|
|
|
Maestri
dell'ago e del filo
Continuano gli incontri con i sarti italiani della Camera Europea
dell'Alta Sartoria.
Ecco Franco Sagripanti, che con il figlio Marco tiene
alto, a Roma, il vessillo dell'artigianalità. |
| Roma,
Napoli e Milano sono i quartieri generali della sartoria
italiana, dove laboratori diversi per stile e dimensioni
prosperano o si estinguono, si sommano e si alternano.
La nostra tradizione ha sorgenti importanti in altre regioni
come Abruzzo, Puglia, Sicilia, Marche, ma da esse gli
astrusi acquedotti dell’ambizione, che un tempo
era talvolta necessità, portano verso queste tre
città molto dell’artigianato, anche quello
che sgorga lontano e spesso quello più limpido.
Il ruolo di questi centri è nel fatto che proprio
qui, a contatto con un pubblico sensibile ad ogni nuova
sfida ed esigenza, la sartoria è spinta a trovare
ad ogni generazione la via dell’evoluzione. Nel
tempo si sono formati in questi capoluoghi anche dei dettagli
caratteristici. La straordinaria bravura delle bucaie
locali, ad esempio, rende riconoscibile una giacca romana
appena vi si |
 |
può
manifestarsi su un piano che potremmo dire sociale. Prendiamo
il caso di quei giovani che giungono qui cercando di replicare
quanto propone la tendenza del momento. In questo periodo,
non pochi chiedono pantaloni asciutti alla coscia ed estremamente
stretti al polpaccio ed alla caviglia. Io cerco di evitare
fogge eccessive e faccio il possibile per coinvolgerli,
indirizzandoli verso soluzioni che tengano presenti le
proporzioni, la comodità, l’aspetto complessivo
dell’abito, che deve trasmettere più dignità
che stupore. Non sono le mie parole a convincerli, ma
la forza dei fatti. Il principio che passa, silenziosamente
nascosto tra un risvolto ed un’asola, è che
ogni dettaglio è esteticamente lecito sino a che
non voglia dominare sul contesto generale. Alla fine,
solo vestendo, è come se intuissero l’esistenza
di un nuovo modo di |
|
avvicini
tanto da vederne le asole. Quasi tutti i baveri cuciti nella
capitale sono ornati dall’occhiello lucido, capolavoro
il cui segreto è altrove praticamente ignoto e che qui
è la regola Per ottenerlo è necessario che tutti
i nodi restino nascosti e all’esterno appaia solo una
sottile, serrata spirale di fili di seta. Anche le altre asole
sono in genere nette, esuberanti rispetto alla superficie e
con un bel disegno a fiammifero. Infatti, rispettando l’antica
norma costruttiva, il taglio nel tessuto viene subito guarnito
col “vergolino”, un filo semirigido che permette
di sagomarlo e dargli una testa arrotondata. Intorno ad esso
viene poi dato un punto-asola fitto e preciso. Prima di cominciare
l’intervista, parlavo di questo argomento con Franco Sagripanti,
marchigiano e Vice Presidente della camera Europea dell’Alta
Sartoria. Le sue asole sono così simili a bocche che
avrebbero potuto rispondere da sole. “Maestro, cosa
significa per Lei essere sarto”? “Il titolo
di Maestro che mi attribuisce dice già molto del nostro
ruolo. Per essere veramente tale, un sarto deve dominare tutte
le fasi produttive. Solo così potrà dirigerle
e tramandarne i metodi. Vi sono poi degli aspetti in cui il
magistero raggiunto con l’esperienza tecnica ed umana |
|
pensare e sembra che cambino anche postura. Sono essi stessi
a comprendere che ogni estremo è un errore e in tal modo
si avvicinano d’un balzo ai valori della tradizione. Anche
un abito, se lo si lascia parlare, può essere per i giovani
un veicolo di grandi scoperte. Ad esempio, dimostra che la rinuncia
alla facile ammirazione al primo sguardo prepara una più
duratura stima, che nasca magari al quindicesimo. Ritengo che
questo controllo sul gusto sia di aiuto alla formazione della
personalità, alla consapevolezza che l’individuo
può affermarsi meglio attraverso la tradizione, quindi
la norma, che fuori di essa. Abbiamo inoltre, noi sarti, una
certa involontaria azione terapeutica sui clienti. Meglio di
qualsiasi spiegazione, vale un esempio. Qualche mese fa un cliente,
un grosso professionista, entrava in piena mattinata, si accomodava
e sorbendo il caffè mi diceva: << Oggi ho tante
di quelle rogne che ho deciso di lasciarle perdere tutte quante.
Mi faccio un vestito, così mi rilasso e posso pensarci
su. Per quelle che non si saranno già risolte da sole,
domani avrò trovato la soluzione >> ”.
“Sembra tutto fin troppo perfetto. Quali sono i problemi
della Sua arte”? “Innanzitutto la mancanza di
mano d’opera. Quando si |
| |
| FRANCO
SAGRIPANTI (IN ALTO) ESERCITA IL MESTIERE DI SARTO A
ROMA, IN VIA BORGHESE 27 (TELEFONO 06.687664) |
|
|
|
|
|