Florilegio Stampa
   

La gang dei fumatori all’assalto del Pendolino

 
    di Marcello Veneziani
da "Il Giornale" del 6 Marzo 2004
 
    Come i ragazzini. Voi li dovevate vedere quando uscivano dal bagno con l’aria colposa e malandrina. Parlo di signore insospettabili in età avanzata, parlo di rispettabili signori con Ia faccia da padri e dirigenti. Ero sull’Eurostar della Nuova Epoca, quella che ha abolito il fumo in ogniluogo. L’ordine è stato secco: cessi Il fumo in tutti i treni. E gli utenti l'hanno preso in parola, a cominciare dalla prima. Cessi. Si rifugiano là, per dare libero sfogo al fumo proibito. Ora se entri in bagno nel treno, devi usare la maschera antigas. Una puzza di fumo insopportabile. Ma anche un tenero tuffo nell’adolescenza, nei mitici cessi delle scuole medie, quando si imboscavano i ragazzini per compiere Ia prova tecnica di maturità, il fumo clandestino. Parlo di sigarette, ragazzi, non di canne. Povere, vecchie, sigarette; non dirò innocue perché rischio il processo in piazza. Ma le stupidamente malefiche sigarette.
Da quando hanno proibito di fumare negli Eurostar, il bagno è diventato il luogo di massimo sconforto dei vagoni. Non bastava la loro Alta Scomodità: cessi minuscoli, salvo quelli per gli handicappati dove quando apri la porta sembra che apri le quinte di un palcoscenico. A parte i bagni per gli handicappati, i restanti sono cessi minuscoli e di una scomodità scientificamente studiata: se ti siedi sulla tazza sembra che ti debbano fare laTac, in quella specie di abitacolo inquietante per degenti e astronauti, dove i sanitari evocano più la medicina spaziale che i bisogni naturali. Se decidi di sciacquarti la faccia sei perduto. Primo, perché non puoi avvicinarti al lavabo che è stato pensato per un’umanità acefala, priva di testa. Secondo, perché appena ti avvicini si accende quell'infernale ventilatore che non volevi azionare. Terzo, perché sei ti sei bagnato il viso non hai nulla per asciugarlo, a meno che sei microcefalo, con collo alla Modigliani e puoi dunque infilarti come una giraffa nei nove centimetri in cui soffia l'aria calda. No, nell’Eurostar non è previsto che qualcuno si bagni il viso, devi portarti l’asciugamano da casa o devi asciugarti col giomale che ti danno, col rischio di vederti stampato in faccia un titolo di sei o nove colonne, se hai la fronte spaziosa o le gote abbondanti. A me è capitato e la gente mi guardava sorridendo come a dire: ma che esibizionisti questi giornalisti, ce l’hanno stampato in faccia che fanno quel mestiere.
Ma l’altenativa e asciugarsi con la cartaigienica che ti lascia sul viso una quantità di punti bianchi
che sembri un Vespa alternativo, dai bianchi nei. Ora il bagno è pure infrequentabile perchè è sempre intasato di fumatori disperati e prolissi; e quando si libera, è come se entrassi in un bagno turco, avvolto nei vapori. Ogni pipi equivale a fumarsi dieci sigarette; per accontentare i reni, ti distruggi i polmoni e la trachea.
Però il popolo dei fumatori sta industriandosi a inventare altre soluzioni perché non si è ancora rassegnato alla soluzione finale, la proibizione assoluta del fumo anche in tragitti di svariate ore. Ho assistito ad un dialogo tra un’associazione a delinquere di fumatori, costituitasi in treno davanti ai miei occhl. C’era una signora che confessava di far la tratta Roma-Milano in sei Ore, perché scende a Firenze e Bologna e prende il treno successivo, allo scopo di godere di due mezz’ore scaglionate per fumare. Un costo di tempo e di denaro sicuramente superiore alla contravvenzione prevista, ma la multa non ti affranca dall’obbligo di non fumare. I minimalisti si accontentavano invece in quelle due soste di scendere dal treno per una veloce e vorace boccata di nicolina; li vedi là, dietro le porte, appostati come le iene con occhi alla Fassino, che scavalcano i viaggiatori in procinto di scendere, per guadagnare un paio di tiri in più. C’erano poi gli avveniristi che progettavano davanti a me, sul serio, complesse soluzioni, come il casco con fumo a circolazione intema, raccolto poi in apposite bombole da collocare sulle spaile come i palombari, che all'arrivo vengono sfiatate e liberate dall'embolo di fumo. C’erano i virtuali, in attesa di diventare virtuosi, owero coloro che tenevano in boccã il sigaro o la sigaretta e simulavano di fumare come bambini, nell’attesa e nel ricordo del fumo. E c’erano i sublimati che traducevano in lirica e in letteratura la loro passione proibita rievocando con toni teneri e struggenti i bei tempi in cui si poteva fumare senza limitazioni. Da quando non fumano, i fumatori parlano di più anche perché hanno bisogno di sfogarsi. Farebbe affari d'oro lo psico-ferroviere, in grado di stendere sul sedile gli astinenti e tirar fuori tutta la loro pena. Mangiano di più gli impediti al fumo, e infatti trovi più affolate le caffetterie e leggermente più obesi i viaggiatori. Anche i tramezzini più inumani, che sembrano stampati su gomma, farciti di una fototessera di prosciutto, ora vanno a ruba. Non so se hanno già fatto una statistica di eventuali cali di viaggiatori e se la renderanno pubblica: ma ho l’impressione che una corposa minoranza sia passata all’auto privata perché non accetta la repressione del fumo. Diminuirà il fumo passivo e aumenterà l’ossido di carbonio.
Insomma, è un interessante test antropologico e sociologico il viaggio sui treni dell’astinenza. A me preoccupa l'effetto sociale: i repressi saranno più irascibili, più antipatici, perfino più violenti? Sarà incentivata la sedentarietà e la vita domestica? Non lo so, ma l'altro giorno in treno mi sembrava di essere nel film-incubo Cassandra Crossing. Sarò strano e sotto sotto adolescente, ma io che non ho mai fumato sigarette, per la prima volta in vita mia ho sentito l'inefrenabile desiderio di accendermene una, di quelle trucide, Turmac senza filtro. Perchè chi smette avvelena anche te.
Segnalato da: Roberto Colica
 
 

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