Florilegio Stampa
   

Quando il "lei" era "voi"

 
    dalla Gazzetta di Parma del 15.01.2004
Cassio Parmense

 
    Una categoria particolare dei pronomi personali è quella degli allocutivi reverenziali o di cortesia, vale a dire dei pronomi con cui ci rivolgiamo, verbalmente o per iscritto, ai nostri interlocutori quando non siamo in confidenza con gli stessi. Per molti secoli la lingua latina, progenitrice dell'italiana, ha usato indistintamente il tu a qualsiasi categoria di persone ci rivolgesse, allo schiavo come all'imperatore. Fu nel Medioevo che si cominciò ad usare il "voi" rivolgendosi a personaggi di autorità e di prestigio. Nel Rinascimento, accanto al pronome "voi", si affermò, per influenza spagnola, l'uso del "lei", che ha poi finito con il prevalere fino ai nostri giorni sul ben più antico "voi". Dunque, "tu, voi, lei" (con il più raffinato e burocratico "Ella"), secondo le categorie sociali. > Ma un momento pericoloso passò l'uso del "lei" nell'ultimo tempo del regime fascista. Con una circolare ministeriale del 14 Aprile 1938 la presidenza del Consiglio dei ministri aboliva il "lei", sostituendolo con il "voi". Il regime intendeva cancellare un uso vecchio di ben quattro secoli, che sapeva di spagnolismo, in omaggio ad una postulata purezza linguistica. Via il "tratar de usted ! " L'idea poteva non essere delle peggiori, ma l'impostazione era assurda e destinata a cadere con il crollo del regime qualche anno dopo. E così l'uso del "lei", in forma allocutiva, è oggi più che mai trionfante, almeno a un certo livello di civiltà, giacché l'uso del "tu"negli ultimi decenni si sta facendo fin troppa strada, specie nel linguaggio giovanile. Del resto, che a taluno, linguisticamente molto sensibile, possa spiacere, lo si comprende bene. Basti citare Giacomo Leopardi, che nel 1829 scriveva all'avvocato parmigiano Ferdinando Maestri queste parole "Amico mio carissimo. Comincerò dal ringraziare di aver dato bando a quel maledetto spagnolismo della terza persona, per trattarmi colla familiarità che conviene all'amicizia nostra". Era passato dall'uso del "lei" a quello del "voi" e il Poeta in tal modo lo ricambiava. > A pensarci bene, dei tre pronomi allocutivi di cui disponiamo (senza tener conto di "Ella") - "tu, voi, lei " il terzo è il più illogico. Per due ragioni : perché si usa indifferentemente , rivolgendosi a uomo o donna, mentre per sua natura è un pronome femminile; e perché è un parlare che non sembra diretto ad uno che stia davanti e ci ascolta, ma ad uno che non c'è, oppure ad uno "come se fosse un altro", per dirla con Annibale Caro, che giudicava la cosa "stranissima e stomacosa". Ma tant'è. Il "tu" è pronome allocutivo di familiarità e di confidenza; il "lei" è quello di cortesia e di ossequio. Nacque, infatti, dalle forme astratte "Vostra Signoria, Vostra Eccellenza, Vostra Magnificenza" e simili, usate nelle corti rinascimentali. Il "voi" è in costante regresso e "senz'altro destinato a morire", per quanto resista ancora nelle regioni del Mezzogiorno, come forma sostitutiva del "lei". Anche nel romanzo verghiano "Mastro - Don Gesualdo" abbiamo un marito che dà del "tu" alla moglie, la quale si rivolge con il "voi" al marito, nel clima dell'ormai finalmente tramontata superiorità maritale. E non è tanto remoto il tempo in cui i figli davano del "voi" ai genitori e, in genere, i più giovani ai più anziani. Ma per le nuove generazioni sono cose da museo : non ne parliamo nemmeno ! > Tramontato, o quasi, il "voi" - forma immutabile al singolare e al plurale - restano il "tu" e il "lei". Superfluo dire che "tu" al plurale diventa logicamente "voi". E "lei" ? "Lei" dovrebbe diventare, a rigor di logica, "loro". Invece, assai spesso, specie nell'uso orale, diventa "voi"; che sarà più familiare fin che si vuole, ma è in realtà aberrante. Più fortunata l'alternativa (ossequiosa) "lor signori", che però ai nostri giorni è da considerarsi rara.  
 

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