Florilegio Stampa
   

… Di guerra / a chi ignora non dire
di Stefano Bartezzaghi

 
    Da Golem l’Indispensabile del 05.05.1999 www.golemindispensabile.it

Questi che stiamo attraversando sono giorni di guerra e di scetticismi. C'è forse qualcuno che, della guerra, ci renda una ragione? Il racconto della guerra, delle sue ragioni e dei suoi torti, è lasciato a un'industria che si chiama mass-media, un'industria che recentemente ha dichiarato qual è il suo mandato principale: la "copertura" della notizia. Coprire una notizia significa dargli la giusta rilevanza, mandare i giusti inviati, non lasciarne fuori neppure un pezzetto. La notizia che non è abbastanza coperta prende freddo.

In questi giorni ho comprato una seconda copia di Le notti chiare erano tutte un'alba (Antologia dei poeti italiani nella Prima guerra mondiale. A cura di Andrea Cortellessa, Bruno Mondadori editore), e me la porto in giro. Ogni giorno mi capita di aprire e leggere una poesia, e mi pare che così riesco ad avere la guerra in mente più di quanto non mi capita quando leggo o guardo "servizi" giornalistici. Sui rapporti fra poesia e mass-media c'è anche Valerio Magrelli, con la sua raccolta poetica appena uscita Didascalie per la lettura di un giornale. La quarta di copertina descrive la "comunicazione come strumento di un'anestesia planetaria": sentiamo per non sentire, leggiamo per non sapere. Prima dei suoi versi, Magrelli ci fa leggere questi versi di T.S. Eliot:

Dov'è la Vita che abbiamo perso con la vita?
Dov'è la saggezza che abbiamo perso con la conoscenza?
Dov'è la conoscenza che abbiamo perso con l'informazione?

Ecco che in questi giorni cupi leggere poesia e poesia di guerra sembra aiutarci a percepire. Il giornalismo che ci vuole emozionare genera ribrezzo non della guerra ma del giornalismo stesso. La poesia, che delle volte ha voluto emozionarci, oggi diventa uno strumento di conoscenza. Io apro l'antologia di Cortellessa, e leggo:

Clemente Rebora
VOCE DI VEDETTA MORTA

C'è un corpo in poltiglia
Con crespe di faccia, affiorante
Sul lezzo dell'aria sbranata.
Frode la terra.
Forsennato non piango:
Affar di chi può, e del fango.
Però se ritorni
Tu uomo, di guerra
a chi ignora non dire;
Non dire la cosa, ove l'uomo
E la vita s'intendono ancora.
Ma afferra la donna
Una notte, dopo un gorgo di baci,
Se tornare potrai;
Sóffiale che nulla del mondo
Redimerà ciò ch'è perso
Di noi, i putrefatti di qui;
Stringile il cuore a strozzarla:
E se t'ama, lo capirai nella vita
Più tardi, o giammai.

 
 

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