ambientazione del luogo di nascita ne prefigurava i futuri percorsi: il palazzo di Blenheim, dono della Nazione al primo Duca, che evoca il luogo della decisiva vittoria del 1704 contro i francesi.
![]() I Churchill sono sempre stati imparentati con la migliore aristocrazia europea. E’ degno di rilievo che l’attuale Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Frà Andrew Bertie, è imparentato con Sir Winston attraverso la sua zia paterna, Lady Gwendeline Theresa Mary, che l’8 agosto 1908 sposò il maggiore John Strange Spencer-Churchill, ovvero Jock, l’amato fratello con cui Sir Winston condivise tutta la vita. Winston Churchill vive nel cuore dell’epoca vittoriana, crescendo sulle ginocchia dei suoi protagonisti. Lord Randolph, il padre, ricoprì così a lungo influenti posizioni che sin da piccolo la Camera dei Comuni dovette suonargli familiare come la stanza dei giochi. Churchill non è certo uno dei grandi fattisi dal nulla. Possedeva i mezzi per emergere e conosceva le giuste porte cui bussare, ammesso che gli fosse stato necessario bussare. Il suo merito è di aver saputo mettere a frutto i privilegi di nascita moltiplicandone la forza e mettendola al servizio di un ideale. Mai, prima durante e dopo i periodi di maggior potere, usò la sua influenza o i suoi meriti per tornaconto personale.
![]() Dopo un breve e certo non brillante iter scolastico, entra nella prestigiosa accademia militare di Sandhurst. Ne uscì come ufficiale di cavalleria, l’arma dei ricchi poco promettenti. La personalità di Churchill fin dagli anni della giovinezza è decisamente caratterizzata da grandi doti: un coraggio fisico ai limiti dell’incoscienza, una sconfinata curiosità intellettuale, un profondo senso di servizio verso l’istituzione monarchica che egli vedeva incarnata nel sovrano quale espressione fisica dell’Impero Britannico. Tali caratteristiche erano da lui espresse con un’instancabile attivismo ed un autentico disinteresse, tutto ciò che possedeva lo aveva guadagnato con i suoi proventi di scrittore e dopo la sua morte Chartwell, la residenza di campagna, fu acquistata con una sottoscrizione di suoi amici e donata in gestione al fondo nazionale delle dimore storiche per preservarla da abusi.
![]() Churchill mise in pratica queste sue doti fin dalla giovinezza, egli infatti univa costantemente il dovere di ufficiale, cui attese sempre con scrupolo, al ruolo di scrittore e giornalista ed anzi sfruttava la prima attività quale fonte originale per la produzione della seconda. In questi stessi anni dimostrò quale grande significato avessero per lui le medaglie, che considerava tangibili riconoscimenti dei risultati conseguiti sul campo dell’onore a prezzo del rischio della sua stessa vita; scrive infatti alla madre dall’India, dopo le pericolose azioni alla frontiera nordoccidentale: “otterrò una medaglia e forse un paio di fregi”.
![]() La prima avventura: Cuba
Il suo debutto sul teatro d’azione e nel mondo degli onori avviene nel 1895 in un teatro alquanto imprevedibile, Cuba, dove l’esercito indipendentista stava ingaggiando in una accanita guerriglia quello spagnolo. Churchill aveva iniziato da appena un anno la sua carriera militare, allorché uscendo dall’Accademia Militare di Sandhurst venne inserito nei ruoli del Queen’s Own Fourth Hussars. Il reggimento sarebbe stato distaccato in India l’anno successivo, ed intanto stava vivendo una routine addestrativi senza grandi stimolo. Il giovane sottotenente Churchill, avendo sentito della piccola guerra cubana ed avendo voglia di brividi per alimentare la sua vivace penna da corrispondente di guerra, decide di recarvisi con un suo amico, il tenente Reginald Barnes, e dopo aver ottenuto licenza dal Colonnello Brabazon, comandante del Fourth Hussars, si arruola nell’esercito spagnolo; lo scopo principale è appunto quello di scrivere dei reportage di guerra in diretta, egli infatti concepisce il giornalismo solo come testimonianza del vissuto. Avrà di che scrivere dato che il 30 novembre 1895, giorno del suo 21° compleanno, segnerà il suo battesimo del fuoco, trovandosi in prima linea. Ne ritornerà con una grande passione per i sigari avana, che ne segnerà la fisionomia per il resto dei suoi giorni, e con le prime due onorificenze entrambe spagnole: l’Ordine al Merito Militare (1^ classe) e la Medaglia della Campagna Cubana. ![]() India
L’11 settembre 1896 il 4° Ussari parte alla volta dell’India per iniziare il suo periodo di servizio nella “Gemma della Corona”. I primi otto mesi trascorrono nella tranquilla routine della guarnigione, troppo tranquilla per il giovane Winston appena nominato tenente, durante i quali ha modo di perfezionare la sua tecnica di gioco al polo, diventando un vero campione e portando più volte alla vittoria la squadra del reggimento, e scoprendo anche la passione per il whisky, che era l’unica bevanda decente disponibile. Ma in questi mesi coltiverà soprattutto le buone letture, soprattutto i classici, grazie alle quali coltiverà un impareggiabile stile di scrittore. Tra maggio ed agosto del 1897 trascorrerà un periodo di licenza in patria, al ritorno del quale si darà da fare per andare in prima linea e ritagliarsi una fetta di gloria. Grazie alle amicizie materne ottiene di far parte della Malakand Field Force, una sorta di reparto d’elite che al comando del generale Sir Bindon Blood doveva bonificare le frontiere del nord ovest dalle tribù ribelli. Winston si batte con molto coraggio, partecipando ad alcuni scontri a fuoco. Le sue esperienze saranno argomenti di corrispondenze giornalistiche, la sua principale vocazione, e del suo primo importante libro, The Story of Malakand Field Force che susciterà polemiche ed attacchi per le palesi critiche all’establishment degli alti comandi. Le missioni a cui partecipò gli valsero la India Medal con la barretta “Punjab Frontier 1897-1898, oltreché alcune menzioni di elogio nei rapporti ufficiali. A luglio ritornò di nuovo in Inghilterra in licenza per tre mesi, ma non certo per riposarsi, infatti si mise subito alla ricerca di un’altra guerra da vivere e raccontare. ![]() Sudan
Tramite le amicizie di famiglia, e questa volta fu addrittura il primo ministro Lord Salisbury, riuscì ad arrivare al Generale Sir Herbert Kitchener che dall’aprile del 1896 era il capo (Sirdar) dell’esercito anglo-egiziano che stava conducendo una campagna per la riconquista del Sudan, al fine di rafforzare la presenza britannica nella zona del canale di Suez. Churchill fu arruolato come ufficiale soprannumerario nel 21° Lancieri ed arrivò al Cairo il 2 agosto 1898. Anche in questa occasione non mancò di scrivere delle suggestive corrispondenze per il Morning Post. Il giovane Winston ottenne di nuovo la sua battaglia da vivere e descrivere, in tale occasione fu l’epica carica di cavalleria contro i Dervisci a Omdurman, che ebbe luogo il 2 settembre 1898 e nella quale si batté con grande coraggio e sprezzo del pericolo. Dal Sudan ritornò con il progetto di un nuovo libro sulle esperienze vissute, The River War, e con altre due medaglie: la Queen’s Sudan Medal e la Khedive’s Sudan Medal, quest’ultima conferita dal principe egiziano, il Khedive, ed il cui uso fu concesso a soldati ed ufficiali britannici in considerazione della stretta cooperazione tra i due eserciti. Churchill rientrò presto in patria, ai primi di ottobre, e a dicembre era già di ritorno in India. Avendo già considerato che la carriera militare non poteva soddisfare le sue ambizioni, decise di affrettare le sue dimissioni dall’esercito ma intanto, finché vestiva un’uniforme, voleva indossare quanto più possibile le medaglie guadagnate, e così scrisse ad un suo amico in servizio presso il ministero, il Capitano Aylmer Haldane, di spedirgli al più presto quelle guadagnate in Egitto ed anche quella dell’India che tardava. Nel marzo 1899 lasciò il Subcontinente per non più ritornarvi; il 3 maggio dello stesso anno si dimise dall’esercito per affrontare a tempo pieno la carriera di giornalista e scrittore e pensando, intanto, molto seriamente a seguire le orme paterne in politica. ![]() Sudafrica
Avendo ottenuto un contratto permanente dal Morning Post non gli restava che partire per il fronte caldo di quel periodo, ed il 31 ottobre 1899 arriva a Città del Capo, pronto per scrivere corrispondenze dal vivo sulla guerra dei Boeri. L’occasione di nuova gloria non tardò ad arrivare, accettando infatti l’invito del suo vecchio amico, il capitano Haldane, la mattina del 15 novembre si trovava su un treno armato per il trasporto truppe, allorquando furono attaccati dai Boeri. Qui Churchill compì un’azione davvero eroica, infatti riuscì a sganciare i vagoni del treno dalla locomotiva, dopo aver fatto passare i soldati trasportati sul tender, e consentire con questo stratagemma la loro fuga, mentre egli veniva catturato dai Boeri. Restò prigioniero fino al 12 dicembre, allorquando riuscì a fuggire in modo rocambolesco. Quest’azione, se egli fosse stato ancora un ufficiale in servizio, gli avrebbe senz’altro fatto guadagnare la Victoria Cross, ma essendo egli un civile non aveva diritto ad alcuna decorazione, malgrado gli sforzi del suo amico il generale Sir Ian Hamilton affinché egli ottenesse un giusto riconoscimento. Ma il 2 gennaio 1900 fu reintegrato nei ruoli e fino al 11 giugno di quell’anno partecipò alle più importanti azioni di quella guerra. In tal modo poté guadagnarsi la sua Queen’s South Africa Medal, con le barrette di: Cape Colony-Tugela Heights-Orange Free State-Relief of Ladysmith-Johannesburg-Diamond Hill, le sei battaglie a cui partecipò e che descrisse nei suoi due libri sulla guerra dei Boeri: From London to Ladysmith via Pretoria e The Ian Hamilton’s March. La carriera politica, le due guerre mondiali
Il 4 luglio 1900 Churchill ritornò in Inghilterra, questa volta abbandonando definitivamente l’esercito; aveva venticinque anni ed aveva partecipato ad un numero di azioni e battaglie più grande di quelle a cui poteva partecipare un ufficiale superiore nel corso dell’intera carriera. Da quest’anno egli cominciò la carriera politica e governativa seguendo, quasi pedissequamente, le orme di suo padre Lord Randolph. Fu presto nominato Consigliere Privato del Re, e sull’uniforme di questa carica lo si vede indossare con orgoglio le medaglie conquistate in guerra. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Churchill era Primo Lord dell’Ammiragliato, carica da cui fu costretto a dimettersi dopo il fallimento dello sbarco dei Dardanelli. L’occasione fu buona per tornare in battaglia, infatti andò sul fronte francese dove, con il grado di tenente colonnello, comandò per 100 giorni il Sixth Royal Scots Fusiliers; ma il governo aveva bisogno di lui ed il 17 luglio 1917 fu nominato Ministro delle Munizioni. Dopo la guerra gli furono conferite le medaglie espressamente emesse per quell’evento storico, vale a dire: 1914-1915 Star - British War Medal - Victory Medal; a cui si aggiunse la USA Distinguished Service Medal. Queste onorificenze seguivano la King Gorge V Coronation Medal del 1911. Tra la prima e seconda Guerra Mondiale a Churchill, che intanto ricoprì, in successione, la carica di Ministro della Guerra, degli Interni e Cancelliere dello Scacchiere, fu conferito l’Ordine dei Companion of Honour (19 ottobre 1922), onorificenza molto ambita perché conferita come diretto riconoscimento del Sovrano. Inoltre gli fu conferita la Territorial Decoration (9 maggio 1925), per il suo servizio nello Yeomanry Service (riserva territoriale), la King Gorge V Jubilee Medal (1935) e la King Gorge VI Coronation Medal (1937). Non è certo questa la sede per ricordare il ruolo di Winston Churchill nella Seconda Guerra Mondiale, qualunque parola o aggettivo sarebbe pleonastico; limitiamoci ad elencare le onorificenze che ottenne dalla sua Patria e dalle altre nazioni europee, che tanto gli dovevano:
Gran Bretagna: 1939-1945 Star - Italy Star - France and Germany Star - The Defence Medal - The War Medal. Queste medaglie gli furono conferite in considerazione dei periodi che egli trascorse sui vari fronti, quasi sempre sulla linea del fuoco. Infine l’8 gennaio 1946 Re Giorgio VI volle personalmente insignirlo dell’Ordine del Merito, onorificenza questa molto apprezzata e cara a Churchill in quanto, come egli stesso scrisse, era conferita come segno di gratitudine personale del Sovrano e non su indicazione del governo. Olanda: Ordine del Leone d’Olanda; Lussemburgo: Ordine della Corona - Medaglia Militare; Danimarca: Medaglia della Libertà del Re Cristiano X - Ordine dell’Elefante; Francia: Medaglia Militare - Croce di Guerra - Ordine della Liberazione (unico non francese insignito); Norvegia: Ordine di St. Olav; Nepal: Ordine della Stella del Nepal; Libia: Ordine dei Sedussi. Tutti gli ordini gli furono ovviamente conferiti nella classe più elevata. ![]() Gli onori del dopoguerra
E’ certamente curioso che a Winston Churchill la Patria, dopo che egli l’aveva salvata da un’immane tragico futuro, a parte l’Ordine del Merito, segno personale di riconoscenza del Re, non riservò onori adeguati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a differenza dei grandi eroi del passato: il suo antenato Marlborough, Wellington e Nelson che furono coperti subito di onori, mentre i marescialli, i generali e gli ammiragli che avevano servito ai suoi ordini (Alanbrooke, Alexander, Montgomery, Portal, Mountbatten, etc.) avevano tutti ottenuto un titolo di pari e la Gran Croce del Bagno. Egli infatti si ritirò per alcuni anni dalla scena politica dopo aver perduto le elezioni del 1945, nei giorni immediatamente successivi alla Vittoria, e fu solo la giovanissima Regina Elisabetta II, che per lui aveva un affetto davvero commovente e lo considerava quasi un nonno, che volle onorarlo adeguatamente. Dopo avergli giustamente conferito la medaglia commemorativa della sua incoronazione: Queen Elisabeth II Coronation Medal (1953), avrebbe voluto crearlo Pari, si parlava del Ducato di Dover che sarebbe stato istituito ex novo per lui, ma Curchill non avrebbe mai lasciato la Camera dei Comuni per quella dei Pari, ed allora Elisabetta gli chiese di accettare l’Ordine della Giarrettiera, come personale riconoscimento della Regina per gli incommensurabili servigi del più fedele dei suoi sudditi. E così il 14 Giugno 1954 Winston Spencer Churchill, a soli dieci anni dalla sua morte, poté far precedere il suo nome dal titolo di Sir e diventare così Sir Winston, appellativo con cui sarebbe stato consegnato alla Storia. ![]() E’ indispensabile ricordare un altro grande onore che Churchill si guadagnò a pieno titolo, il Premio Nobel per la Letteratura, che gli fu conferito nel 1953, innanzitutto per la sua monumentale storia della Seconda Guerra Mondiale - soltanto Giulio Cesare prima di lui aveva fatto la storia e l’aveva anche narrata, anzi Sigrified Siwertz dell’Accademia Svedese nel discorso di presentazione lo definì “un Cesare che aveva avuto in dono la penna di Cicerone” – ma anche per tutta la sua vasta produzione letteraria, tra cui ricorderemo le biografie del padre Lord Randolph, dell’avo il primo duca di Marlborough, e la monumentale Storia dei Popoli di Lingua Inglese. Aveva un particolarissimo stile di scrittura, al tempo stesso aulico ed avvincente, che egli diceva aver mutuato dalla lettura dei classici e soprattutto dello storico inglese del seicento Edward Gibbon autore di Declino e Caduta dell’Impero Romano.
Di Churchill va ancora detto che, così come gli onori, i titoli, le decorazioni e le cariche, così ogni soldo l’aveva guadagnato con il proprio lavoro. Non aveva ereditato grandi beni dal padre che era un cadetto, e, come abbiamo visto, la Patria non gli aveva elargito alcun regalo, come aveva precedentemente fatto con altri grandi difensori del regno e con il suo stesso avo Marlborough. Aveva un’altra grande passione, la pittura, a cui si dedicava nei rari momenti di pace, molto di più negli ultimi anni. Egli produsse una vasta serie di dipinti, molti oggi raccolti a Chartwell la sua casa di campagna, preservata intatta dallo stato e la cui visita costituisce un punto d’arrivo per gli appassionati dell’Ultimo Leone. Churchill ha trascorso la sua esistenza profondendo grande passione e profonda competenza per tutto quanto facesse ed in qualunque ambiente operasse, senza mai anteporre il proprio interesse, ma, con stile prettamente britannico, a distaccarsi al momento giusto; lo ha dimostrato quando da giovane mostrava grande orgoglio per le onorificenze guadagnate, e quando non ha mai espresso disappunto per onori non ricevuti ma a cui aveva pieno diritto. Per tutto questo ci è caro ricordarlo come un Grande Dilettante. ![]() BIBLIOGRAFIA
![]() DIDASCALIE FOTO
Relazione curata da Patrizio Romano Giangreco |
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