Oltre ai nostri Soci, è necessario raggiungere quel fumatore che oggi si guarda intorno spaurito ed accetta non solo i divieti, sui quali non c'è scelta, ma anche un atteggiamento invadente che va dal paternalistico consiglio alla feroce calunnia, passando per tutte le sfumature del rimbrotto da professore. Per fare questo c'è bisogno non solo di coesione, ma anche di strategie. Al signore, alla signora che alla fermata del bus vengono insolentiti dal fondamentalismo dobbiamo dare la forza e gli argomenti per ribattere. Pur sapendo che non sarà certo facile, non si deve perdere occasione di stimolare una nuova mentalità anche in quei gruppi economici che troppo spesso dimentichiamo dipendere dai fumatori e di cui il nostro oblio forse addirittura precede il sacrificato se stessi per un ideale o per una fede, lo dimostra a tutte le latitudini e in ogni epoca. E anche la salute non merita di essere considerata come quel vaso che tutto contiene. Non è passato poi molto da quando abbiamo accompagnato con commozione gli ultimi giorni di un uomo, il penultimo Papa, che per venticinque anni ha lavorato, creato, viaggiato, senza possederne affatto. Gli mancarono allora la gioia, o l'efficacia, o la capacità di pensare al futuro? No di certo, perché queste ed altre meraviglie non sono contenute nella salute, ma nella volontà. Siamo su un circuito difficile e nel percorrerlo occorre sempre tenere d'occhio il contagiri del buonsenso. La vita è una cosa importante e merita rispetto, ma è proprio nel parlarne troppo e nel capirla
loro. Ora che dal cosa e come si passa al se sia possibile fumare, qualcosa deve cambiare. La prima cosa che dovrebbe fare il singolo fumatore è sapere da quale parte stare e tutti gli altri sperare che sia la più naturale e legittima: la sua.

VITA E SALUTE
Confutazione di un dogma
Ma è davvero solo nostra questa causa? Siamo veramente di fronte ad una rivendicazione di tipo sindacale, da comitato dei consumatori, o c'è qualcosa di più vasto, che può guadagnarci l'appoggio di coloro che pensano, indipendentemente dal fatto che i loro polmoni siano asfaltati o la loro laringe irritata? Cosa vogliamo? In cosa crediamo di così evidente che possa essere usato in questo immenso tribunale, in questo giudizio inquisitorio che ci vede soccombenti? Ma se quello che esso dichiara di proteggere e favorire è un progresso civile e morale, in cosa può questo consistere se non nella concordia tra felicità e ragione, nel trovare il giusto posto alla prima nel fitto mosaico dei limiti etici e sociali proposti dalla seconda? A questo punto sorge il problema di un riconoscimento del benessere individuale non economico, in pratica del piacere, come meritevole di una tutela di livello pari alle altre istanze costitutive della personalità e della società. E qui dobbiamo prendere atto di come la nostra Costituzione sia di diverso avviso. Essa non ammette quel principio binario che è alla base dell'intero Universo, ignora la vera natura dell'uomo e fonda la Repubblica su un solo pilastro: il lavoro. In verità, questa miopia filosofica non è estranea a quella mancata identificazione tra italiani ed Italia che quotidianamente scontiamo. Individuandola, capiamo cosa ci sia all'interno di quel nodo su cui ci stiamo affannando, fattosi così stretto da risultare quasi impenetrabile. Il problema, nella sua parte più generale, attiene al mancato riconoscimento della dignità del Piacere, che in Italia viene sancito al più alto livello legislativo. Ma dire che il fumo ci piace non basta, perché abbiamo già individuato per quali vie un riferimento alla sfera personale trovi l'opposizione di principi che, per quanto dogmatici, sono di livello generale. La contraddizione è tra la sacrosanta affermazione delle inclinazioni individuali e la tutela della vita e della salute come bene assoluto, ai confini del quale ciascuna scelta dovrebbe fermarsi. Ebbene, se noi consideriamo l'uomo non come espressione teorica, ma nella realtà della sua storia e delle sue passioni, se siamo quindi umanisti nel senso di riconoscere la centralità della nostra autentica natura, troveremo in noi stessi, in noi tutti, la leva che scardina con facilità questo postulato. Fin dai tempi più remoti l'umanità ha sempre considerato la vita come un bene relativo e non assoluto. Il culto degli eroi e dei martiri, di coloro che hanno
  poco che essa diventa un balocco. Così la salute è uno strumento determinante per goderla, ma non è l'unico. Se torniamo a ragionare da umanisti, dovremo concordare che la più terribile delle malattie sia la miseria, che privando della possibilità di agire secondo la volontà e la coscienza, limita anche la dignità della persona. Checché ne dicano i dogmatici, gli adoratori del totem della salute, nelle patologie di origine organica la dignità non è coinvolta, non sino a che resti vigile la volontà. Tali considerazioni non vogliono condurre a sottovalutare o disprezzare ciò che resta un patrimonio, ma far cogliere che da un punto di vista non solo filosofico, ma di comune esperienza umana, i principi posti come limite alle scelte personali non sono affatto assoluti. Presentarli come tali è opera non di ragionamento, ma di dottrina. E ciascuno può scegliere la fede che vuole, o non sceglierne affatto. Tirando un po' di conclusioni, possiamo dire che quel patrimonio, seppur coi limiti di un'eredità ricevuta che si è tenuti a conservare e trasmettere, ha comunque una parte disponibile che ciascuno può gestire come crede.

Congedo
Quello che ci aspetta è la promozione di un nuovo prodotto culturale e la strada è tutta in salita, perché già sappiamo che poche dogane lo faranno transitare. Il problema principale è nella visibilità e nel ritmo, ma anche i contenuti contano ed il messaggio deve essere chiaro anche agli occhi di molti che non fumano. In un braccio di ferro in cui portassimo ancora la stella gialla di Davide, il gioco risulterebbe truccato e non potremmo che soccombere. Va quindi cambiato lo scenario in cui si è abituati a pensare, perché sino a quando il fumo sarà tout court un argomento scomodo, nessun politico si esporrà nel sostenerlo, quand'anche in privato fumasse sino a bruciarsi le labbra. Il meccanismo comunicativo deve essere sottile quanto quello dei nostri avversari è arrogante, flessibile quanto il loro fronte è rigido. Se è impensabile stroncare l'epidemia sopprimendone subito l'origine, per il momento possiamo mettere in circolazione un vaccino. Se i fumatori come categoria resteranno ancora bersagliati, almeno il singolo potrà trovare la via della fiducia in se stesso. Fumerà a casa, magari, ma non più fuori dal balcone. Non è detto che noi come Nazione si riesca ad affrancare il mondo da questa libertà a senso unico, da questa libertà di non fumare che ricorda tanto l'Arbheit Macht Frei di Auschwitz. Ma all'interno di ogni uomo il germe della vera libertà, una volta messe radici, non può essere distrutto e perciò per tramandare la nostra cultura è al singolo fumatore che dobbiamo rivolgerci. Se liberi non possiamo essere, scegliamo la feconda prigionia di un Gramsci, il manicomio dove un Pound scrisse i Cantos Pisani, piuttosto che l'eterna fuga di un Provenzano.
 
WINSTON CHURCHILL (1874-1965), PRIMO MINISTRO INGLESE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE,
RITRATTO A CAP FERRAT NEL 1962 (IN ALTO): LA SUA PASSIONE PER I PUROS NON HA BISOGNO DI COMMENTI:
A LUI E' STATA DEDICATA LA PIU' FAMOSA DELLE VITOLAS (FOTO TRATTA DA "L'ALLURE DES HOMMES")
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