Maestri dell'ago e del filo
Quando l'arte della sartoria è nel Dna: Marco Costantini a soli 13 anni è già accanto al bancone del padre. E oggi, è lui a tramandare, ma ai suoi clienti, i preziosi segreti di un abito su misura.

[ DI GIANCARLO MARESCA - FOTO DI GIORGIO DE CAMILLIS ]
In molte tappe di questo viaggio nella sartoria, prima di approfondire la storia e lo stile del singolo Maestro abbiamo dato uno sguardo alla città dove vive e lavora. Tra le due cose non mancano legami, perché l’ambiente culturale e sociale esercita la sua influenza sulle possibilità espressive tanto degli artisti che degli artigiani. Sappiamo che una vigna della stessa uva da un vino diverso se guarda sul mare o su un lago, ma il paragone calza solo a metà. Nelle attività creative non è solo il “terroir” ad influenzare il prodotto, ma anche il contrario. Un pittore, un compositore, un orafo o un sarto verranno attratti e in qualche modo educati da quegli ambienti dove il loro stile può trovare fondatori dello stile “italiano” del vestire maschile classico: “La rocca della Maiella è un po’ la primordiale natura di ogni abruzzese, quasi l’animo della nostra gente, o meglio la stratificazione dei primi istinti che guidano in gran parte tutto il cammino della nostra esistenza. La durezza di questa roccia è la mia ostinazione al lavoro”. Da quando gli abruzzesi conquistarono l’estetica italiana con Caraceni e D’Annunzio, impostando un intero secolo, è passato molto tempo e le parole sono cambiate. Lo stesso tono, lo stesso orgoglio, la stessa concreta caparbietà, la stessa difficile astrazione dall’ovvio sembrano però comporre la personalità e lo stile di Marco
riscontro, ma è anche vero che ogni loro opera influenzerà in modo sottile lo stile e la storia locali,come fosse un messaggio che si tramanda a dispetto dell’oblio. Sono molecole il cui ruolo è simile a quello degli organismi del corallo. Singolarmente appena si vedono a occhio nudo, ma uno a fianco all’altro, uno dopo l’altro, possono a far emergere intere isole. Nel nostro caso, l’arcipelago silenziosamente formato dal lavoro delle generazioni ha un nome preciso: tradizione. Questa volta siamo a Martinsicuro, paese di circa quindicimila anime cresciuto intorno alle attività marittime. C’è un piccolo porticciolo, dal quale i pescatori partono intorno alle quattro del mattino per andare a salpare le reti. Al ritorno, buoni padri di famiglia ed irrecuperabili ghiottoni si disputano il miglior pescato. Certo, non potrò segnalare nessuna cattedrale gotica, nessuna pinacoteca ed anzi, a dir la verità, credo che non ci sia nemmeno un cinema. Ma un monumento da tener presente c’è lo stesso. Si tratta del ristorante Pasqualò, sulle vicine colline, da cui ci si affaccia su un panorama che va dal Monte Conero sino alla Maiella.
Pesce senza mezze misure, cucina tradizionale ed una cantina che fa onore a questa terra di grandi trebbiani e di Montepulciano. Ma anche di sarti.
Così scriveva Domenico Caraceni da Ortona, illustre rappresentante della regione che ha dato i natali ai
  Costantini, maestro tenacemente arroccato nella sua Martinsicuro. E’ un figlio d’arte, tra i pochi che abbiano seguito sin dall’inizio e con entusiasmo le orme paterne. Mentre in altre categorie artigiane non è difficile imbattersi in lunghe dinastie, il mestiere di sarto appare molto meno trasmissibile in linea diretta. Questo fenomeno ha origini complesse, grosso modo riconducibili a quella diffusa insoddisfazione delle generazioni nate prima della guerra. Maestri ed operai, anche in pieno boom economico, portavano impressi nella memoria gli indicibili sacrifici, lo sfruttamento, l’emigrazione verso città non sempre ospitali che la loro categoria aveva sofferto per decenni. Per comprendere l’evoluzione della sartoria occorre andare sino alla sua corda psicologica e queste realtà storiche non vanno ignorate. Oggi le cose vanno in modo affatto diverso, ma la sofferenza genera ricordi ancor più duri a morire della gloria e nella maggioranza dei casi questo retaggio allontanava dal pensare che il futuro dei figli potesse essere in bottega. Ma eravamo rimasti a papà Ezio, 76 anni di vigore ed esperienza. Forse per temperamento, forse per necessità, in gioventù fu alquanto avventuroso. Apprendista a Roma nel laboratorio di Marino Capocasa, in Via Flavia, cominciò l’apprendistato proprio nei locali che oggi ospitano la sartoria di Luigi Gallo, il presidente della Camera Europea dell’Alta Sartoria.
 
LA SARTORIA DI MARCO COSTANTINI E' A MARTINSICURO (TERAMO), IN VIA TOSCANA 26, TELEFONO 0861.796419, WWW.SARTORIAMARCOCOSTANTINI.IT. OGGI QUARANTATREENNE, IL MAESTRO COMINCIO' A LAVORARE
AD APPENA 13 ANNI E A 16 ANNI FREQUENTO' LA SCUOLA DI TAGLIO E QUELLA PER I MODELLISTI.
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