Ritengo importante avvicinarsi a tutte le possibili tecniche, ma questa impostazione di base mi è stata preziosa e tuttora non faccio che innestare nuove scoperte su un asse centrale che viene dalla scuola di Napoliello. Con questo sistema potrei replicare nel modo più esatto qualsiasi abito e parimenti posso, una volta cucito un primo abito, vestire quel cliente senza che venga in sartoria. Questo non significa saltare le prove, ma eseguirle su un modello matematico. Il risultato è estremamente affidabile e permette non solo di replicare un capo, ma di migliorarlo ogni volta”. Puppato dispone di una foresteria porta a porta con il laboratorio. I clienti possono alloggiare lì per una settimana, magari con la Profondo conoscitore del mondo tessile, fine osservatore e memoria estetica infallibile, che può tornare indietro per molti decenni, non c’è dubbio che uomini di questa cultura rappresentino per ogni sartoria un patrimonio insostituibile. Mi faccio anch’io da parte e, avendolo intervistato sull’argomento, lascio a lui qualche frase. “Puppato ha un talento inimitabile, capace di assimilare qualsiasi suggestione e restituirla con qualcosa di distintivo. Giacche, cappotti, pantaloni, tutto ciò che cuce ha un’impronta personale, uno stile unico e distinguibile da lontano, che però si fonde con la personalità del cliente cui è destinato.
A questo punto non possiamo più parlare di giacche corte o lunghe, di
moglie, mentre il maestro confeziona il capo. In tal modo l’appassionato gode di ogni momento della sua creazione e nel frattempo si trova al centro di una città d’arte, vivendo su misura anche l’accoglienza. Quando sarà tornato a casa, che spesso è molto lontana, gli basterà concordare il tessuto per ricevere a casa un altro capolavoro. E non è escluso che glielo porti il maestro in persona! Cultore e praticante del pedale, qualche anno fa Franco Puppato sistemò un frac appena terminato in una cassetta, la ancorò alla bicicletta e con questo strano carico percorse 320 km in un sol fiato per andarlo a consegnare a Innsbruck. Purtroppo ancora per qualche tempo non potrà ripetere queste imprese. L’anno scorso, un’auto slittata su una macchia oleosa si schiantava contro la vettura di Puppato, togliendo sul colpo la vita alla moglie Emma e lasciando lui in coma, con varie fratture. Emma Bruni Puppato era anch’essa sarta. Il marito la ricorda commosso e possiamo immaginare quanto pesi su di lui questa assenza. Eppure, forse perché è scampato miracolosamente alla morte, o perché nei grandi talenti il desiderio di fare si tramuta in un indomabile ottimismo, fa sembrare che non sia cambiato niente, che l’unico giorno importante sia oggi. Evitando sempre di dire di se stesso, mi parla ancora di quanto abbia ricevuto dagli altri. “Nella mia formazione ha avuto un ruolo determinante anche Luciano Sebastiano Bonello, splendida figura di uomo e maestro. Ad una certa età, ha voluto seguire un’altra vocazione e dedicarsi alla pittura, ma resta a mio avviso tra i grandi della nostra sartoria, a livello nazionale. Un altro sodalizio che mi ha permesso una consistente crescita stilistica è quello con un cliente eccezionale: Lorenzo De Negri”. Qui mi fermo, per approvare incondizionatamente questa citazione. E’ il giusto, quanto raro riconoscimento al ruolo del committente ed alla fecondità della collaborazione tra le diverse idee che del prodotto ha chi lo realizza e chi lo chiede. Non essendo un politico, un attore o un calciatore, il nome di De Negri non dice molto fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, ma nel mondo dell’abbigliamento maschile non è certo l’ultimo arrivato.   pantaloni larghi o stretti. Esiste una sola proporzione: quella giusta. Puppato riesce a trasmettere una sensazione di rilassata perfezione, di un virtuosismo in cui non si percepisce alcuno sforzo”. Effettivamente, la giacca di Puppato ha uno stile che potremmo dire fusion, con un carattere tutto suo nato dalla conoscenza di molte tecniche. Il giro stretto e tondo, come l’ampia tromba di manica, vengono dalla scuola napoletana, ma lo spiombo anteriore è meno eclatante ed ha una grazia dietro la quale deve esserci infinito studio e perizia. Sia le giacche che i cappotti fondano la loro armonia su una cura meticolosa dei davanti, in cui confluiscono sia la scienza del taglio che la tecnica e i tempi di lavorazione. Grazie a questa sensibilità, l’anno scorso un suo frac ha guadagnato all’Italia il primo posto in un concorso di sartoria a Parigi, cui partecipavano oltre venti nazioni. Non ne avrebbe voluto parlare e così il Vostro povero inviato è costretto ad insistere perché ci dica qualcosa in più sulla sua concezione della sartoria e sul ruolo della Camera, cui ha subito aderito con entusiasmo. “Nell’abbigliamento possiamo distinguere una parte tecnica ed una espressiva. Questa distinzione concettuale deve però dissolversi nella realtà dell’abito, dove entrambe devono fondersi intimamente. La perizia e la sensibilità stilistica devono lavorare insieme per conferire individualità. Credo che i miei clienti apprezzino più di ogni altra cosa un tratto inconfondibile, la cui origine sfugge anche a me. Credo che venga da una concezione organica ed organizzata dell’arte sartoriale. Quando taglio, ho già in mente ogni dettaglio dell’opera finita. Già il primo abbozzo è determinato dal risultato finale ed a sua volta lo determina. Quanto alla Camera Europea dell’Alta Sartoria, si tratta di un luogo di approfondimento, di promozione, ma offre soprattutto un’occasione continua di incontri. Nel nostro mestiere il confronto è importantissimo, specie se portato su uno scenario internazionale. Una tecnica ed uno stile individuali non si sviluppano cristallizzando ciò che si è appreso una volta per tutte, ma assimilando altri sistemi di lavoro. Altri problemi ed altre risposte, ciascuna delle quali può determinare una crescita”.
 
FRANCO PUPPATO (IN ALTO) E' SOCIO DELLA CAMERA EUROPEA DELL'ALTA SARTORIA
(VIA FLAVIA 112, INTERNO 1/A, ROMA; TEL. 06.42020477):
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