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Borges in Love. I fervori del giovane Jorge Luis di Mario Bernardi Guardi |
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«Diffuse il suo valore sulle Ande. / Contrastò montagne ed eserciti. / Norma della sua spada fu l'audacia /...». Gli scenari sono latino-americani e quindi non possiamo essere indotti in inganno, ma i tre funebri rintocchi richiamano l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, pubblicata nel 1915. Di sicuro il24enneJorgeLuisBorges aveva letta (magari su suggerimento della nonna paterna J'inglese Fanny Haslam Amett) e ne era rimasto suggestionato. Così, aveva cercato di trasferire le proprie emozioni in una lirica - epigrafe evocatrice del bisnonno guerriero -"Iscrizione sepolcrale per il colonnello Isidoro Suarez", poi inserita nella sua prima raccolta di versi, Fervor de Buenos Aires, uscita nel 1923, e che Adelphi ripropone adesso in una nuova edizione (Fervore dì Buenos Aires, a cura di Tommaso Scafano, pp. 200, euro 14). La arricchiscono nove testi apparsi in varie riviste tra il '20 e il '22, sette poesie espunte nel corso di un lungo processo di rielaborazione - tra il '43 e il '47 il libro conobbe nove revisioni e riscritture: Borges voleva arrivare alla massima essenzialità e densità dello stile, senza nulla perdere in termini di magia evocativa - e due prose che, più che spiegare l'accidentato percorso, alludono ed eludono. Culto dei maiores Culto degli antenati e culto dei guerrieri, dicevamo, in un giovane già consapevole di non avere in serbo un «destino epico». Ma, da poeta, può celebrarlo in chi lo visse. C'è poi da aggiungere che il Nostro ha "riscoperto" la patria, tornando, nel 1921 a Buenos Aires, insieme alla famiglia, dopo un'assenza di sette anni. Borges ha rivisto e ritrovato: "pezzi" di infanzia e di adolescenza, sparse memorie familiari, odori e colori. E ha ripercorso la città tutta, con le strade, i quartieri, le case, i cortili, i locali malfamati, le chitarre e i coltelli, il tango e la milonga, i tramonti, gli orizzonti sterminati, il fiume largo come un braccio di mare, il lontano respiro della pampa. Un "recupero" non facile: da Madrid Borges si era portato dietro le frenesie futuriste e libertarie del movimento ultraista, se ne era fatto banditore in Argentina fondando la rivista "Prisma" e aveva lanciato un "Manifesto" in cui lui e altri giovani intellettuali andavano, come è ovvio, «all'assalto del cielo». Eppure il suo amico Néstor Ibarra aveva visto lungo: «Borges cessò di essere ultraista con le prime poesie ultraiste che pubblicò». Di sicuro il poeta di Fervore non è, o non è solo, un distruttore. Ma è un chierico vagante che comincia ad aprirsi alla tradizione nelle sue valenze simboliche e ancestrali. E in questo senso, Buenos Aires è uno spazio domestico, ma anche epico e simbolico. Si legge nel "Prologo": «Come i latini, che nell'attraversare una boscaglia mormoravano "numeri inest, qui si nasconde la divinità, il mio verso parla per dichiarare lo stupore delle strade deificate dalla speranza o dal ricordo. Luogo nel quale è trascorsa la nostra vita, a poco a poco si trasforma in un santuario». «Le strade di Buenos Aires sono dentro di me, adesso», scrive ("Le strade"). E ancora: «Questa città che credevo il passato / è il mio avvenire, il mio presente, / gli anni vissuti in Europa sono illusori, / io sono sempre stato (e starò) a Buenos Aires» ("Sobborgo"). Una città che è il Sud, e il punto cardinale, tradotto in genius loci, attraverso spezzoni di immagini, si allarga alla poesia: «Da un tuo cortile aver guardato / le antiche stelle, / dalla panchina in ombra aver guardato / quelle luci disperse / che non so ancora chiamare per nome/ né ordinare in costellazioni, / aver sentito il cerchio d'acqua / nel segreto pozzo, / l'odore del gelsomino e della madre selva, / il silenzioso uccello addormentato, / la volta dell'androne, l'umido / forse son queste cose la poesia» ("Il Sud"). Intanto Borges rielabora il passato, trascorso nella signorile villa del quartiere Palermo, un'isola alla periferia proletaria nord-occidentale della città, al di là della quale si apre il mondo. Perché, al di là dei cancelli che hanno sbarre a forma di lancia, la vita è in ebollizione. Fuori c'è l'avventura: le strade malamate, i guappi, le taverne, il tempo sospeso e il fato eluso nel gioco delle carte: «Quaranta carte al posto della vita. / Talismani dipinti di cartone / ci fan dimenticare del destino» ("Il truco"). Sbandamenti rossi E tuttavia, nella sequenza di queste avventure spirituali, troviamo anche - raro, inatteso, se consideriamo quanto poco il poeta si concederà a queste confidenze - un Borges che parla d'amore. Vero è che nelle quattro poesie dedicate al tema ("Assenza", "Sabati", "Trofeo", "Commiato"), il giovane Jorge Luis appare piuttosto spaesato, goffo e prigioniero di immagini usurate («Ora che non ci sei / questi luoghi sono diventati vani» - "Assenza"), come se, a queste corde, che non erano le sue, temesse d'impiccarsi. |
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