Florilegio Stampa
   

Modesto pittore, discreto scrittore, Dino Buzzati (1906 – 1972) fu il più grande giornalista italiano di sempre. Tra le colonne dei giornali, la sua penna sapeva muoversi con una precisione e una rapidità esemplari, se non assolute. Grazie ad un uso inavvicinabile della punteggiatura e ad un vigoroso talento narrativo, riusciva a srotolare il filo del discorso senza mai farlo attorcigliare  o tornare su se stesso. Mossi da dialoghi, colorati da osservazioni, i suoi articoli sono i suoi migliori racconti. Qui riporto un pezzo del 1964 dedicato ad un personaggio che, non venendo mai nominato, assume valore simbolico. Il Cliente Terribile è una terribile mancanza per il nostro tempo, cui mancano sia i gusti colti ed esigenti che il personale in grado di esaudirli senza cercare la critica o la rivendicazione. L’albergo dove si svolge la scena appare infatti costituito non tanto dalle mura o dagli arredi, quanto dagli infiniti e indefiniti personaggi che si muovono intorno al barone de W.. La loro dedizione non è solo all’azienda, ma ad una dignità della  professione da cui procede quella personale. Grand Hotel, Cliente, Direttore, Cuoco, possono essere gli attori della scena che tra poco leggerete perché tutti si immedesimano e credono nello stesso sistema, basato sul rispetto dei ruoli e su una concezione del mondo ricca di idealità.




Il Cliente Terribile
Sanremo , Luglio 1964

Sta per arrivare al grande albergo il cliente terribile.

Il barone De  W. Arriva con la moglie, una mite e paziente signora, e Mademoiselle Amelie, segretaria e all’occorrenza infermiera. Il barone De W. Ha l’apparenza di un professore di scienze naturali in un liceo di provincia. Né alto né basso né grasso né magro. Ha degli occhietti perforanti e duri. Non parla quasi mai. Però ogni tanto sussurra una cosa a Mademoiselle Amelie, la quale immediatamente si mette a ridere. Mademoiselle Amelie è giovane,florida e gioviale, e sorridendo trasmette le osservazioni del barone al direttore dell’albergo. E allora l’albergo trema. Perché i più celebri albergi del mondo hanno paura del barone De W.? E’ il più ricco? E’ il più autorevole? Non lo si può dire. E allora? Il motivo è misterioso. Nel vasto mondo dei grandi alberghi cosmopoliti il barone è una leggenda.

Quando arriva il barone De W. L’alberghissimo di Sanremo, famoso in tutto il sistema planetario, drizza le orecchie e tende i muscoli. Non è che egli sia più ricco e generoso di tutti gli altri, ma perdere un cliente come lui sarebbe un colpo irreparabile. Quando il barone De W. lasciò  all’improvviso il Dorchester per aver trovato qualcosa di brutto nel bagno, la governante Mrs.Lovener si tolse la vita con tre tubetti di Gripanol, e lo scandalo fu messo a tacere.

Il grande albergo di Sanremo si erge di fronte al mare al sommo di una maestosa gradinata di terrazze fiorite, recinto di gigantesche palme, ed esprime senza mezzi termini la soddisfazione dei privilegiati  alla sorte. Non è un grand hotel per avventure,mai ci sono stati furti,scandali o delitti. E’ un approdo per ricchezze costituite. Con la sua orgogliosa potenza esso ha domato,nei quasi cento anni di vita, imperatori, principi e capi di Stato. Il barone De W. no, sarà sempre lui il vincitore.

E’ anche un bene che arrivi ogni tanto questo temuto barone, è come un colpo di frusta. Non ha perso il buonumore il signor Mario Latini che governa amabilmente il bianco mostro della Riviera, sta però con quattro occhi aperti. In cucina berrette bianche ventitré, aiutanti dodici, dispensieri una decina, camerieri cinquanta, cameriere e facchini quindici,operai trenta fra giardinieri falegnami meccanici elettricisti lucidatori idraulici, in portineria una ventina, impiegati quindici, ventitre in guardaroba, sono circa duecento creature umane, e tra camere e appartamenti gli alloggi sono centocinquanta con 240 letti ma è raro che tutti i letti siano occupati cosicché di solito sono più coloro che servono di coloro che vengono serviti. Il grande albergo quindi gioca sul velluto. Eppure quando c’è in casa il barone De W. tutti i duecento dell’equipaggio fiutano il pericolo e le moquettes dei corridoi sono fatte di polvere da sparo.

Alle 14,50 il barone è arrivato, si è udita echeggiare nell’atrio la risata ingannatrice di Mademoiselle Amelie. Il barone, la moglie e la segretaria adesso sono entrati in ascensore.

Il W. corrisponde a un nome lungo e complicato pieno di consonanti, di pronuncia difficile, che ha un vago sapore di Polonia. Banchiere, magnate delle ferrovie o del manganese? O semplicemente erede? Di anno in anno, aggravandosi l’età, i gusti del cliente terribile si fanno più difficili e verrà giorno che i direttori dei più grandi alberghi del mondo dovranno essere ricoverati uno per uno in apposite case di cura.
 
In onore dell’ospite, il quale ne è ghiotto, lo chef ha predisposto iersera la fattura di un gulasc, gulasc speciale però, alleggerito di spezie e ingentilito con aromatici sapori di erbe montane, è stato appunto battezzato <<Goulasch aux Alpes Maritimes>>. Mentre il barone si cibava, il direttore del ristorante, i due maîtres, lo chef dei vini, gli chefs de rang, i demi-chef, i commis, tutti tenevano fissi gli sguardi al tavolo laggiù, in fondo alla sala. E la faccenda sembrò andare liscia, il barone non lasciò nulla o quasi nel piatto. Senonché alla fine si chino verso la segretaria, le disse sottovoce una cosa e la segretaria come al solito rise ma ciò non significava che la cosa fosse allegra, tante volte anzi era accaduto esattamente il contrario.

Stamane è una giornata incantevole nel recinto del grande albergo fatto di lusso, calma e voluttà, si direbbe che al mondo non esistano né miseria né malattie né crisi né odi né disperazione né fatica, ma che tutto sia lieve e felice. Il barone vestito di bianco con la mite consorte pure in bianco è seduto all’ombra di un ombrellone sul bordo della piscina e osserva attraverso gli occhiali una ragazzina australiana nera come il carbone che fa dei tuffi molto elaborati e sensuali. Cielo,mare,terra,fiori,umanità sembrano un idillio, uno di quei momenti meravigliosi della vita che non si ripeteranno mai più. Ma è soltanto illusione.

Il direttore Mario Latini a malincuore è sceso alla cucina per recare la sentenza. Naturalmente fa mostra di trovarsi là solo per caso. Lo chef è talmente permaloso.

<<E così andiamo bene, no?>>
<<Be’, si tira avanti…>>
<< il lavoro non manca eh…>>
<<Non manca.>>
 <<Nonostante parlino tanto di congiuntura…>>
<<Già.>>

Schermaglie per guadagnare tempo ma il pensiero è uno solo, il pensiero è il barone De W., speriamo che il gulasc gli sia piaciuto, altrimenti guai. Lo chef non si pronuncia, non chiede, sta chiuso in una ermetica difesa, aspetta ansioso il colpo gobbo.

<<Che giornata, ha visto?>>
<<Si, bella giornata.>>
<<Eh, star qui chiusi in una giornata simile…>>
<<Come si fa!...>>
<<A proposito (abile sospiro di sospensione), a proposito lo sa che devo portarle un sacco di complimenti per il fritto di ieri sera?>>

Lo chef cessa per un istante di tormentare con le mani il torcione infilato in una fettuccia del grembiule; e fissa il direttore con speranza.

<<Complimenti, dice?>>
<< Si, di parecchi clienti… tra cui anche… il principe Hohenstern…>>
<<E..?>>
<<Come?>> 
<<Dicevo, anche il… anche il barone?>> Ride il direttore per alleggerire la tensione:
<<Eh no, lei non dovrebbe dimenticarlo… proprio iersera gli abbiamo fatto il gulasc>>
<<Già>>

Nessuno nella immensa cucina,muove un pelo. Il sous-chef, il saucier,il poissonnier, il rotisseur, l’entremetien, il gardemanger, lo chef-froid, il patisser, lo chef commun, gli aiutanti, i commis, i facchini, i casserolieri, gli argentieri, i lavapiatti, sembrano il pubblico d’Assise mentre sta per entrare la corte.

<<E allora, caro chef, come è successo?>>
<<Successo cosa?>>
<<Sì, dico, quella carne…>> Il turrito monarca della cucina impallidisce.
<<Non capisco, direttore. Quale carne?>>
<<Sì, insomma per la verità… è meglio glielo dica apertamente…>>
<<Cosa?>>
<<In fondo è mio dovere e poi… niente di grave…>>
<< Ma si può sapere in nome di Dio?>>
<<Insomma, stavolta è rimasto soddisfatto, no proprio soddisfatto soddisfatto…>>
<<Chi?>>
<<Il barone.>>
<<Si è lamentato?>>
<<Per carità, nessun lamento… solo che…>>
<<Direttore, lei mi fa morire goccia a goccia>>
<<Be’ sì, la carne…la carne…l’ha trovata un poco dura.>>

Lo chef sta quasi per piangere, congiunte le mani in atto di preghiera se ne va a testa china ripetendo: <<ma se era burro, se era burro!>>.

E’ una magnifica nuvoletta che passa. Il magnifico mostro della Riviera colore della panna è come il genio della lampada di Aladino. Il barone De W. suona e il grande albergo si prosterna: comanda e obbedisco.

Il barone De W. ha urgente bisogno di un vocabolario inglese-turco e in un paio d’ore il vocabolario arriva, non si saprà mai in base a quale operazione di magia. Il barone De W. ha desiderio di giocare a scacchi, il grande albergo si assolda il migliore giocatore della Liguria. Il barone De W. ha udito un alterco tra un armatore olandese e la giovanissima moglie,alloggiati nell’appartamento accanto, e l’armatore, con l’offerta di un alloggio ancora meglio, viene trasferito altrove. Il barone si duole che troppi uccelli cantino dinanzi  alle finestre di primissima mattina, e un dresseur di volatili arriva in quadrimotore dalla Scozia. Il barone ha i nervi a fior di pelle, ora si lamenta perfino che di notte il suono della risacca non lo lascia dormire, sostiene che una volta il mare era più educato e silenzioso. E il grande albergo, con delicate trattative, riesce a sistemare la cosa; non si sa come, ma adesso il mare non si rompe più,nottetempo, sulla scogliera ma vi si adagia con alterni sospiri senza schiuma né boati.

Il barone De W. alle quattro di notte manda la segretaria a protestare. Il direttore balza dal letto e si precipita:  <<Che cosa succede?>>
<<Si può sapere che cos’è questo maledetto fruscio?>> Il direttore tende le orecchie. E’ vero, nella immensa pace di Sanremo di tanto in tanto emerge una specie di ronzio, un suono di meccanismo in moto.
<<Signor barone, queste sono le roulettes. Il Casinò è vicino.>>
<<A quest’ora è ancora aperto?>>
<<No, signor barone;a quest’ora tutti dormono. Ma ogni notte le anime perse degli antichi giocatori tornano a ritentare la nemica sorte. E perdono, e perdono fino all’alba. E così pagano i peccati.>>

Dino Buzzati
 
 

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