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Florilegio Stampa | ||
| Cravatta, ti ho tradito | |||
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Confesso: l'ho ripudiata. L'ho fatto dopo averla tradita più volte, vergognandomene un poco. Poi ha cominciato a piacermi sempre meno. Con lei mi sentivo soffocare. Percepivo di essere poco libero, costretto. Avevo voglia di mollarla, di togliermela dal collo. E alla fine l’ho fatto. Ho interrotto un sodalizio durato dalla mia adolescenza. Con lei ho fatto le nozze di diamante. Povera cravatta mia. Ho deciso: da oggi non ti metterò più. Se non nelle occasioni ufficiali, quando è d'obbligo, o quando le richiede il padrone di casa che mi ospita, o il club di Piccadilly che non mi farebbe mai sedere a tavola senza di lei. Stamattina ho guardato le mie cravatte, tante, appese in un armadio: le Hermès, le Turnbull & Asser, le Marinella, le Finollo, le Red and Blue, le Charvet, le Brook's Brothers, le Battistoni, le Rubinacci, le New & Lingwood, le Emerson di Torino. Cravatte di seta, lana, lana e seta, lino, a pois, a righe, in tinta unita. Cravatte che mi hanno ricordato la mia vita, visto che le conservo tutte, anche se qualcuna di loro è un po' consumata. La cravatta della prima festa, regimental a righine rosse, della laurea, blu tinta unita, del mio matrimonio, di Hermes, optical bianco e nero, un vintage Anni 70, del primo ricevimento alla Casa Bianca, blu a pois, della prima volta che sono entrato da direttore in un giornale, a Stampa Sera, gennaio 1991, rossa, del primo incontro con l'avvocato Agnelli, una blu scuro di maglia di seta, una scelta che ricordo difficile e molto meditata, visto il grande gusto del personaggio. Fisso le cravatte e le vedo diventare libri, che raccontano la mia vita. Le terrò lì, come cimeli, testimonianze. E magari, chissà mai, un giorno tornerò da loro. Carlo Rossella
![]() COMMENTO DEL GRAN MAESTRO Egregi Lettori del Florilegio, mi identifico come bersaglio del testo di cui sopra, poiché in un certo senso “appendo a quella fettuccia il mio orgoglio mascolino”. Ciò mi conferirebbe titolo ad intervenire in difesa di coloro che conservano con amore l’amore per la cravatta ed un bel giorno hanno trovato, per di più in prima pagina, questa presa in giro di qualunque fede o fedeltà. Parlerò invece come lettore e telespettatore comune, come uomo qualunque esposto ai soprusi di un baroncello mediatico. Elogiare il tradimento è un’empietà che già da sola guadagna all’autore un posto molto in basso ed eternamente durevole. Cosa ci si aspetta da un traditore? Che serva due o più padroni, che cambi parere o alleati secondo l’opportunità. Nel caso di Rossella, non abbiamo dovuto aspettare molto. A distanza di pochi mesi dall’articolo firmato per La Stampa, in cui dichiara gratuitamente e letteralmente “Non la metterò mai più!”, il Nostro eroe appare alla RAI sempre in cravatta. Poiché ha indubbiamente gusto, non vuole rinunciare ai vantaggi di una cravatta ben scelta ed annodata. Perché allora darle addosso? E perché altri media ospitano un personaggio così inaffidabile? Non potendolo mettere alla gogna in pubblico, privatamente lo bandisco dalla mia anagrafe degli uomini. Cavallerescamente da Napoli oggi 21 Gennaio 2009 |
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