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A pagina 30 di La Repubblica del 13 Aprile, nella rubrica
"NUDI & CRUDI" tenuta da Natalia Aspesi, appariva
il seguente pezzo, che integralmente riporto:
"Il funerale della Regina Madre d'Inghilterra è
stato uno dei momenti televisivi più solenni e perfetti, che esprimeva
nella sua ritualità, nella sua eleganza, nella sua coreografia,
un'autentica commozione, un vero rispetto, un grande rimpianto, la partecipazione
di un'intera nazione e anche della Storia: siamo rimasti tutti incantati
dalla misura e dalla compostezza di una cerimonia in cui lo squillare
delle trombe, le parole di commiato, i volti, le divise, e persino i cappellini
delle dame e della stessa Regina figlia, senza lacrime, e tutta la famiglia
reale muta di dolore con i suoi bellissimi ragazzi, parevano diretti dal
talento di un grande regista e nascevano invece dalla naturalezza e dalla
semplicità della tradizione e dell'orgoglio di una nazione. E a
ripensarci, che sollievo che un simile evento luttuoso non sia stato involgarito
dagli applausi, orrenda e cinica abitudine che invece domina le nostre
esequie, soprattutto se riprese come va la va, dalle telecamere incessantemente
a caccia di finte lacrime, di maledizioni, di commenti crudeli. Può
darsi che la pessima abitudine di battere le mani a una bara nasca proprio
dal fatto che ci siano le telecamere: che trasformano tutto, anche il
dolore e il silenzio in spettacolo e rumore.
Segue pubblicità."
L'abitudine di applaudire ai funerali è già
stata oggetto in passato di disquisizioni e condanna da parte della nostra
associazione. Alla morte si addice il silenzio. La sua dignità
riscatta anche la parola meno eloquente, giustifica la retorica più
stantìa, ma non il rumore e l'esibizione.
Andrea Nesi
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