Siamo stati emarginati anche dove avremmo avuto diritto di ritenerci in casa, da luoghi che abbiamo motivo di ritenere nostri per averli fondati o contribuito in maniera determinante alla loro tradizione e significato: ad esempio le case da gioco, i caffè, le birrerie. Così, mentre l'uomo bianco conta i manzi che pascoleranno dove una volta correvano i bisonti, noi indiani bivacchiamo raccontandoci dei tempi felici in cui la nostra grande nazione cavalcava libera. L'amatore del sigaro si sente meglio armato e si muove in gruppi compatti e motivati, che gli danno una sensazione di maggior potere. Ma la sua ansia di elevarsi non tanto in forza di un principio assoluto valido erga omnes, quanto grazie ad una gerarchia tra fumo lento e veloce, contribuisce ad alzare le mura di un ghetto dove finisce inesorabilmente tutto il fumo. Se Sioux e Cheyennes si combattono, Custer non può che giovarsene. Non ho utilizzato a caso certe immagini, perché il caso che ci occupa ha molti punti in comune con quello che accadde all'epoca della frontiera americana: una guerra veniva fatta passare per una gloriosa avanzata della civiltà, della vera fede, della moralità. Non era la prima volta che accadeva e sarebbe accaduto ancora. Anzi, il maquillage e la chirurgia estetica applicate all'attività bellica hanno poi raggiunto una tale raffinatezza che ormai è diventato possibile smerciare un'occupazione militare come una missione di pace, santificata dalla nobiltà degli scopi. Anche lo scontro in cui ci troviamo a soccombere non viene definito correttamente. Anche qui non manca il disprezzo dei trattati. Quello in corso ammette il fumo nelle case private e all'aperto, ma poiché c'è un premio morale per la nostra eliminazione, i cacciatori di taglie si sentono autorizzati ad inseguirci anche lì. I poteri che la sostengono dichiarano una guerra al fumo, ma quella che in realtà viene armata è una caccia al fumatore. Che fare?
Quello che si è sempre fatto. Il rimedio all'ingiustizia ed alla tirannide, sino a quando l'erba crescerà ed i fiumi scorreranno, resta la cultura. Sapere è credere e credere equivale ad autonomia, cioè libertà. Non parliamo di una libertà di fumare, ma di essere fumatori, che è cosa ben diversa. Se non abbiamo una patria fisica, cominciamo col costruircene una morale, un ruolo in cui sentirci a nostro agio. Come insegna la storia, una Patria si immagina e si difende prima di costruirla ed anzi diventa tale proprio perché un popolo l'ha voluta e ha combattuto per essa. Quando giungeremo a sentire qual è il nostro posto, sarà
  Habanos S.A., mostra ora con chiarezza che il suo paese non è interessato ad assumere quel ruolo di fonte di cultura e centrale di libero pensiero sul tabacco che ci saremmo potuti attendere dal suo luogo di origine. E non è tutto, perché una posizione così radicale rinnega in un sol colpo quelle atmosfere che tanto avevamo amato ed evocato. Anche se il mondo lo avrebbe trovato naturale, Habanos S.A. non ha certo il dovere di caricarsi di certe responsabilità, né a questo punto potrà farlo in modo credibile. Va però osservato che un divieto di fumare a Cuba, che comunque dipende da scelte a monte, ha un particolare valore simbolico e comporta inoltre una contraddizione più forte che altrove. Infatti nel resto del mondo, prima di procedere alle più forti restrizioni in materia di fumo, gli Stati nazionali hanno rinunciato, se non le tasse, almeno al controllo della produzione.
2) Ma andiamo avanti, perché i pastori che non si interessano delle pecorelle smarrite e nemmeno di quelle più attente sono ancora parecchi. In Italia è paradigmatico il caso della FIT, Federazione Italiana Tabaccai. Questo ciclope uggioso, che tutti temono e blandiscono, ha sempre lasciato a desiderare nell'impegno attivo.
Sponsorizza magari il restauro di fontane, ma si è tenuto sempre lontano da ogni barricata. Termino questo pezzo proprio mentre si celebrano le onoranze funebri di Sergio Baronci, che ne fu Segretario Generale praticamente a vita, visto che ha ricoperto quell'incarico sin dal 1969. E' difficile parlare di un defunto, di cui anche da vivo il nome si è udito poco. Eppure era un uomo importante e potentissimo, che però ha speso tutta la sua influenza nella conservazione dello status quo che lo vedeva al vertice. Insomma, nonostante i tabaccai si vedano spesso nelle riunioni di fumatori, grazie alla sua politica non si vide mai l'organo che li rappresenta. Ai tempi del boicottatissimo FUMUS, primo tentativo di grande kermesse sul sigaro e sul fumo in generale, come Presidente del neonato Parlamento Internazionale dei Fumatori mi recai in Via Leopoldo Serra per parlare con Baronci. Non so quante telefonate ci vollero, ma quando gli feci pervenire un programma ed un parere legale circostanziato sulla praticabilità dell'evento, acconsentì a ricevermi.
Ora non potrà più smentirmi, né confermarlo, ma c'era anche un autorevole testimone, Salvatore Parisi, a ricordare che l'atteggiamento non fu molto favorevole ed anzi comportò qualche velata minaccia, tra cui quella di far
naturale presidiarlo. E' facile? No. E' rapido? No. E' possibile? Non lo so, ma certamente i nostri antenati costruirono sacrificando la vita per la libertà e mai la libertà per la vita. Così, sappiamo da loro che i nostri nemici hanno torto. Ed è già un buon inizio.

L'ABBANDONO DEI FUMATORI
I padri naturali che non ci riconobbero
La mancanza di una coesione tra fumatori viene in parte dalla citata natura indipendente e in qualche modo solitaria del fumo, ma ha anche origine in un isolamento, un abbandono della base da parte dei vertici cui si sarebbe potuto guardare come ad un naturale punto di riferimento unificante.
1) Quanto a Cuba, che attraverso Habanos S.A. ed altre idonee istituzioni avrebbe potuto essere la chiesa madre del fumo e offrire una cupola abbastanza ampia per tutta la sua nazione, già da questa stessa cattedra feci partire qualche osservazione.
La decisa posizione contro il fumo assunta da Fidel Castro, nonostante la Repubblica di Cuba sia titolare dei più prestigiosi marchi del fumo e detenga il 50% della società commerciale
inasprire le verifiche sui ristoranti che all'epoca cominciavano a vendere sigari. Come epitaffio per questo uomo comunque eccezionale, voglio ricordare quanto fummo colpiti dalla bellezza delle ragazze che circolavano negli uffici. Il suo gusto in fatto di donne non era solo una leggenda. Ma torniamo a questa preistoria, istruttiva in quanto mai diventata storia e quindi ancora attuale. Quando ero in prima linea, al poderoso ufficio legale della FIT chiesi, a mezzo di altre molteplici telefonate, una collaborazione per istituire una rassegna di legislazione e giurisprudenza, insomma un codice commentato e interattivo del fumo, con riferimenti e suggerimenti che tenessero la situazione e gli interessati sempre aggiornati. La redazione di SMOKERS era assai interessata a partecipare al progetto, ma mi trovai imprigionato in una costruzione kafkiana e così, alla fine, non se ne fece nulla. Immaginate, offrendo una semplice consulenza on-line, quante azioni si sarebbero potute proporre in tutto il paese quando Trenitalia, che aveva già venduto abbonamenti e tessere Eurostar in condizioni ante-genocidio, cancellò le vetture fumatori.
 
MAESTRO DEL NONSENSE, GROUCHO MARX (1895-1977) E' STATO UNO DEI PADRI DELLA COMICITA' MODERNA.
INSIEME AI FRATELLI ZEPPO, CHICO E HARPO HA DOMINATO IL CINEMA GROTTESCO U.S.A. PRIMA E DOPO
LA SECONDA GUERRA MONDIALE. MA SENZA UN SIGARO IN BOCCA, SAREBBE IRRICONOSCIBILE.
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