Florilegio Stampa
   

Agnelli: modi e mode da
ambasciatore dell'eleganza italiana

 
    di Roberta Filippini
ANSA 24 gennaio 2003
 
    Era da tempo che non si vedeva in giro Gianni Agnelli, eppure, appena la settimana scorsa, nella nuova classifica dei 50 uomini più eleganti del mondo, Vogue lo aveva messo al quarto posto. La malattia lo teneva lontano dai riflettori e dalla mondanità, ma egli restava, nell'immaginario collettivo, emblema di stile, tanto da entrare comunque, quasi di diritto, nelle dispute sull'eleganza. Ufficiale gentiluomo e grande viveur, l'Avvocato si è sempre potuto permettere uno stile personalissimo. Per molti era il vero ambasciatore dell'Italia nel mondo, eppure, anche dal punto di vista dell'eleganza, era un italiano anomalo, per niente attento ai canoni, con molte bizzarrie snobistiche. Per mezzo secolo, tutti coloro che si sono posti l'obiettivo di migliorare la propria immagine, di darsi un tono e acquisire una certa classe, lo hanno più o meno consapevolmente copiato, finendo talvolta nel ridicolo. Perchè i vezzi dell'Avvocato erano inimitabili. Come quello di portare l'orologio sul polsino della camicia, divenuto un segno distintivo degli 'yuppy' negli anni 80. Gianni Agnelli ha lanciato mode probabilmente senza volerlo: a lui si deve, per esempio, il diffondersi della disinvolta abitudine di indossare il 'piumino' sopra il blazer. E quella di portare camicie con il colletto 'button down' (per giunta con il tocco dei bottoncini slacciati) e di calzare scarponcini sportivi in camoscio anche per le occasioni formali. Ma queste sue abitudini, all'origine, avevano una ragione pratica che veniva persa quando, per tutti gli altri, diventavano mode: per esempio, aveva adottato le calzature alte per problemi ortopedici dopo una rovinosa caduta sugli sci. Quando andavano di moda le cravatte sottili, Agnelli portava quelle larghe, perfino facendole sventolare al di sopra del pullover. Nonchalance e understatement, che sono poi le vere cifre dell'eleganza, gli erano molto congeniali. Eppure la sua disinvoltura aveva alcune regole personali ma precise: mai calzini corti e mai scarpe a punta, ad esempio. Non era un leccato 'figurino', anzi pareva odiasse l'eleganza troppo accurata. Talvolta sembrava perfino un provocatore: come quando si presentava con giacca e pantaloni scompagnati, di due abiti diversi ma simili, oppure con un vecchio cappotto grigio con la martingala. Ma più usciva dai canoni più veniva considerato elegante. Come quando a New York, nel 1992, durante una serata di gala organizzata dalla Fiat, si presentò con un abito di Caraceni, in pesante lana gessata, di quelle di una volta, che evidentemente risaliva agli anni della giovinezza tanto che i bottoni restavano inesorabilmente distanti dalle rispettive asole. Negli ultimi anni, il suo viso abbronzato era solcato da una ragnatela di rughe e i suoi capelli bianchi, portati un pò lunghi in un' epoca in cui tutti li avevano accuratamente accorciati, gli davano un' aria al di sopra del tempo e delle mode. L'Avvocato era l'Avvocato, un mito moderno, un uomo cui tutto era permesso. Anche apparire nudo sulla copertina di un settimanale, in una foto che lo ritraeva mentre si tuffava dalla sua barca. E dopo di lui tanti personaggi si sono fatti sorprendere dall'obiettivo in costume adamitico. Snobismo, cultura cosmopolita, origini borghesi e grande stile hanno formato un mix per il quale - grazie all'Avvocato - il cognome Agnelli può essere paragonato forse solo a quello dei Kennedy. Come Marylin Monroe e altri personaggi famosi, anche Gianni Agnelli era stato immortalato da Andy Warhol, in uno dei famosi e coloratissimi 'multipli' che lo ritraevano con la sigaretta in bocca. Ma da tempo ormai non fumava più in modo regolare, anche se talvolta 'rubava' una sigaretta al suo interlocutore e le toglieva il filtro prima di accenderla. Il passaggio da un ruolo attivo e molto esposto a un altro più defilato e di rappresentanza, lo aveva in qualche modo costretto ad aver più tempo libero: le foto degli ultimi anni lo ritraggono soprattutto in barca, in montagna, allo stadio, vestito spesso con maglioni a collo sciallato e a coste inglesi, con camicie di flanella. Indimenticabile resta però la giacca a vento color argento con cui sbalordì tutti. Portava gli occhiali sportivi da sole ma mai quelli da vista, tanto che la traccia dei suoi discorsi ufficiali (che pure modificava 'a braccio') veniva scritta a lettere cubitali per consentirgli una disinvolta lettura. Questo forse era uno dei pochi particolari a rivelare la sua preoccupazione di conservare un'immagine giovane ed efficiente. Da ammalato si è fatto vedere da pochissimi: probabilmente voleva essere ricordato per quella particolare eleganza maschile che i non più giovani conservano solo insieme con l'efficienza fisica.
 
 

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