Brani tratti dal libro “La vigna tra cielo e terra” di Nicolas Joly
Curato da Sandro Sangiorgi e Séverine Abertelli Edizioni Porthos
   
Nicolas Joly
Nicolas Joly si avvicina alla viticoltura dopo una laurea in economia e una breve esperienza lavorativa nel mondo dell'alta finanza, che lo porta a viaggiare in Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel 1977, scontento del suo lavoro, torna a Savennières per dedicarsi all'azienda agricola di famiglia (di proprietà dal 1961). Per i primi tre anni, Nicolas si fa assistere in vigneto e in cantina dai tecnici della locale Camera dell'Agricoltura, ma ben presto decide di non seguire i consigli dei consulenti e di rinunciare all'uso dei diserbanti e dei pesticidi, applicando nuove tecniche di coltivazione. Nel 1980 Nicolas Joly viene in contatto con le teorie dell' agricoltura organica formulate dal filosofo austriaco Rudolf Steiner e decide di applicarle a una parte dei suoi vigneti. Soddisfatto dei risultati ottenUti, nel 1983 converte l'intera superficie vitata aziendale a coltivazione biodinamica. Dopo anni difficili di sperimentazione e di polemica, i vini bio dinamici di Clos de la Coulée de Serrant sono oggi unanimemente ammirati, e considerati dalla critica internazionale tra i migliori di Francia.
   
La Coulée de Serrant
Il vigneto della Coulée de Serrant, creato nel XII secolo dai monaci cistercensi, è piantato a vigna da più di 800 anni. Alla stessa epoca, un castello ubicato a qualche centinaio di metri fu edificato su una sporgenza rocciosa che domina la Loira. Nello stesso luogo si svolse una celebre battaglia nel corso della quale il re di Francia, Filippo Augusto, in guerra contro i Plantageileti salvò la corona del Regno e riprese alcuni territori annessi dagli Inglesi. La proprietà mantiene l'impronta di questa pagina di storia. La casa, ricostruita alla fine del XVIII secolo, tocca le rovine del castello. Il grande viale di cipressi che domina il vigneto e la Loira porta il nome di Cimitero degli Inglesi (Cimetière des Englais) in memoria dell'antica battaglia. Per quanto riguarda il monastero, è sempre in piedi e accoglie una parte della cantina. Alcuni vini vengono vinificati all'interno di queste storiche mura. La Coulée de Serrant, Appellation d'Origine Contròlée di sette ettari, è considerata da otto secoli come un luogo privilegiato. La proprietà ha ricevuto la visita di Luigi XI, Luigi XIV e dell'imperatrice Josephine. Questo vino, di fama mondiale, era considerato da Curnonsky, il principe dei gastronomi, come uno dei cinque primi vini bianchi di Francia.
La prima volta che seppi della Coulée de Serrant ero sdraiato sul muro del piccolo parco che circonda l'abbazia di Grottaferrata, quella devota a San Nilo. Era un pomeriggio di fine inverno: caldo, sprazzi di sole sano e una pioggia presente, mai fastidiosa... Avevo tra le mani la Guide Hachette de vin de France, edizione 1988, c'era Francesca, sdraiata con la testa contro la mia, che ascoltava la descrizione di quello che a quel tempo era il vino più vecchio raccontato dalla Guida. Un 1970 con il legno di cedro nei profumi e una prestanza, un'armonia, che gli avrebbero fatto vivere ancora una lunga stagione. C'era una Madame Joly come punto di riferimento se volevamo un rendez-vous a Savennières: già il fatto che fosse una donna rendeva tutto più affascinante e vista la distanza la Loira sembrava così lontana a quel tempo - anche misterioso, quasi esotico. Sapevamo dello Chenin Blanc, il vitigno strano, talvolta muto che dava vita anche all' austero Vouvray, leggevamo della congiunzione tra il torrente Serrant, il Loir e la Loire, ma null' altro. Dov'era Nicolas Joly a quel tempo? Di cosa si occupava? C'era un aspetto curioso nella scheda dedicata alla Coulée, quasi preoccupante: non si faceva riferimento a vendemmie degli anni '80, i consigli si fermavano alle annate 74, 76, 77, 78, tutte rigorosamente in grassetto nero in modo che il lettore capisse che non doveva toccarle prima che avessero almeno 15-20 anni di vita.
Quando nel gennaio 2002 ho incontrato Joly mi è stato chiaro il perché l'Hachette non si era sbilanciata nel valutare i vini degli anni '80, peraltro regolarmente in commercio. Ascoltando i suoi inizi da viticoltore che riceveva un'eredità bella quanto scomoda, emergeva la difficoltà di ritagliarsi una dimensione propria. Se a questo processo di naturale assestamento aggiungiamo che l'uomo di Savennières aveva in mente di rivoluzionare la coltivazione del proprio endroit, convertendo tutto alla biodinamica, immaginiamo lo scetticismo di coloro, i più, che lo consideravano un pazzo visionario. Ebbene, conoscere Joly mi ha aperto una finestra sul mondo intangibile. Ha permesso alla mia attività didattica di occuparsi sempre più del percorso e sempre meno della meta.Ha rinnovato la mia fiducia nella vita.
La lettura del libro è una nitida emanazione del suo comportamento. Coinvolgente, sincero, duro, a tratti "ineludibile" rispetto alle nostre responsabilità, somiglia al primo corso della "sua" Loira, rispetto al fluire regale che si può osservare dal Monastero della Coulée. E nella versione italiana abbiamo tentato di mantenere lo stesso ritmo incalzante. L'abbiamo arricchita, quando è stato possibile, con le informazioni, le riflessioni, gli spunti che sono emersi dagli incontri con Joly e la sua famiglia. Visitare il Clos è stata sì un'occasione speciale, straordinaria, ma non unica. Perché nel conoscere questa realtà vicina alla foce della Loira abbiamo apprezzato ancora di più le case di quei viticoltori italiani, più o meno lontani fisicamente, che tengono alla vita e alla custodia del proprio territorio. Donne e uomini che si sforzano di tutelare la fisionomia storica del vino che fanno, non cedendo alle lusinghe del facile mercato, della moda passeggera, ma provando a migliorarsi, a essere veramente e finalmente felici.
Sandro Sangiorgi