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Di guerra / a chi ignora non dire |
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Da Golem l’Indispensabile del 05.05.1999 www.golemindispensabile.it Questi che stiamo attraversando
sono giorni di guerra e di scetticismi. C'è forse qualcuno che,
della guerra, ci renda una ragione? Il racconto della guerra, delle sue
ragioni e dei suoi torti, è lasciato a un'industria che si chiama
mass-media, un'industria che recentemente ha dichiarato qual è
il suo mandato principale: la "copertura" della notizia. Coprire
una notizia significa dargli la giusta rilevanza, mandare i giusti inviati,
non lasciarne fuori neppure un pezzetto. La notizia che non è abbastanza
coperta prende freddo.
In questi giorni ho comprato una seconda copia di Le notti chiare erano tutte un'alba (Antologia dei poeti italiani nella Prima guerra mondiale. A cura di Andrea Cortellessa, Bruno Mondadori editore), e me la porto in giro. Ogni giorno mi capita di aprire e leggere una poesia, e mi pare che così riesco ad avere la guerra in mente più di quanto non mi capita quando leggo o guardo "servizi" giornalistici. Sui rapporti fra poesia e mass-media c'è anche Valerio Magrelli, con la sua raccolta poetica appena uscita Didascalie per la lettura di un giornale. La quarta di copertina descrive la "comunicazione come strumento di un'anestesia planetaria": sentiamo per non sentire, leggiamo per non sapere. Prima dei suoi versi, Magrelli ci fa leggere questi versi di T.S. Eliot: Dov'è la Vita che abbiamo perso con la vita? Ecco che in questi giorni cupi leggere poesia e poesia di guerra sembra aiutarci a percepire. Il giornalismo che ci vuole emozionare genera ribrezzo non della guerra ma del giornalismo stesso. La poesia, che delle volte ha voluto emozionarci, oggi diventa uno strumento di conoscenza. Io apro l'antologia di Cortellessa, e leggo: Clemente Rebora C'è un corpo in poltiglia |
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