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    INTRODUZIONE
Testo tratto dall’opuscolo
423 Buoni Ristoranti dove si può fumare
allegato al n. 52 del 18.12.08 di Panorama Economy.
Immagini aggiunte dalle Officine della Biblioteca Cavalleresca

 
   

Che c'è di più soddisfacente che d'essere occidentali, o forse addirittura europei? Di concludere una cena equilibrata e calibrata, dove le portate si sono succedute come gli atti d'una rappresentazione teatrale, asciugandosi le labbra con un tovagliolo di Fiandra dopo avere bevuto l'ultimo sorso d'un brandy d'annata e ... accendersi con voluttà un sigaro o una sigaretta ...

Non sto affatto tentando d'entrare in un dibattito perdente fra salutisti e tabagisti. Sarebbe totalmente fuori luogo e la maggioranza dei nostri concittadini ha già decretato la fine di ciò che era considerato una perversa abitudine. Cosa che già sostenevano i puritani olandesi negli anni di Vermeer, se è vero il significato simbolico d'una piccola natura morta appesa nella residenza dello stadholder Mauritz a l'Aia, nella quale si mettono l'uno accanto all'altro i piaceri proibiti, l'alcol e il tabacco, proprio le due gioie che hanno appena concluso la nostra cena. Cosa che sosteneva anche papa Urbano VIII, l'inventore del barocco mondiale, quando nel 1642 vietò l'uso del tabacco negli stati papalini. Eppure che c'è di più barocco del gesto che abbiamo appena compiuto? Non è quella del barocco la pratica di richiamare tutte le sensazioni insieme in modo da formare un unico sentimento condito dalle varie sue componenti?

Nei secoli passati il vino era un alimento, serviva ad arricchire di calorie una dieta che per molti ne era povera. Tempi passati. Abbiamo imparato a fare del vino un gesto del piacere quotidiano, un lusso alla portata di tutti, uno di quegli elementi superflui che sono necessari, anzi essenziali alla qualità della vita. Ben lontani sono i tempi nei quali il vino e i distillati erano talmente basilari da avere generato drammi collettivi e catastrofi singole. La regolamentazione severe del fumo ci porterà alla stessa conclusione. Se abbiamo imparato a bere, negli ultimi cent'anni, impareremo a fumare nei prossimi cento.

Mi fo questi ragionamenti consolatori mentre accendo la sigaretta della fine cena in uno dei pochi ristoranti che lo consentono grazie ad una adeguata distribuzione dei locali e del loro condizionamento. E mi sento un privilegiato ...

Guardo il prezioso portasigarette che mi accompagna costantemente e che contiene le due sigarette quotidiane che mi consente la mia visione compromissoria. Ne contiene ovviamente più di due. Sono di varie qualità e marche e le tengo diversificate per decidere quale gusto scegliere in base ai sapori che mi sono rimasti sulla lingua. Potrebbe anche darsi, anzi avviene quasi sempre, che qualcun altro me ne chieda una. Accarezzo l'accendino d'oro e di lacca nera.

Ah! Mon cher, les menus plaisirs de la vie!

E poi mi ricordo gli anni della gioventù universitaria quando sembrava impossibile non fumare una sigaretta dopo l'altra in serate interminabili nelle osterie fumose d'una città che credeva alla nebbia come alla sua identità. Guardo il magico fumo blu che s'eleva in riccioloni barocchi nell'aria pulita. Fuori da tempo la nebbia non c'è più; è tornata nei suoi luoghi d'origine, nelle campagne della bassa. Non è più attratta dalle migliaia di camini fumanti.

Ho imparato a mangiare. Il percorso è stato lungo nel passare dall'essere gustaio a diventare buongustaio morigerato, senza abolire le salse, anzi aspettandone il sapore complesso e di volta in volta diverso.

Ho imparato a bere. Non ho ovviamente partecipato a sofisticati corsi di sommelier. Ho semplicemente imparato a gustare a lungo i sorsi di vino e a distribuirne i richiami e le densità nella macchina della memoria, collocandoli accanto ad altri "vissuti", in altri momenti. Posso passare giornate senza toccare bottiglia. Dal bisogno sono passato al piacere.

Sto imparando finalmente a fumare ...

E sto anche imparando ciò che già Voltaire sosteneva come la massima qualità d'uno spirito libero e inventivo, la tolleranza. Dopo avere scritto il più bel libro possibile sul monarca barocco per eccellenza, Luigi il Re Sole, autocrate assoluto, scrisse un libello di pensieri sui pensieri del dubbio di Pascal, poi si diede all' Ingenuo e al Candido solo per essere pronto nel 1763 a scrivere il Trattato sulla tolleranza.

Se ad un altro il mio pensiero provoca fastidio, taccio.
Se ad un altro il mio gesto genera fastidio, spengo.

Philippe Daverio

 
 

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