Con un colpo di testa di quelli in cui ci si lancia quando si vuol crescere, si trasferì improvvisamente a Bolzano e poi negli Stati Uniti. Ma sembrava che nessun posto valesse il suo Abruzzo ed alla fine vi è ritornato per restarci. Il figlio Marco cominciò a lavorare col babbo a tredici anni. La mattina a scuola, dopo pranzo i compiti, poi fino a sera vicino al banco del papà. Ne parla come di un libro della sapienza, cui ricorre con piacere quando sorge un problema o per discutere una soluzione tecnica. Con le primissime soddisfazioni venne la passione e con essa la decisione. Avido di apprendere, dai sedici anni frequentò, oltre alla scuola di taglio, anche quella per modellisti. In tal modo acquisì un bagaglio prezioso, che ora gli permette di spingersi molto lontano. Il attraccare, perché di tempeste ne affronta già abbastanza. L’atmosfera del laboratorio, coi suoi tempi lunghi, col suo lavoro silenzioso e privo di tecnologie inquietanti, concilia con naturalezza una sospensione degli affanni. L’attenzione a se stessi che i centri fitness fanno apparire una novità, noi sarti l’abbiamo in catalogo da secoli. La offriamo come un accessorio, inseparabile dal prodotto. Anche in questo campo, però, occorre un minimo di aggiornamento. Poltrone comode, arredi curati. Qui i clienti vengono spesso anche solo a fumare un sigaro. La cura del cliente continua in altri modi. Ad esempio, tengo accuratamente un archivio con tutti i capi realizzati da ciascuno di essi. In tal modo so cosa già possiede e cerco di evitare che, trascinato
lavoro di Costantini offre immediatamente una sensazione non comune di poliedrica versatilità. “Servo molti clienti giovani, che cercano un prodotto in cui si leggano insieme qualità ed attualità. Il linguaggio della sartoria è composto dal classico e su questo non possono esservi dubbi. Le sue fogge, però, pur conservando la stessa natura, si evolvono col tempo. Fino agli anni sessanta erano i sarti che guidavano questo processo, che proponevano nuove vie. Poi venne il periodo degli stilisti, ma a noi della Camera Europea dell’Alta Sartoria è ben chiaro che si siano aperti gli spazi perché la nostra categoria si riappropri del magistero che le compete. La sartoria è l’unica risposta soddisfacente a quelle esigenze di personalizzazione che non verranno mai meno, ma anche il luogo privilegiato di un’innovazione senza estremismi, rivolta all’uomo come realmente è e non come i mass media vorrebbero far credere che sia. Probabilmente siamo destinati a servire sempre e solo un’elite del gusto, eppure oggi coloro che hanno ritrovato la via della sartoria rappresentano uno spaccato ampio in termini geografici, sociali e di età. Uno degli scopi del nostro organismo è quello di non sprecare questa occasione, guadagnando la giusta visibilità ad un mondo artigiano che non sia più confuso con quello industriale. Per far questo, occorre rivolgersi anche a chi in una sartoria non c’è mai entrato, anche a chi magari non ci entrerà mai. In questo momento, stiamo appunto valutando i metodi per avviare questo tipo di comunicazione, che metta in evidenza da un lato le capacità e la ricerca del singolo e dall’altro il valore complessivo di un approccio estetico basato sulla tradizione, sulla conoscenza e su una lunga esperienza”. Colpito dai colori che rallegrano le grucce alle pareti, chiedo qualcos’altro sul suo modo di lavorare, sia quanto alla parte tecnico-stilistica che nel rapporto con la clientela. “Partirei proprio da quest’ultimo. Come vede cerco innanzitutto di offrire un’accoglienza che lasci all’esterno i ritmi serrati di oggi.
L’uomo che viene in sartoria vuol trovare un porto dove
  dall’entusiasmo, replichi più volte capi molto simili.L’uomo ha gusti molto stabili e, per lo stesso motivo per cui a casa chiede per anni di cucinare il sugo allo stesso modo, tenderebbe a rifare più volte quella che praticamente è la stessa giacca. Comunque, miei clienti hanno in genere le idee ben chiare su ciò che intendono ottenere ed io mi impegno al massimo per accontentarli. Lavoro molto anche coi pantaloni, che mi vengono richiesti in ogni foggia e colore.
Nel tempo libero la giacca viene meno utilizzata, mentre i pantaloni vi guadagnano importanza ed hanno bisogno di varietà. Io sono per una sartoria divertita e lascio molto spazio alle richieste originali. Non voglio imporre un mio cliché, ma assecondare sino ai giusti limiti le richieste e intanto interpretarle attivamente, aiutando il cliente a trovare ed esprimere il proprio stile.Occorre anche tener presente che a chiunque piace migliorare l’aspetto, sicché l’artigiano deve mantenere un occhio obiettivo, saper consigliare un’alternativa, mostrare nuove vie, informare sui nuovi materiali.Quest’ultimo è un fattore importantissimo. Le possibilità che offre il mercato sono infinite, ma la scelta di un tessuto inadatto allo scopo può pregiudicare o ribaltare il risultato.
Ciascuna casa ha le sue specialità e sarebbe impossibile usare un solo prodotto o tracciare una gerarchia definitiva all’interno di quella che, per il solo fatto di rifornire l’esigentissimo mercato artigiano, è già per definizione un’eccellenza.Trovo estremamente affidabile l’offerta della Carnet, che suscita incondizionate approvazioni a distanza di anni anche da parte di chi nemmeno ricorda di quale stoffa sia fatto l’abito che indossa. Inimitabile, soprattutto nell’altissima gamma, il campionario Fintes.
Decisamente impeccabile la bolognese Drapers, specie su quei materiali tradizionali che rappresentano la base su cui fonda la sartoria. Infine, ma non per lasciarle l’ultimo posto, qualunque sarto non potrà che citare e usare la vastissima scelta di Holland & Sherry”.
 
MARCO COSTANTINI, MEMBRO DELLA CAMERA EUROPEA DELL'ALTA SARTORIA (VIA FLAVIA 112/1A ROMA;
TEL. 06.47823528), FORNITORI UFFICIALI FINTES E CARNET, PER SODDISFARE I SUOI CLIENTI COMINCIA
DALL'ACCOGLIENZA, CON POLTRONE COMODE E ARREDI CURATI NELLA SARTORIA.
« Precedente 1, 2