![]() |
Florilegio Stampa | ||
|
"Ma l'hamburger all'università non si mangia" di Maurizio Viroli dall'edizione on-line de "La Stampa" del 14 Giugno 2005 |
|||
| È
di pochi giorni fa la notizia che il segretario generale del Senato, Antonio Malaschini, ha emanato una circolare che ribadisce l'obbligo
di indossare giacca e cravatta per i signori che frequentano Palazzo Madama,
e, per le signore, di presentarsi in abbigliamento sobrio. «Sembra
superfluo ricordare infatti, spiega la circolare, che abiti certamente
adatti per il tempo libero non sono invece appropriati per un luogo
di lavoro nel quale è richiesto un adeguato livello di formalità
come parte della necessaria autorevolezza dell'istituzione». Il provvedimento,
e la motivazione, meritano di essere notati perché riscoprono alcuni
principi del comportamento civile ormai quasi del tutto dimenticati o derisi.
Vestire con decoro quando si entra in Senato, o in altre istituzioni,
è un elementare atto di rispetto verso la Repubblica. Non importa se i parlamentari si comportano spesso male. L'istituzione deve essere
rispettata.L'analogia più appropriata è quella con la chiesa. Anche
i preti sono stati e sono tutt'altro che irreprensibili. Eppure, per entrare in
chiesa, i fedeli e le persone civili si cambiano d'abito, o almeno
si tolgono il cappello o si coprono. La Repubblica non è una chiesa,
ma merita un rispetto analogo. I parlamentari che vanno in Senato o alla
Camera vestiti in modo, come si dice oggi, informale, non conoscono
evidentemente la distinzione fra la vita privata e la vita pubblica.
Hanno dimenticato, o non hanno mai imparato, che quando entrano in aula non
sono più individui privati, ma rappresentanti e quindi devono essere
vestiti in maniera coerente rispetto al ruolo. Proprio perché hanno grandi
responsabilità, e grandi onori, tocca a loro dare l'esempio.
Ricordiamoci sempre che a ispirare il costume, nel bene e nel male, sono coloro
che stanno in alto.Il grande Niccolò Machiavelli indossava panni «regali
e curiali» quando la sera scriveva le sue grandi opere perché riteneva che quando
riflettiamo su problemi dello Stato entriamo in una sfera elevata e nobile della
vita che richiede un abito mentale austero, e impone anche un particolare
decoro esteriore. Chi va al Senato o alla Camera vestito come se fosse
a casa propria dimostra che non ha capito nulla della serietà
e della dignità dell'impegno politico. La mancanza di rispetto per
le istituzioni si manifesta anche in altri ambiti della vita sociale, e fra questi
la scuola e l'università. Fin dai primi anni del mio insegnamento
a Princeton mi colpì molto, in modo negativo, il costume degli
studenti di presentarsi in classe in calzoncini corti o in tenuta sportiva. Con
gli anni le cose sono peggiorate ed è diventato del tutto normale
vedere studenti mangiare allegramente hamburgers, pizze e pasta durante la
lezione o il seminario, e calzare ciabatte di plastica che poi si tolgono
per appoggiare tranquillamente i piedi sulla sedia. Amici che insegnano
in Italia mi hanno raccontato episodi analoghi.Il bello, anzi, il brutto, è che i miei colleghi considerano
tutto questo accettabile. Gli studenti, sostengono, hanno poco tempo fra una lezione
e l'altra, e dunque dobbiamo essere comprensivi se mangiano in classe.
Molti hanno allenamenti ed è normale che vengano già
vestiti in tenuta sportiva. Le ciabatte, mi hanno spiegato, sono ormai di moda; sono
per gli studenti un simbolo di libertà, come lo erano per noi i blue
jeans o i capelli lunghi. Quando ho timidamente osservato che l'aula universitaria
non è né una mensa, né una palestra, né
una piscina, i colleghi mi hanno fatto notare che la distinzione è fragile e che non avrei potuto
dare agli studenti una buona ragione per vietare di mangiare in classe e di presentarsi con quelle loro bruttissime ciabatte di plastica. Dopo
tutto, mi hanno spiegato, è una questione di gusti: tu le giudichi
brutte, loro le giudicano belle. E poi, dove porresti il confine fra abbigliamento
consono all'aula e abbigliamento inaccettabile?Nessuno di questi argomenti mi convince. All'inizio di ogni corso
spiego agli studenti che non permetto di mangiare durante le lezioni e che
esigo un comportamento corretto perché l'aula merita rispetto. Tranne
pochissime eccezioni, gli studenti capiscono e imparano. Lo stesso
metodo dovrebbe funzionare anche con i nostri parlamentari. Ma è deprimente
che qualcuno glielo debba insegnare come se fossero bambini. |
|||
![]() |
|||
Home
, Visitatori , Atti
, Libro dei Fornitori , Eventi
, Rassegna Stampa , Florilegio
, Registrazione ,
Intenti dell'Ordine , Gola
, Azione , Donne , Arte
, Gioco , Fumo , Abbigliamento
, Tauromachia , La Nona
Porta