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Dopo la VII Sessione di DRESS CODE alcuni Cavalieri e Simpatizzanti venuti da fuori si erano trattenuti a Napoli ed altri, napoletani e non, ci avevano raggiunti appositamente per la mattinata d’arte denominata “Visto che siamo a Napoli”.  Questo originale percorso ci ha condotto in luoghi meravigliosi, che continuano e forse non ancora completano il discorso proposto con l’evento “Napolimenomalechcè”. Napoli ha già tutto, molto più di tutto. Ciò che le serve non è qualcosa di materiale ed ancor meno altre promesse, bensì un diverso punto di vista, la presa di consapevolezza che la sua diversità è un valore e non una malattia.  Lo stesso discorso sembra farlo in musica ed immagini il fortunato ed imperdibile film “Passione” di John Turturro.

A questo proposito, a quanti abbiano visto il film vorrei rivelare un segreto. Non sembra poterci essere alcun dubbio che la sua idea di fondo, il suo format, sia stato influenzato, per non dire ispirato, da un’opera rara e poco nota di Max Dax e del nostro Cavaliere tedesco Peter Cadera: “Napoli, la città e la musica”. Si tratta di un volume di immagini molto simili e talvolta identiche ai “quadri” del film, corredato da musiche tratte dagli archivi di quegli stessi fratelli Esposito che nell’opera di Turturro appaiono come protagonisti e guide della storia musicale di Napoli. Non può trattarsi di una coincidenza. Il volume, con 4 CD allegati, uscì nel 2005 ed oggi fa parte della raccolta della Biblioteca Cavalleresca. E’ quindi visibile presso la Cancelleria.

Il percorso di “Visto che siamo a Napoli” è cominciato alle 10, naturalmente del fuso orario napoletano, non proprio avvezzo alla puntualità. Prima tappa La Scarabattola, che ha lasciato stupefatti quanti non conoscevano il talento eversivo ed onirico dei fratelli Scuotto. Nella foto un demone ermafrodito insieme ad un uovo e ad un teschio utilizzati per altre composizioni.

Seconda tappa alla fondazione del Monte Manso di Scala, la cui visita ha rivelato un patrimonio culturale ed artistico poco conosciuto. Tra le cose inaspettate, preziosi costumi e paramenti sacri donati da famiglie di Montisti. Il dettaglio in alto si riferisce ad un abito del XVIII secolo, pezzo di fattura veramente squisita che rivela il livello dell’estetica napoletana sin da quei tempi.

Sopra, la straordinaria cappella del Monte Manso. Incredibili le dimensioni. Nonostante si trovi inglobata nel palazzo, sulla verticale della Cappella Sansevero e quindi ad un piano elevato, può ospitare sino a duecento persone ed ha quindi la capacità di una vera chiesa. Le finestrature, lobate in un pulitissimo disegno barocco, hanno dimensioni enormi e generano una luminosità insolita per un luogo di culto di quell’epoca. Forse questo virtuosismo architettonico è stata dettato dalla necessità di alleggerire la muratura,  forse dalla volontà di contrapporre un ambiente sereno e luminoso come il Paradiso alle pesanti atmosfere della sottostante Cappella del principe Raimondo di Sangro. Il pavimento originale, opera di quello stesso Maestro Massa che aveva realizzato il chiostro maiolicato di Santa Chiara, è stato trafugato interamente dopo il terremoto. Di certo doveva ulteriormente impreziosire il sofisticato impianto di questo gioiello.

Inutile negare che la visita alla Cappella Sansevero non si è rivelata altrettanto piacevole. L’eccessiva quantità di pubblico ammesso generava un rumore che impediva di raccogliersi ed apprezzare il sofisticato simbolismo del Principe. Abbiamo rimpianto la visita privata concessaci nel 2008, in coincidenza con l’Adunanza Provinciale di Napoli, ripromettendoci in futuro di tornare se non a pari condizioni. Ci siamo subito rinfrancati con una grande pizza dai Fratelli Sorbillo. Forse perché abbiamo trovato le parole giuste, forse perché avevamo qualche raccomandazione, fatto sta che ci hanno accettato la prenotazione nonostante fosse Sabato, giornata in cui a pranzo c’è una folla oceanica. Così abbiamo trovato il tavolo apparecchiato e ci siamo accomodati senza dover patire sotto le forche caudine di numeretti ed attese. Pizza ineccepibile, al termine della quale gli ultimi, i soliti irriducibili, hanno voluto scambiarsi le sensazioni della giornata ispirati da un buon sigaro, qualche distillato ed una sfogliatella.

Cavallerescamente

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