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Molti
si chiedono, oggi che siamo in tanti, come dove e quando negli anni a
cavallo dell'ultima guerra i napoletani «si pigliavano»
- si soleva dire così - i bagni di mare. Cominciamo subito
a sfatare la leggenda che tutti o quasi tutti i napoletani d'estate
andassero a mare. Gli abitanti dei rioni popolari - Sanità, Vergini,
Quartieri Spagnoli, Vasto, ecc... - il mare preferivano vederlo da lontano.
Più che goderlo, il mare lo avevano sempre temuto.
Pochissimi sapevano nuotare - il Lido «mappatella» è
una scoperta abbastanza recente - e per i napoletani i bagni
si potevano prendere soltanto tra le due Madonne, quella del Carmine (16
luglio) e quella dell'Assunta (15 agosto). Prima e dopo questi trenta
giorni ben definiti, anche se si moriva di caldo, i bagni di mare non
potevano costituire refrigerio o svago. Il capitolo era ormai
chiuso, se ne sarebbe parlato l'anno successivo. Per la borghesia
invece i tempi della balneazione erano più dilatati, dalla
chiusura delle scuole che avveniva allora alla fine di giugno sino
alla Madonna di Piedigrotta (8 settembre). Come si vede il calendario
per i bagni di mare come per moltissimi altri eventi annuali era
scandito dalle festività religiose, in particolare da quelle
correlate alle varie Madonne. Il bagno di mare aveva orari contenuti,
dalla prima mattina all'ora di colazione. Erano pochissimi coloro
che prolungavano la permanenza al mare nel pomeriggio. Questi erano considerati,
con un po' d'invidia, veri stacanovisti del mare e del sole. Dopo il bagno
ed il pranzo era d'obbligo, specialmente per i più piccoli,
riposare sino al calar del sole e poi, con i grandi a passeggiare in attesa
dell'ora di cena. E così era per tutti, residenti e villeggianti.
La villeggiatura finalizzata ai bagni di mare era privilegio di pochi,
quasi sempre aristocratici o ricchi borghesi. Dove si facevano
i bagni? Cominciamo da oriente. Due stabilimenti balneari costituivano
il punto di riferimento per gli abitanti della zona orientale della
città, il Lido Azzurro di Torre Annunziata e il Bagno Rex di Portici.
Quest'ultimo era frequentatissimo dai napoletani che abitavano tra la
città e le falde del Vesuvio. Da Portici a Santa Lucia non vi era,
come non vi è tutt' ora, alcuna possibilità di bagnarsi
in maniera decente. A Santa Lucia nel dopoguerra soprawiveva ancora
il Bagno Savoia, stabilimento collocato sulla scogliera sottostante via
Nazario Sauro, tra la Canottieri Napoli e la Rotonda. AI Borgo Marinari,
attaccato alla cosiddetta Batteria Spagnola di Caste I dell'Ovo, fino
alla fine degli anni Cinquanta funzionava il Bagno Eldorado. Grosso
stabilimento balneare, miracolosamente sopravvissuto all'attiguo
e famosissimo Cafè Chantant degli anni Venti, con una grande
struttura in muratura a più piani integrata nel periodo
estivo anche da quella in legno, l'Eldorado rispondeva alle esigenze di
un variegato e numeroso pubblico prevalentemente costituito dagli abitanti
del centro storico di Napoli. Alla radice di Posillipo il Sea Garden
del marchese Andrea Chierchia era lo stabilimento balneare dei Vip dell'epoca.
Risalendo la costa subito s'incontrava sulla spiaggia prima di Palazzo
Donn'Anna il grande Bagno Elena. Dall'altra parte del Palazzo, sulla
spiaggia e la scogliera sottostanti l'Istituto Padre Ludovico da
Casoria, il Bagno Sirena della famiglia Ciaramella era molto frequentato.
Un altro piccolo stabilimento fioriva d'estate sugli scogli di Villa Mazziotti,
appena prima di Villa Martinelli, altra famosa spiaggia di Posillipo con
stabilimento annesso. L’insenatura del Cenito, oggi superaffollata
da ogni genere d'imbarcazioni, era la meta fissa dei cutter
e dei monotipi - le barche a vela di quel tempo - che davano fondo in
quelle acque per far bagnare i soci di tutti i circoli nautici napoletani.
Rivafiorita era lo stabilimento balneare inventato dal commendator
Alfonso Marino che, ad ogni inverno, sistematicamente rosicchiava
al mare spazi e volumi per allargare sempre più la sua creatura.
A Marechiaro gli stabilimenti erano due, quello storico sotto la
famosa "Fenestella» e poi il più recente Lido delle
Rose. Gli scogli di Villa Beck e della Gaiola erano frequentati da
pochi eletti considerati i fanatici dei bagni di mare allo stato
naturale puro. A Coroglio, sulla grandissima e bianchissima spiaggia prospiciente
l'Isola di Nisida, era famoso il Lido delle Sirene e, per finire,
arriviamo sulla spiaggia di Lucrino, al Lido Napoli della famiglia Mailler.
Questo stabilimento era frequentato soprattutto dalla buona borghesia
napoletana che con la ferrovia Cumana raggiungeva tutte le mattine
quella spiaggia. Per la verità, tutti questi insediamenti
dedicati alla balneazione, a prescindere dalla collocazione geografica,
godevano della estrema limpidezza dell'acqua. Nel pomeriggio, nelle
ore di bassa marea, tutta la costa odorava di erba di mare. Chi ha
la mia età ed ha avuto la fortuna di vivere la propria adolescenza
sugli scogli e sulle «chiane» di Posillipo e Marechiaro
ricorda con molta nostalgia quel profumo intenso, oggi totalmente
scomparso. In questi ultimi anni alcune spiagge e scogliere della
costa napoletana sono diventate un maleodorante deposito di rifiuti di
ogni genere che arrivano senza tregua sia dal mare che dalla terra ferma.
Prima di questo irreversibile degrado solo le pietre pomice, sospinte
dal vento e dalle correnti marine, arrivavano direttamente da Lipari
sulle spiagge di tutto il Golfo di Napoli. Quando si usciva la sera a
pesca, per il fenomeno della fosforescenza, i gorghi che le pale
del remo disegnavano sull' acqua si trasformavano in tante stelle
comete di luccicanti, fosforescenti bollicine. L'ancora, nella corsa
verso il fondo, faceva affiorare un grande fiore d'argento con
la cima a mo' di lunghissimo stelo. Mi si stringe il cuore al pensiero
che i nostri figli e i nostri nipoti non possano più godere di
tutto questo e per loro fortuna, se così si può dire, non
sapranno mai quanto essi stessi hanno perduto per sempre. Peccato.
Pippo Dalla Vecchia
Segnalato
da: Giancarlo Maresca |
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