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Maestri
dell'ago e del filo
Un fuoriclasse della sartoria che non ama parlare dei suoi meriti,
ma preferisce raccontare quelli dei
suoi "insegnanti" e dei suoi clienti. Ecco come Frnco
Puppato a sedurre da ben 42 anni la Serenissima |
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certo che da qualche parte esista qualcuno che conosce
veramente Venezia. Un uomo, una donna, o forse più
d’uno, abbastanza bambini da reggerne la leggerezza
e tanto maturi da intenderne la solennità. Che
siano cresciuti tra quei liquidi cortili, più fermi
della pietra, scandagliandoli su qualche piccola barca.
Ogni piccolo canale è un fiordo da leggenda. Acque
fatate promettono tesori, ma dove il sole non regna appaiono
pronte a rivelare un Maelstrom tenebroso. Tutto ciò
che si riesce a credere appare finalmente possibile, in
questa città di incanti e di incantesimi. L’unico
limite è la fantasia, proprio il bagaglio che tanti
lasciano a casa, o che hanno smarrito nei viaggi dell’adolescenza
e mai più ritrovato. Ci si dovrebbe arrivare almeno
una volta in barca, entrando dalla bocca di Malamocco
e |
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affiorano
la sensibile fermezza e la magnificenza di un Doge della
Serenissima. E che dire della varietà e tipicità
dei locali, dalle hostarie ai grandi alberghi? Cito solo
un piccolo esempio. In Cannaregio, proprio sul tragitto
che va da Piazzale Roma verso il centro, c’è
un piccolo bar da non perdere: la Torrefazione Costa Rica.
Vendita e mescita di caffè e altre bevande in un’atmosfera
anni cinquanta, semplicissima e surreale quanto un Magritte.
E’ l’unico posto al mondo dove i piattini
sono già apparecchiati sul bancone, in attesa che
vi atterri la vostra tazzina. Un piccolo porto, dove gustare
per qualche attimo la sensazione che i soldi e l’educazione
abbiano ancora valore.
Tra San Marco e Rialto, al primo piano di un bel palazzo
in Calle dei Fabbri, si trova la sartoria di Franco Puppato.
E’ qui da |
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percorrendo il suo viale principale, il Canal Grande, sino alla
Dogana. Lì una grande sfera d’oro sembra ricordare
che da quel punto un uomo può volgere lo sguardo a trecentosessanta
gradi, trovando dappertutto arte e bellezza, a perdita d’occhio.
Arrivare in treno, in auto o in aereo, è un po’
come entrare in un grande palazzo passando dalle cucine. Si
vede e si capisce molto della vita della casa, ma senza uno
sguardo d’insieme alla facciata non si saprà mai
cosa aveva voluto dire chi l’aveva costruita. Genova e
Venezia sono le uniche città in Italia dove la ricchezza
di alcune famiglie abbia trovato un’espressione architettonica
libera dalla morigeratezza. Nella nostra mentalità alberga
infatti un ancestrale sospetto per il potere, che ha sempre
spinto i magnati a privilegiare il basso profilo. A Firenze
come a Roma, gli Strozzi o i Ruspoli hanno edificato con misura,
ma a Via Garibaldi gli Spinola e molte altre famiglie genovesi
hanno gareggiato senza rinunciare a niente, pur di stupire.
Così a Venezia, sul Canal Grande, i Foscari, i Corner,
i Rezzonico, hanno lasciato meraviglie che sin dall’inizio
nascevano per mozzare il fiato, con una teatralità che
non ha altri riscontri nel nostro Paese. Solo slo spessore umano
supera quello artistico. Chi conosce i veneziani sa che in ciascuno
di essi |
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quarantadue anni, cioè da quando, appena ventitreenne,
dalla nativa Treviso si trasferiva definitivamente a Venezia,
per aprirvi il proprio laboratorio. Puppato è un fuoriclasse,
ma non ama vantare i clamorosi riconoscimenti che ha ottenuto.
Ci tiene piuttosto ad attribuire a ciascuno i propri meriti,
cominciando dai suoi maestri, per finire ai clienti. “La
mia vocazione si sviluppò in seno alla famiglia, nella
bottega dello zio Ottavio. Ancora giovanissimo, ebbi l’opportunità
che avrebbe cambiato la mia vita, quella di lavorare a Venezia
con Antonio Napoliello. Sarto dei VIP dell’epoca, il suo
mondo non era limitato all’ago ed al filo. Un po’
psicologo, un po’ filosofo, era comunque in possesso di
una tecnica e di un talento artigianale senza paragoni.
Abbinava ad una lucida visione del presente e del futuro una
sapienza che gli permetteva di dominare il passato e di trarne
il meglio. I suoi insegnamenti ancora mi tornano in mente. E
non una volta tanto, ma tutti i giorni, continuamente.
Aveva perfezionato un metodo trigonometrico di disegno e taglio
che permette di sviluppare l’abito come se il cliente
fosse continuamente davanti e possa provarlo ad ogni passaggio. |
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LA SARTORIA DI FRANCO PUPPATO (IN
ALTO, CON L'ABBOZZO DI UN ABITO)
E' A VENEZIA: SAN MARCO, 4723 - CALLE DEI FABBRI; TEL. 041.5221814
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