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Maestri
dell'ago e del filo
Roma, quartiere Parioli: Monsieur incontra Vittorio Coccurello, un artigiano di lungo corso che
ha le idee
molto chiare sul presente e sul futuro della sua amatissima professione |
| Delle innumerevoli diavolerie che ci vengono proposte a ripetizione, ciascuna come inesorabilmente destinata a cambiare il mondo, almeno una ci è riuscita davvero: la stufa a fungo. Questa semplice invenzione ha recuperato alla piena abitabilità spazi limitati ad una fruizione stagionale o affatto inutilizzati, cambiando il volto e le abitudini di molte città. Roma, con i suoi ampi spazi, i larghi marciapiedi, le innumerevoli piazze, è tra quelle che se ne è giovata in maggior grado. Nella fitta tela di strade pavimentate |
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cinematografico. Tra le tante cantonate prese a quell’epoca, recensì “La banda degli onesti” con una misera votazione, laconicamente qualificandolo come un filmetto basato “sul solito umorismo pecoreccio”. Come abbia potuto ravvisare questo tipo di cedimenti in un capolavoro granitico, di una comicità che da quaranta anni ancora ci manca, resta un mistero. Non avrei mai pensato di dovermi ricredere sulle capacità organizzative di un uomo così miope, ma è certo che la capitale stia |
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| in pietra, scandite dal legno dei portoni e da stucchi e marmi sapientemente sbreccati dal tempo, nei suoi colori caldi, fisiologici, estremamente sensibili alla luce, nessuna città ha tanti esterni che tanto somigliano a degli interni. Questa caratteristica unica, coniugata all’insopprimibile tendenza conviviale dei suoi abitanti, ha fatto in modo che più di altre metropoli Roma utilizzasse questa forma di riscaldamento come fattore moltiplicativo dei dehors. Parigi, capitale mondiale del turismo, ha principi estetici ed amministrativi orientati all’accoglienza più che ad ogni altro scopo, sicché ha permesso a molti dei suoi bistrot di installare verande che da noi sono vietate. La stufa a fungo ha fatto giustizia ed anzi, mantenendo alle aree termicamente bonificate la natura di esterni, permette di fumarvi una sigaretta durante la pausa pranzo, il che in questi tempi di vessazione rappresenta una goduria cubica anche solo a vederla. Il guastafeste non manca, ma è auspicabile che il vecchio buon senso indichi una via di convivenza, proprio come quando non erano i divieti, ma le libertà a dirci civili. Dunque siamo a Roma. Ricordo che il suo attuale primo cittadino coltivava velleità di critico |
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vivendo un buon momento sia nell’immagine che nella verità di tutti i giorni. Se d’inverno possiamo parzialmente ringraziare le stufe a fungo, nelle linee generali questa accelerazione non può essere estranea ad una gestione positiva e corretta. La corsa verso la sartoria di Vittorio Coccurello mi porta nel quartiere Parioli, più o meno tra Piazza Euclide e Piazza Ungheria. Il laboratorio si trova al primo piano e l’aspetto da pinacoteca rivela subito la passione del maestro per la pittura. E’ un’inclinazione comune a molti sarti, certamente collegata alla carica creativa del loro mestiere ed al continuo esercizio dell’occhio che esso impone, alla ricerca della giusta proporzione e del dettaglio saliente. La discussione indugia a lungo sull’arte, prima che io riesca a condurla verso l’indagine sulla storia e lo stile di questo rigorosissimo ed autorevole rappresentante della sartoria capitolina. “Sono nato a Fondi, vicino a Latina, ma già nel ’52, quando avevo circa sedici anni, ho cominciato a cercare lavoro a Roma. Era l’epoca d’oro delle grandi sartorie romane, che importavano tecnica da tutte le regioni d’Italia ed esportavano stile in tutte le Nazioni del mondo. |
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L'INDIRIZZO DEL LABORATORIO DI VITTORIO COCCURELLO E' VIA PIETRO TACCHINI 29, ROMA (TEL. 06.8082360).
SIAMO CAPITATI NE QUARTIERE PARIOLI, TRA PIAZZA EUCLIDE E PIAZZA UNGHERIA.
IL MAESTRO E' NATO A FONDI, IN PROVINCIA DI LATINA, MA VIVE NELLA CAPITALE FIN DA RAGAZZO. |
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